In vista della Giornata della Memoria (27 gennaio 2026) si è aperta a Torino la Mostra fotografica “Seeing Auschwitz”, commissionata dall’ONU e dall’UESCO e realizzata dall’ente culturale spagnolo Musealia in collaborazione con il Museo Statale di Auschwitz-Birkenau, che espone un centinaio di scatti realizzati negli anni 1941-44 nel campo di sterminio nazista di Auschwitz, un reportage drammatico della vita e della morte di oltre un milione di prigionieri, attraverso un triplice sguardo: quello delle SS (la maggior parte), quello (furtivo) dei prigionieri e quello degli alleati che sorvolavano l’area documentando a distanza quanto stava accadendo.
“Ciò che fa più male alla vittima non è la crudeltà dell’oppressore, ma il silenzio di chi ne è testimone“.
Elie Wiesel – Premio Nobel per la Pace (1986), superstite dell’Olocausto.
La Giornata della memoria (International Day of Commemoration in Memory of the Victims of the Holocaust), istituita con la risoluzione del 1° novembre 2005 dall’Assemblea generale delle Nazioni, commemora il giorno 27 gennaio di 80 anni fa quando furono abbattuti i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau da parte dell’Armata Rossa, rivelando compiutamente al mondo l’orrore dell’Olocausto, il genocidio, tra gli altri, di 6 milioni di ebrei, di cui furono responsabili le autorità della Germania nazista, i loro alleati e i collaborazionisti.
L’Italia aveva anticipato, come altri Paesi europei, la ricorrenza del 27 gennaio 1945, istituendo la Giornata della Memoria con Legge 211 del 20 luglio 2000, “al fine di ricordare la Shoah, le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati” (art.1).
Sono numerose in Italia le iniziative in programma per la Giornata della Memoria delle vittime dell’Olocausto, con una serie di eventi e mostre incentrati sul sito storico di Auschwitz-Birkenauper sottolineare che, in un momento in cui i sopravvissuti e i testimoni diretti stanno diventando sempre meno numerosi, è fondamentale investire nell’istruzione per trasmettere la memoria alle generazioni più giovani, nonché per combattere le forme contemporanee di antisemitismo.
Tra questi, la Mostra fotografica “Seeing Auschwitz” allestita presso l’Archivio di Stato di Torino (23 gennaio – 31 marzo 2026), su iniziativa di diversi enti (Fondazione Salvemini, Comunità ebraica di Torino, Ambasciata della Repubblica di Polonia a Roma, Ministero della Cultura, Archivio di Stato di Torino), con la collaborazione per la promozione dell’iniziativa e per la mediazione didattica del percorso del CIDI (Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti) di Torino e dell’Università di Torino – Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione.
La Mostra, commissionata dall’ONU e dall’UNESCO, e realizzata da Musealia, ente spagnolo produttore di mostre itineranti internazionali che promuove esposizioni di valore storico, sviluppando allestimenti, narrazioni ed esperienze educative a forte impatto didattico, in collaborazione con il Museo Statale di Auschwitz-Birkenau, giunge a Torino dopo gli allestimenti a Madrid, Londra, Parigi, New York, Johannesburg.
L’esposizione, articolata in nove aree tematiche suddivise in quattro spazi, mostra un centinaio di scatti realizzati negli anni 1941-44 nel campo di sterminio nazista di Auschwitz (da questo concetto nasce proprio il titolo della mostra), attraverso un triplice sguardo: quello dei perpetratori dei crimini, le guardie SS; quello “furtivo” dei prigionieri; quello esterno sul campo degli alleati che sorvolavano l’area durante le ricognizioni aeree, documentando a distanza quanto stava accadendo.
Le immagini sono prove inconfutabili dei crimini commessi nel più grande e letale campo di concentramento nazista tedesco: materiali documentari che mostrano il funzionamento del sistema di sterminio, dall’arrivo dei deportati fino alla loro eliminazione
La narrazione attentamente costruita della mostra permette ai visitatori di comprendere Auschwitz come un luogo plasmato dall’ideologia, dalla burocrazia e dalle decisioni umane, mostrando come l’antisemitismo sia stato il motore centrale del sistema nazista di persecuzione e sterminio.
Secondo la Definizione di Antisemitismo dell’IHRA (International Hocaust Remembrance Alliance, non giuridicamente vincolante, “è una certa percezione degli ebrei, che può essere espressa come odio per gli ebrei. Le manifestazioni retoriche e fisiche dell’antisemitismo sono dirette verso individui ebrei o non ebrei e/o loro proprietà, verso le istituzioni e le strutture religiose delle comunità ebraiche”.
La mostra non cerca facili conclusioni. Il suo contributo sta nell’approfondire la nostra comprensione di come Auschwitz sia diventato possibile e nell’incoraggiare la riflessione sul ruolo che dogmi indiscussi, fede cieca e indifferenza morale possono svolgere nell’erosione della responsabilità umana.
“Noi cerchiamo di richiamare l’attenzione dei visitatori sul fatto che le fonti storiche, e la fotografia è una di queste, naturalmente non sono mai neutre e oggettive, ma vanno sempre interpretate con un occhio critico, una sensibilità al contesto – ha ricordato Stefano Benedetto, Direttore dell’Archivio di Stato di Torino – Oggi tendiamo a considerare l’immagine fotografica come qualcosa di oggettivo e indiscutibile, quando invece chi se ne occupa dal punto di vista dello studio della fotografia, come fonte storica, ci mette in guardia proprio dal punto di considerare la fotografia in manieraacritica: educare allo sguardo critico, in una società saturata di immagini, è oggi una necessità democratica”.
Pur nella crudezza del tema e nella veridicità delle foto realizzate in presa diretta, la Mostra (ingresso libero) è divulgativa e pensata, soprattutto, per esser fruita dai ragazzi.
