8 Agosto 2022
Agroalimentare Territorio e paesaggio

Eco-schemi PAC: quelli finora disponibili non raggiungeranno gli obiettivi

Una prima valutazione degli eco-schemi finora inseriti nei Piani Strategici Nazionali della nuova PAC di 21 Paesi membri dell’UE, condotta da BirdLife Europe, European Environmental Bureau (EEB) e WWF Europe, ha concluso che solo il 19% è in grado di realizzare gli obiettivi del Green Deal europeo di benessere animale, climatici e ambientali.

La maggior parte dei progetti di eco-schemi inclusi nei Piani strategici nazionali (PSN) della nuova politica agricola comune (PAC) di 21 Stati membri dell’UE non realizzeranno il benessere animale e gli obiettivi climatici e ambientali del Green Deal europeo.

È questa la conclusione del primo Rapporto di analisi delle attuali bozze di eco-schemi inseriti nei PSN dal titolo Will CAP eco-schemes be worth their name?” (Gli eco-schemi della PAC saranno all’altezza del loro nome?), congiuntamente redatto da BirdLife Europe, European Environmental Bureau (EEB) e WWF European Policy Office e diffuso il 30 novembre 2021.

Dopo 3 anni di trattative del Trilogo, il Parlamento europeo ha definitivamente approvato il 23 novembre 2021 la nuova Politica Agricola Comune (PAC) che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2023, basata sui Piani strategici nazionali che gli Stati membri sono chiamati a predisporre entro il 31 dicembre, indicando come saranno spesi 48,5 miliardi di euro di finanziamenti dell’UE.

Almeno il 30% degli aiuti diretti (il primo pilastro della PAC) dovrà essere destinato ai regimi ecologici volontari in grado di far aumentare il reddito degli agricoltori. Un altro 35%, quello del secondo pilastro della PAC (i Piani di sviluppo rurale), sarà destinato a qualsiasi tipo di misura correlata a clima e ambiente. Il restante 30% dei finanziamenti dovrà sostenere gli agricoltori per contrastare i cambiamenti climatici, per la gestione sostenibile delle risorse naturali e per la tutela della biodiversità.

Dal Rapporto emerge che dei 166 progetti di eco-schemi valutati:
– il 19% è in grado di raggiungere gli obiettivi ambientali dichiarati;
– il 40% ha bisogno di miglioramenti significativi per essere efficace;
– il 41% è completamente disallineato con gli obiettivi del Green Deal.

Anche i pochi eco-schemi valutati come ben concepiti, ad esempio quelli relativi alla pianificazione dello spazio per la natura nelle aziende agricole, sono ritenuti a rischio di essere sottofinanziati o trascurati a causa del pericolo che venga assegnata priorità a regimi meno impegnativi e più interessanti dal punto di vista finanziario.

 “Per mantenere in vita l’obiettivo di 1,5 °C, la nuova PAC dovrebbe incentivare una transizione su larga scala all’agroecologia, il ripristino delle torbiere degradate utilizzate in agricoltura e una forte riduzione del numero di animali da allevamento – ha affermato Célia Nyssens, responsabile delle politiche per l’agricoltura dell’EEB – Gli eco-schemi rappresentano la più grande pentola di denaro che l’UE ha a disposizione per guidare questi cambiamenti, ma così come sono, non realizzeranno nessuna di queste priorità. Con l’approccio “business as usual” degli Stati membri, tutti perderemo. C’è urgente bisogno di risistemare gli eco-schemi”.

Secondo le organizzazioni redattrici del report, c’è il tempo per una revisione dei sistemi ecologici dei PSN e la stessa Commissione UE dovrà valutare criticamente i progetti di eco-schemi e proporre miglioramenti che rendano li rendano degni del loro nome, prima di approvarli definitivamente entro giugno 2022.

