Lo Zero Carbon Technology Pathways Report 2025 dell’Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano, giunto alla III edizione che si pone l’obiettivo di analizzare gli approcci per affrontare le difficoltà della decarbonizzazione, dedica il focus a due settori hard-to-abate: trasporto pesante su gomma e produzione cemento.
– L’UE ha tracciato una traiettoria di cattura della CO2 molto ambiziosa: ci si aspetta di catturare 50 Mt di CO2 all’anno nel 2030 e 450 Mt al 2050.
– L’Italia è il 3° Paese UE per capacità di stoccaggio di CO2 annunciata al 2030, con il progetto di Ravenna che può diventare un hub strategico di riferimento per tutti i Paesi del Mediterraneo.
– L’interesse verso la cattura di CO2 è in crescita: tra 2024 e 2025, la pipeline di progetti di CCUS nel mondo è cresciuta del 20% con un aumento della capacità di cattura annunciata da 416 a 513 Mt/anno.
-I nuovi progetti hanno l’obiettivo di decarbonizzare settori hard-to-abate (cemento, waste-to-energy), destinando la CO2 catturata allo stoccaggio permanente, invece che alle tradizionali applicazioni di enhanced oil recovery.
– Senza strumenti di supporto e chiarezza regolatoria, il contributo della cattura rischia però di non essere sufficiente per il rispetto degli obiettivi climatici.
Sono gli aspetti salienti che emergono dal Rapporto “Zero Carbon Technology Pathways 2025”dell’Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano, presentato il 21 gennaio 2026 nel corso del Convegno “Catturare la CO2: sfide e prospettive per il futuro” trasmesso in streaming, dedicato quest’anno al ruolo strategico delle tecnologie di cattura, trasporto e stoccaggio della CO2 (CCS) nel percorso verso il net zero al 2050.
“La rilevanza strategica della cattura della CO2 è stata riconosciuta anche a livello con il Net-Zero Industry Act https://www.regionieambiente.it/net-zero-industry-act/, l’Unione europea ha introdotto per la prima volta un obiettivo vincolante di capacità di stoccaggio della CO2 – ha sottolineato il Direttore dell’Energy & Strategy Group Vittorio Chiesa, presentando il Rapporto – Ciononostante, permangono significative incertezze regolatorie e una carenza di meccanismi di supporto lungo l’intera value chain cher ischiano di rallentare lo sviluppo dei progetti necessari a rispettare le tempistiche imposte dagli obiettivi climatici. In base alla nostra analisi sarebbero necessari schemi incentivanti dedicati, eventualmente affiancati da contributi in conto capitale nella fase iniziale di sviluppo della filiera. In termini di finanziamenti pubblici, per raggiungere la piena decarbonizzazione nei settori considerati (cemento, generazione elettrica in centrali a gas, termovalorizzazione) occorrerebbero tra 1,6 e 3,1 miliardi di euro annui: un impegno significativo, ma comparabile a quello già previsto per il supporto alle fonti rinnovabili elettriche nel medio-lungo periodo. Senza questi strumenti, il contributo della cattura della CO2 agli obiettivi climatici europei rischia di rimanere largamente insufficiente“.

