Circular economy

PET: un batterio riprogrammato lo trasforma in paracetamolo

Ricercatori dell’Università di Edimburgo hanno utilizzato i batteri diEscherichia coliper convertire le molecole del polietilene tereftalato (PET), un materiale plastico ampiamente utilizzato specialmente per le bottiglie di plastica, nell’antidolorifico noto come paracetamolo, dimostrando che un rifiuto può essere trasformato dai microrganismi in nuovi prodotti preziosi, compresi quelli potenzialmente utili per la cura delle malattie.

La produzione di paracetamolo, farmaco che viene utilizzato per ridurre la febbre (azione antipiretica) e alleviare il dolore lieve o moderato (azione analgesica), sia negli adulti che nei bambini, potrebbe essere rivoluzionata dalla scoperta che l’Escherichia coli, il batterio che vive nella parte inferiore dell’intestino di animali a sangue caldo (uccelli e mammiferi, incluso l’uomo), geneticamente riprogrammato, trasforma l’acidotereftalico (PET) delle bottiglie di plastica, nel principio attivo del paracetamolo.

È la scoperta di un team di scienziati dell’Università di Edimburgo che suNature Chemistryhanno pubblicato il 23 giugno 2025 loStudio“A biocompatible Lossen rearrangement in Escherichia coli”.

“La natura ha sviluppato un insieme raffinato ma limitato di reazioni chimiche che sono alla base del funzionamento di tutti gli organismi viventi– sottolineano i ricercatori –Al contrario, il campo della chimica organica sintetica può accedere a una reattività non osservata in natura, e l’integrazione di queste reazioni abiotiche nei sistemi viventi offre una soluzione elegante per la sintesi sostenibile di molti prodotti chimici industriali da materie prime rinnovabili“.

Questa svolta risponde all’urgente necessità di riciclare una plastica ampiamente utilizzata, nota come polietilene tereftalato (PET), resistente e leggera che finisce per finire nelle discariche o inquinare gli oceani. Questa plastica resistente e leggera viene impiegata soprattutto per le bottiglie d’acqua, ma anche negli imballaggi alimentari, nell’arredamento e nell’industria manifatturiera, contribuendo a creare più di 350 milioni di tonnellate di rifiuti all’anno e provocando gravi danni ambientali in tutto il mondo.  Il riciclaggio del PET è possibile, affermano I ricercatori, ma i processi esistenti creano prodotti che continuano a contribuire all’inquinamento da plastica in tutto il mondo.

Inoltre, ogni anno vengono impiegate migliaia di tonnellate di combustibili fossili per alimentare le fabbriche che producono l’antidolorifico, insieme ad altri medicinali e sostanze chimiche, concorrendo in modo significativo al cambiamento climatico.

Utilizzando una reazione chimica consolidata chiamata “riarrangiamento di Lossen”, dal  nome del chimico tedesco che la scoprì nel 1872, resa biocompatibile, in modo che possa funzionare nelle cellule e nei batteri viventi, senza aver generato praticamente alcuna emissione di carbonio, i ricercatori hanno dimostrato cheil 92% del prodotto ottenuto dalla reazione del PET con l’Escherichia coligeneticamente riprogrammato, era paracetamolo.

Fonte: Nick W.Johonson et al., Nature Chemistry, 2025 

“Questo lavoro dimostra che la plastica PET non è solo un rifiuto o un materiale destinato a diventare ancora più plastica– ha affermatoStephen Wallace, coordinatore dello Studio e Professore di Biotecnologie Chimiche all’Università di Edimburgo, riconosciuta come leader mondiale nel campo dell’ingegneria biologica, utilizzando i princìpi dell’ingegneria per sfruttare i processi biologici e creare nuovi prodotti e servizi –Può essere trasformata dai microrganismi in nuovi prodotti preziosi, compresi quelli potenzialmente utili per la cura delle malattie“.

Gli esperti affermano che questo nuovo approccio dimostra come lachimica tradizionale possa collaborare con la biologia ingegneristica per creare fabbriche microbiche viventi in grado di produrre sostanze chimiche sostenibili, riducendo al contempo gli sprechi, le emissioni di gas serra e la dipendenza dai combustibili fossili.

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