2 Febbraio 2023
Media e comunicazione Società

Comunicazione: “I media delle crisi” nel Rapporto Censis

Il 18° Rapporto Censis sulla comunicazione evidenzia come le crisi che si sono susseguite in così breve tempo hanno influito sulle scelte mediatiche degli italiani con la crescita degli utenti di internet, smartphone e TV via web, mentre proseguono i cali dei lettori di giornali e libri cartacei.

Dalla pandemia alla guerra scoppiata alle porte dell’Europa, dalla corsa dell’inflazione alla scarsità di energia, dalla sequenza di fenomeni naturali estremi alla fine dell’antropocentrismo come modus vivendi, sostituito adesso dal primato della sostenibilità ambientale e dall’ecologismo come nuovo paradigma della cultura collettiva: di fronte a queste nuove emergenze e al mondo in cui i media le hanno presentate, gli italiani non sono rimasti impassibili, scegliendo di rimodulare il proprio cruscotto mediatico e compiendo in alcuni casi scelte alternative a favore del mondo digitale, semplicemente a svantaggio dell’informazione mainstream.

Sono le conclusioni del 18° Rapporto sulla comunicazione del Censis dal titolo “I media delle crisi”, promosso da Intesa Sanpaolo, Mediaset, Rai, Tv2000 e Windtre e presentato a Roma il 16 dicembre 2022 dal Direttore Generale del Censis Massimiliano Valerii, nel corso di un evento trasmesso in streaming.

Di seguito la nota stampa del Censis e Sintesi

Forte rialzo della tv via internet
Nel 2022 la fruizione della televisione rimane pressoché stabile: la guarda complessivamente il 95,1% degli italiani. Ma la percentuale dell’utenza è il saldo tra la contrazione del numero di telespettatori della tv tradizionale (il digitale terrestre: -3,9% rispetto al 2021), una lieve crescita della tv satellitare (+1,4%), il forte rialzo della tv via internet (web tv e smart tv aumentano al 52,8% di utenza, ovvero oltre la metà della popolazione: +10,9% in un anno) e il boom della mobile tv, che è passata dall’1,0% di spettatori nel 2007 al 34,0% di oggi (più di un terzo degli italiani).

La radio sempre più ibrida
La radio continua a rivelarsi all’avanguardia all’interno dei processi di ibridazione del sistema dei media. Complessivamente, i radioascoltatori sono il 79,9% degli italiani, stabili da un anno all’altro. Ma se la radio ascoltata in casa attraverso l’apparecchio tradizionale si attesta al 48,0% di utenza (-0,8% rispetto al 2021), l’autoradio sale al 69,0% (4,6 punti percentuali in più, un incremento evidentemente legato alla cessazione delle limitazioni alla mobilità precedentemente imposte a causa dell’emergenza sanitaria), l’ascolto delle trasmissioni radiofoniche via internet con il pc è stabile al 20,4% e la fruizione del mezzo attraverso lo smartphone diventa sempre più rilevante: lo fa il 29,2% degli italiani (+5,4% in un anno).

Nuovi record per internet, smartphone e social network
Tra il 2021 e il 2022 si registra ancora un forte aumento dell’impiego di internet da parte degli italiani (l’88,0% di utenza, con una differenza positiva di 4,5 punti percentuali), mostrando una perfetta sovrapposizione con quanti utilizzano gli smartphone (l’88,0%: +4,7%). Lievitano complessivamente all’82,4% gli utenti dei social network (+5,8% in un anno).

La carta stampata in crisi
Per i media a stampa, invece, si accentua ulteriormente la crisi ormai storica, a cominciare dai quotidiani cartacei venduti in edicola, che nel 2007 erano letti dal 67,0% degli italiani, ridottisi al 25,4% nel 2022 (con una differenza pari a -3,7% in un anno e a -41,6% in quindici anni). Si registra ancora una limatura dei lettori dei settimanali (-1,6%) e dei mensili (-0,6%). Gli utenti dei quotidiani online invece aumentano al 33,0% degli italiani (+4,7% in un anno), un numero comunque inferiore a quanti utilizzano i siti web d’informazione generici (il 58,1%: +4,3%).

Pochi i lettori di libri e di e-book
Dopo un breve arresto dell’emorragia di lettori di libri osservato nel 2021, gli italiani che oggi leggono libri cartacei sono il 42,7% del totale (-0,9% rispetto allo scorso anno e -16,9% rispetto al 2007). La flessione è parzialmente compensata dall’aumento dei lettori di e-book, pari oggi al 13,4% degli italiani (+2,3%).

Giovani: TikTok su, Twitter giù
Tra i giovani (14-29 anni) si registra un ulteriore passo in avanti nell’impiego delle piattaforme online. Il 93,4% utilizza WhatsApp, l’83,3% YouTube, l’80,9% Instagram. Si osserva un forte incremento dei giovani utenti di TikTok (54,5%), Spotify (51,8%) e Telegram (37,2%). In flessione, invece, Facebook (51,4%) e Twitter (20,1%).

La spesa delle famiglie premia i dispositivi digitali
L’andamento della spesa delle famiglie per i consumi mediatici tra il 2007 (l’ultimo anno prima della grande crisi economica e finanziaria internazionale scoppiata nel 2008) e il 2021 evidenzia come, mentre il valore dei consumi complessivi ha subito una drastica flessione, senza ancora ritornare ai livelli antecedenti il 2008 (-8,0% in termini reali è il bilancio alla fine del 2021, con l’aggravamento dovuto alla pesante recessione del 2020), la spesa per l’acquisto di telefoni ed equipaggiamento telefonico ha segnato anno dopo anno un vero e proprio boom, di fatto moltiplicando il valore per quasi sette volte (+572,0% nell’intero periodo, per un ammontare prossimo ai 7,9 miliardi di euro nell’ultimo anno), quella dedicata all’acquisto di computer, audiovisivi e accessori è più che raddoppiata (+138,9%), mentre i servizi di telefonia e di traffico dati hanno conosciuto un assestamento verso il basso per effetto di un radicale riequilibrio tariffario (-20,7%, per un valore comunque pari a 14,7 miliardi di euro sborsati dalle famiglie italiane nell’ultimo anno). Infine, la spesa per libri e giornali ha subito un vero e proprio crollo (-37,7% rispetto al 2007).

I media delle crisi: deontologia, propaganda e censura
Gli individui continuano a trovare una piena espressione di sé attraverso i dispositivi personali digitali. Ma se si considera la dote di affidabilità di cui i diversi media godono e l’andamento della fiducia da parte dell’opinione pubblica nell’ultimo anno, è certo che radio, televisione e carta stampata staccano ancora di gran lunga web e social network in termini di credibilità. Tuttavia, prima con la pandemia, poi con la guerra scoppiata alle porte dell’Europa, si è posto il problema di decidere che cosa i media mainstream possono dire e che cosa no. Il 60,1% degli italiani ritiene legittimo il ricorso a una qualche forma di censura (in particolare, per il 29,4% non dovrebbero essere diffuse le fake news accertate, per il 15,7% le opinioni intenzionalmente manipolatorie e propagandistiche, per il 15,0% i pareri espressi da persone che non hanno le competenze per parlare). Al contrario, per il 39,9% non è mai giustificata alcuna forma di censura.

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