AcquaMari e oceani

Blue Deal globale: per sostenere l’economia dell’oceano

Un Rapporto della Conferenza ONU sul Commercio e lo Sviluppo (UNCTAD) propone un Blue Deal per stimolare maggiori investimenti nei settori sostenibili emergenti, come l’alghicoltura e i prodotti sostenibili sostituti della plastica, non solo per raggiungere l’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 14. Vita sott’acqua, ma per salvaguardare le risorse marine e dar vita ad un’economia oceanica a vantaggio di tutti.

In occasione del3° Forum delle Nazioni Unite sul Commercio(8-9 maggio 2023) per fare il punto sulle politiche che meglio si adattano alle sfide che il mondo deve affrontare per rendere i sistemi commerciali più resilienti e chiarire l’efficacia e la fattibilità di una serie di “iniziative ad alto impatto” legate al commercio per accelerare i progressi verso gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs), l’UNCTAD (United Nation Conference on Trade and Development) ha pubblicato ilRapporto“Trade and Environment Review 2030. Building a sustainable and resilient ocean economy beyond 2030”.

L’UNCTAD sottolinea che dal50 all’80% della vita sulla Terra si trova nell’oceanoe che l’economia dell’oceano vale tra i3 e i 6 trilioni di dollari, offrendo ai Paesi in via di sviluppo ampie opportunità per costruire la resilienza. Per secoli il sistema oceano, supporto vitale del Pianeta, è stato considerato troppo vasto per decadere e le sue risorse così infinite da poter essere sfruttate imprudentemente.

Man mano che questi presupposti stanno svanendo, emerge la consapevolezza globale del punto di svolta dell’oceano, delle sue risorse limitate e della crescente vulnerabilità aicambiamenti climatici, all’inquinamentoe allaperdita di biodiversità, e della necessità diaffrontare la crisi oceanica nel contesto più ampio del raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile(SDGs) con approcci e soluzioni integrate urgenti. Sono in giocoi mezzi di sussistenza di circa 3 miliardi di individuiche vivono per lo più nei Paesi costieri in via di sviluppo e che dipendono dall’oceano per cibo e redditi.

Il Trade and Environment Review 2023 esamina diversi argomenti chiave ed emergenti per l’economia oceanica, tra cui ilsettore delle alghe come leva per una ripresa economica sostenibile; lesovvenzioni alla pesca e misure non tariffarie(NTM); ladecarbonizzazione dello shipping e delle filiere marittime, irifiuti di plasticae altre sfide relative ai rifiuti oceanici.

“L’economia oceanica offre molte opportunità– ha riassuntoPedro Manuel Moreno, Vice segretario generale dell’UNCTAD – Dobbiamo trovare il giusto equilibrio tra l benefici dell’oceano e la protezione delle sue risorse. Ora è il momento di stabilire un nuovo corso investendo di più nella costruzione di un’economia oceanica sostenibile“. 

Secondo l’UNCTAD, un “Blue Deal” globale potrebbe portare maggiori investimenti nei settori sostenibili emergenti che potrebbero avvantaggiare i Paesi in via di sviluppo. Il rapporto evidenzia due settori promettenti: lacoltivazione delle alghee isostituti della plasticache offrono enormi opportunità ai Paesi in via di sviluppo per attrarre investimenti, creare posti di lavoro e diversificare le loro economie oceaniche.

Lealghepossono crescere senza acqua dolce o fertilizzanti e catturano enormi quantità di CO2. Il mercato globale è più che triplicato in due decenni, passando da4,5 miliardi di dollari nel 2000 a 16,5 miliardi di dollari nel 2020. Possono essere coltivate per produrre alimenti, cosmetici e biocarburanti e possono essere utilizzate comealternativa alla plastica, di cui 11 milioni di tonnellate all’anno vengono riversate nell’oceano.

