26 Ottobre 2021
Cibo e alimentazione Malattie e cure Salute

Carne rossa: limitarne il consumo per evitare rischi cardiovascolari

Un nuovo ampio studio condotto su coorte di quasi 30.000 statunitensi conclude che mangiare due porzioni di carne rossa e carne trasformata alla settimana è correlato a un rischio dal 3 al 7% più alto di malattie cardiovascolari.

Mangiare due porzioni alla settimana di carne rossa, carne trasformata o pollame – ma non pesce – alla settimana è correlato a un rischio dal 3 al 7% più alto di malattie cardiovascolari. Mangiare due porzioni di carne rossa o di carne lavorata – ma non di pollame o pesce – alla settimana è associato a un rischio del 3% più alto di tutte le cause di morte.

È il risultato dello Studio, “Associations of Processed Meat, Unprocessed Read Meat, Poultry or Fish Intake With Incident Cardiovascular Disease and All-Cause Mortality“, pubblicato on line il 3 febbraio 2020 su Jama Internal Medicine, rivista medica peer-reviewed mensile dell’American Medial Association.

È una piccola differenza, ma vale la pena provare a ridurre la carne rossa e la carne trasformata come salame piccante, mortadella e salumi – ha affermato la co-autrice dello Norrina Allen, Professoressa di medicina preventiva alla Feinberg School of Medicine della Northwestern University di Chicago – Il consumo di carne rossa è anche costantemente correlato ad altri problemi di salute come il cancro“.

L’ampio studio di coorte è stato condotto su 29.682 adulti statunitensi (44% uomini) di età media basale di 53,7 anni, riuniti da 6 studi di coorte prospettici (le coorti sono individuate prima di eventuali segni della malattia e vengono osservate nel corso del tempo) dei quali sono stati raccolti i dati dietetici dal 1985 al 2002 e seguiti fino al 31 agosto 2016. I dati sulla dieta sono stati riferiti dai partecipanti ai quali è stato anche chiesto un lungo elenco di ciò che avevano mangiato nel corso dell’anno e del mese precedente. Le analisi dei dati sono state eseguite dal 25 marzo 2019 al 17 novembre 2019.

I risultati chiave dello Studio sono:
– un rischio dal 3 al 7% più elevato di malattie cardiovascolari e morte prematura per le persone che hanno mangiato due porzioni (120 gr.) di carne rossa e carne trasformata a settimana;
– un rischio maggiore del 4% di malattie cardiovascolari per le persone che hanno mangiato due porzioni alla settimana di pollame, anche se le prove finora non sono sufficienti per formulare una chiara raccomandazione sull’assunzione di pollame, dal momento che la relazione potrebbe essere determinata dal metodo di cottura del pollo (fritto) e al consumo della pelle, piuttosto che alla carne di pollo stessa;
– nessuna associazione tra consumo di pesce e malattie cardiovascolari o mortalità.

I limiti dello studio sono che la dieta è stata data dai partecipanti in un dato momento, mentre nel corso del tempo i comportamenti dietetici potrebbero essere cambiati – ha affermato il principale autore dello studio, Victor Zhong, Professore di Scienze nutrizionali alla Cornell University, Ithaca (New York) – Inoltre, non sono stati considerati i metodi di cottura. Il pollo fritto, in particolare le fonti fritte di grasso che contribuiscono agli acidi grassi trans e l’assunzione di pesce fritto sono stati positivamente collegati alle malattie croniche. Modificare l’assunzione di questi alimenti proteici animali può essere un’importante strategia per contribuire a ridurre il rischio di malattie cardiovascolari e di morti premature a livello di popolazione”.

I risultati di questo Studio giungono sulla scia di una controversa meta-analisi, pubblicata lo scorso novembre, che indicava alle persone di non ridurre la quantità di carne rossa e di carne trasformata che mangiano. 
Tutti hanno interpretato che era giusto mangiare carne rossa – ha aggiunto la Allen – ma non credo che sia ciò che supporta la scienza“.

Cosa dovremmo mangiare?
Pesce, frutti di mare e fonti di proteine ​​a base vegetale come noci e legumi, compresi fagioli e piselli, sono eccellenti alternative alla carne – ha sottolineato un’altra co-autrice dello studio, Linda Van Horn, Professoressa di Medicina preventiva alla Northwestern University a Feinberg che è anche membro del comitato consultivo delle Linee guida dietetiche statunitensi del 2020 – e sono poco consumati negli Stati Uniti”.

Non solo negli Stati Uniti, anche in Italia, nonostante le nuove Linee Guida per una sana alimentazione del CREA abbiano indicato la necessità di maggior varietà, sicurezza e sostenibilità della dieta, anche al fine di ridurre l’impatto ambientale delle diete alimentari.

Articoli simili

Lascia un commento

* Utilizzando questo modulo accetti la memorizzazione e la gestione dei tuoi dati da questo sito web.