La valutazione degli eco-schemi proposti dall’Italia sono stati effettuati dalla Coalizione #CambiamoAgricoltura che nelle scorse settimane aveva giudicato inadeguato e deludente la proposta di PSN .
Secondo #CambiamoAgricoltura gli eco-schemi predisposti dal MiPAAF “dai titoli potrebbero essere condivisibili ma in realtà, al momento, sono dei contenitori vuoti, con impegni ancora molto vaghi e completamente privi di indicazioni sulle risorse assegnate nell’ambito del 25% budget del primo pilastro che l’Italia intende attribuire complessivamente agli eco-schemi, con un importo di 907.132.289 euro l’anno, dal 2023 al 2027”.

Di seguito la Scheda.

I 7 eco-schemi proposti dall’Italia sono dedicati ai seguenti obiettivi ambientali:
1. ridurre impiego antimicrobici in zootecnia (eco-1): prevede un pagamento collegato al calo dei consumi di antimicrobici rispetto all’anno precedente (di almeno 0,5 DDD Defined Daily Dose – consumo medio capo/anno), al momento senza nessun collegamento serio e concreto con il benessere degli animali e nessun incentivo per la zootecnia estensiva;
2. diffondere agricoltura biologica (eco-2): prevede un pagamento forfettario ad ettaro collegato ai servizi ecosistemici garantiti dal biologico, con la conversione e il mantenimento nello Sviluppo Rurale; una ipotesi già bocciata dalla Commissione UE e ritenuta inadeguata per uno sviluppo del biologico nel nostro Paese;
3. ridurre uso/rischio prodotti fitosanitari (eco-3): prevede un pagamento per l’adesione al sistema di certificazione delle produzioni integrate, che però non garantisce una effettiva riduzione dell’uso dei pesticidi consentendo il diserbo chimico con l’uso di 20 litri di glifosato/ettaro;
4. contrastare degrado del suolo (eco-4): prevede il pagamento dell’impegno di assicurare la copertura erbacea, naturale o artificiale, degli interfilari dell’intera superficie in colture permanenti specializzate (vigneti, oliveti, frutteti), un impegno in parte già previsto dalla nuova condizionalità e senza criteri per la gestione dell’inerbimento;
5. conservare prati e pascoli (eco-5): prevede il pagamento collegato all’adozione di un Piano aziendale di gestione delle superfici destinate a prato permanente (non avvicendato), prato/pascolo e pascolo, senza fissare però risultati minimi misurabili dalla effettiva attuazione del Piano di gestione;
6. aumentare il carbon stock dei suoli (eco-6): prevede il pagamento per la coltivazione di colture annuali o pluriennali (esempio leguminose) quale successione di colture principali; ammessa anche la consociazione mediante trasemina di colture leguminose pluriennali o annuali riseminanti su coltura principale, senza ulteriori criteri per qualificare le rotazioni (esempio il divieto del ristoppio o l’obbligo del sovescio);
7. tutelare la biodiversità e il paesaggio (eco-7): prevede il pagamento per la creazione/mantenimento di una generica copertura vegetale erbacea anche spontanea e divieto di ogni operazione colturale nel periodo dal 1°marzo al 31 luglio, aggiuntiva rispetto alla percentuale minima del 4% dei soli seminativi da destinare ad aree per la tutela della biodiversità prevista dalla condizionalità. L’eco-schema è troppo generico senza indicazioni di chiari obiettivi di tutela di habitat e specie (ad esempio per la tutela dell’avifauna degli agroecosistemi e degli insetti impollinatori) e non fissa un obiettivo minimo per le infrastrutture verdi (siepi, filari, piccole zone umide, muretti a secco, ecc.).

Inoltre, a preoccupare #CambiamoAgricoltura  c’è la richiesta delle Associazioni agricole di destinare almeno il 70% dei fondi degli eco-schemi al solo settore zootecnico per compensare la riduzione dei pagamenti base collegati alla riforma dei titoli storici e della convergenza interna. 
“Utilizzare gli eco-schemi per compensare i pochi effetti positivi della riforma della PAC invece di promuovere impegni reali a tutela dell’ambiente e del benessere degli animali sarebbe un gravissimo errore, l’ennesima eco-truffa”, hanno commentato le Associazioni della Coalizione.

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