Oltre alle alghe, la natura abbonda di molti altrimateriali sostenibili che potrebbero essere utilizzati per realizzare versioni ecologiche di cannucce, confezioni per alimenti e altri prodotti che consumiamo quotidianamente. Molti Paesi in via di sviluppo dispongono in abbondanza di tali materiali, come bambù, gusci di cocco, gusci di banane e scarti agricoli, e le loro comunità hanno una ricchezza di conoscenze tradizionali e culturali nell’uso di questi materiali.

Nel 2020 solo 388 miliardi di dollari sono stati scambiati in sostituti della plastica, solo un terzo rispetto alla plastica prodotta da combustibili fossili. Quindi c’è un enorme potenziale di crescita, sottolinea l’UNCTAD, che potrebbe essere implementato qualora governi e imprese aumentassero i finanziamenti per la ricerca e lo sviluppo di settori sostenibili emergenti nell’economia oceanica.

Un altro aspetto che il Rapporto individua come necessario per avviare un “Blue Deal” oceanico èla riforma dei sussidi alla pesca. Si stima che circa 35 miliardi di dollari di sussidi governativi vadano alle attività di pesca in tutto il mondo, il cui impatto su stock ittici e sostenibilità degli oceani dipende da come questo denaro  di viene utilizzato.

Una quota significativa (circa 20 miliardi di dollari all’anno) contribuirebbero ad una pesca eccessiva, aumentando la capacità dell’industria ittica attraverso, ad esempio,sussidi per il carburanteoincentivi finanziari per l’acquisto di barche più grandi. Con il 34% degli stock ittici globali al di sotto dei livelli biologicamente sostenibili, il rapporto esorta i Paesi a ratificare con urgenza l’Accordodell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) sui sussidi alla pesca, adottato il 17 giugno 2022, che,vieta il sostegno alla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, allapesca di stock sovrasfruttatie ponefine ai sussidi per la pesca in alto mare non regolamentata., che entrerà in vigore quando i due terzi dei 164 membri della WTO l’avranno ratificato, ma che al 1° maggio 2023, solo quattro lo avevano fatto.

Analogamente, il rapporto chiede ai Governi di adottare e ratificare l’Accordosulla Biodiversità marina oltre la giurisdizione nazionale del 4 marzo 2023, meglio noto come “Trattato sulla biodiversità in alto mare” , che crea strumenti per la giusta ed equa condivisione dei benefici delle risorse marine risorse e stabilisce le aree protette a livello internazionale nell’oceano.

L’UNCTAD osserva, inoltre, che l’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 14.Vita sott’acqua.Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibileè il meno finanziato di tutti gli SDGs.Dal 2013 al 2018, solo l’1,6% dei circa 2,9 miliardi di dollari all’anno di assistenza allo sviluppo è stato diretto all’economia oceanica. Questo è molto al di sotto dell’importo necessario per affrontare la crisi oceanica. Ciò che serve è un “Blue Deal” globale per investire nella salvaguardia delle risorse marine e nella costruzione di un’economia oceanica resiliente a vantaggio di tutti.

Le stime mostrano che un investimento di2,8 trilioni di dollarioggi in quattro soluzioni sostenibili (conservazione e ripristino delle mangrovie,decarbonizzazione delle spedizioni internazionali,produzione alimentare sostenibile basata sull’oceano, energia eolica offshore)produrrebbe benefici per15,5 trilioni di dollari entro il 2050, spingendo anche gli investimenti in nuovi settori sostenibili.

Il rapporto, infine, ribadisce le raccomandazioni avanzate da esperti, rappresentanti del settore e funzionari governativi di tutto il mondo che hanno preso parte allaII Conferenzasugli Oceani dell’ONU, tenutasi lo scorso anno. 

“Senza un Blue Deal globale– ha concluso Moreno –i target del SDG 14 e la sua promessa di un’economia oceanica resiliente e vantaggiosa saranno molto più difficili da raggiungere. È ora di impostare un nuovo corso,investendo di più nella costruzione di un’economia oceanica sostenibile”.

 

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