A livello globale, l’interesse verso la CCUS è in forte crescita: sono attualmente operativi 62 impianti di cattura, con una capacità complessiva di 64 Mtpa, e ulteriori 35 progetti sono in costruzione. Tra il 2024 e il 2025 i progetti annunciati sono passati da 408 a 489, con una capacità totale di cattura prevista pari a 513 milioni di tonnellate annue.
Anche in Europa il trend è positivo. Attualmente l’Europa rappresenta solo il 4% della capacità di cattura operativa globale, ma questa quota è destinata a crescere rapidamente. Il Rapporto prevede che arriverà a rappresentare il 29% della capacità totale in fase di sviluppo, in linea con il percorso di decarbonizzazione accelerato dalle scadenze climatiche europee. Le proiezioni, tuttavia, indicano un possibile disallineamento tra la capacità di cattura e quella di stoccaggio disponibile al 2030, con un rischio concreto di mancato raggiungimento dei target fissati. Parallelamente, si osserva un’evoluzione settoriale dei progetti, con un progressivo spostamento dalla tradizionale applicazione al trattamento del gas naturale verso comparti come cemento, generazione elettrica e trasformazione dei carburanti.
L’Italia si posiziona come il 3° Paese dell’UE per capacità di stoccaggio annunciata al 2030, dopo Paesi Bassi e Danimarca. Il sito di Ravenna prevede una capacità di iniezione di 4 milioni di tonnellate annue e dispone di un potenziale complessivo stimato in oltre 500 milioni di tonnellate, candidandosi a diventare un hub strategico per l’area del Mediterraneo. La disponibilità di infrastrutture di stoccaggio ha favorito la nascita di 4 importanti progetti di cattura nel Nord Italia, tra Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia, con una capacità complessiva a regime stimata in oltre 1,2 milioni di tonnellate di CO2 all’anno

Anche la destinazione della CO2 catturata sta cambiando, con un crescente orientamento verso lo stoccaggio dedicato rispetto alle tradizionali applicazioni di Enhanced Oil Recovery (EOR). Si tratta in gran parte di impianti ancora in fase di sviluppo preliminare o avanzato, mentre solo una quota limitata è già operativa o in costruzione, pari a circa il 21% della capacità annunciata. Si tratta in gran parte di impianti ancora in fase di sviluppo preliminare o avanzato, mentre solo una quota limitata è già operativa o in costruzione, pari a circa il 21% della capacità annunciata.
Dal punto di vista dei modelli di business, il mercato della CCUS sta evolvendo da configurazioni “full-chain”, in cui un singolo attore gestisce l’intera filiera, verso modelli “partial-chain”, caratterizzati da una maggiore specializzazione dei soggetti coinvolti nelle fasi di cattura, trasporto e stoccaggio. Per gli emettitori, risultano centrali 2 aspetti: la definizione delle tariffe di trasporto e stoccaggio, che possono essere regolate o negoziate bilateralmente; la possibilità di attivare meccanismi di revenue stacking. Oltre al risparmio sui costi ETS, le principali fonti potenziali di ricavo includono la vendita di CO2 come commodity, i crediti di CO2 e i prodotti low-carbon venduti con un green premium, sebbene tali mercati presentino oggi un livello di maturità ancora limitato.
Le analisi economiche presentate nel rapporto, condotte sui settori del cemento, della generazione termoelettrica a CCGT e del Waste-to-Energy, evidenziano che, alle condizioni attuali, la CCS non risulta economicamente competitiva rispetto allo scenario senza cattura. I costi di cattura, trasporto e stoccaggio incidono in modo significativo sui costi di produzione finali, determinando aumenti rilevanti dei prezzi di clinker, cemento ed energia. Tuttavia, l’atteso incremento e la crescente volatilità del prezzo delle emissioni ETS potrebbero migliorare nel tempo la competitività relativa della CCS.

Alla luce di queste evidenze, il Rapporto evidenzia la necessità di schemi incentivanti dedicati. Le ipotesi di supporto analizzate prevedono meccanismi di tipo Contract for Difference (CfD), eventualmente affiancati da contributi in conto capitale nella fase iniziale di sviluppo della filiera. In termini di impatto, il fabbisogno complessivo stimato per sostenere la CCS nei settori analizzati al fine di garantirne la completa decarbonizzazione è compreso tra 1,6 e 3,1 miliardi di euro annui, un impegno significativo ma comparabile a quello già previsto per il supporto alle fonti rinnovabili elettriche nel medio-lungo periodo. In assenza di tali strumenti, il contributo della cattura della CO2 agli obiettivi climatici europei rischia di rimanere largamente insufficiente.
