Le preoccupazioni espresse nel 2015 dalla IARC hanno trovato conferma dallo studio curato dal Centro di Ricerca sul Cancro dell’Istituto Ramazzini di Bologna, fra le più grandi e importanti realtà di ricerca italiane, che ha dimostrato gli effetti tossicologici del glifosato e degli erbicidi a base di glifosato, con un aumento significativo di tumori benigni e maligni in più sedi anatomiche dei soggetti esposti.
L’esposizione prolungata al glifosato e agli erbicidi a base di glifosato provoca il cancro negli animali da laboratorio a dosi considerate “sicure” dalle autorità dell’UE.
È la conclusione delloStudio“Carcinogenic effects of long-term exposure from prenatal life to glyphosate and glyphosate-based herbicides in Sprague–Dawley rats” coordinato dall’Istituto Ramazzinidi Bolognaepubblicato sulla rivista peer-reviewedEnvironmental Health(Vol. 24, 16 giugno 2025), in cui si dimostra che l’esposizione a lungo termine al glifosato e alle sue formulazioni, anche a livelli molto bassi equivalenti alla Dose Giornaliera Accettabile (DGA) dell’UE,causa leucemia a esordio precoce nei ratti e un aumento significativo di molti altri tipi di tumori(ad esempio, pelle, fegato, tiroide, sistema nervoso, ovaio, ghiandola mammaria, ghiandole surrenali, rene, vescica urinaria, ossa, pancreas endocrino, utero e milza),fornendo una solida provaa supporto della conclusione nel 2015 dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), secondo cui vi sono “sufficienti prove di cancerogenicità[del glifosato]negli animali da esperimento“, e sono coerenti con le evidenze epidemiologiche sulla cancerogenicità del glifosato e degli erbicidi a base di glifosato (GBH).
Per approfondire gli effetti sulla salute del glifosato e degli GBH, l’Istituto Ramazzini di Bologna ha avviato ilGlobal Glyphosate Study(GGS), progettato per testare un’ampia gamma di effetti tossicologici in modo trasparente. Allarmati dai risultati sulla leucemia, i ricercatori avevano condiviso i dati con le autorità dell’UE nel 2023, in vista della riapprovazione del glifosato per altri 10 anni da parte dellaCommissione UE
La proposta di rinnovo è contenuta nelRegolamento di esecuzionedel settembre 2023, dopo che nel luglio l’EFSA, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, aveva dichiarato di non ave individuato alcuna “area critica di preoccupazioni” per gli effetti nell’uomo, negli animali e nell’ambiente che possa impedire l’autorizzazione dell’erbicida.
La richiesta avanzata lo scorso anno da Ong e Associazioni ambientaliste di rivedere la posizione in merito, è stata formalmente respinta dalla Commissione UE la Commissione UE, e Il glifosato rimane quindi l’erbicida più utilizzato in Europa e l’esposizione umana continua a essere diffusa attraverso cibo, acqua, aria e persino campioni di urina, anche nei bambini.
Sulla decisione della Commissione UE hanno pesato anchele opposizioni del settore agricolo che considera il glifosato uno strumento essenziale per la gestione delle infestanti e per la sostenibilità economica delle sue attivitàche altrimenti vedrebbero ridurrebbe la resa delle colture, nonché per il suo basso costo e la capacità di essere applicato con tecniche di agricoltura conservativa, come la minima lavorazione del terreno.
Male conclusioni del nuovo studio non lasciano spazio a dubbi sulla pericolosità dell’impiego del glifosato.
“Il glifosato e i GBH a livelli di esposizione corrispondenti alla DGA UE e al NOAEL UE hanno causato aumenti dose-correlati nell’incidenza di tumori multipli benigni e maligni nei ratti SD di entrambi i sessi. Sono stati osservati esordio precoce e mortalità per tumori multipli[…]statisticamente significativi, correlati alla dose, o aumenti dell’incidenza rispetto ai controlli storici RI e NTP, di tumori multipli benigni e maligni del sangue, della pelle, del fegato, della tiroide, del sistema nervoso, delle ovaie, della ghiandola mammaria, delle ghiandole surrenali, dei reni, della vescica urinaria, delle ossa, del pancreas endocrino e del sistema circolatorio. La maggior parte di questi aumenti ha coinvolto tumori rari nei ratti SD (incidenza < 1%). Abbiamo inoltre osservato un’insorgenza precoce e una mortalità precoce per diversi tumori maligni rari, tra cui leucemia, tumori del fegato, delle ovaie e del sistema nervoso. In particolare, circa la metà dei decessi per leucemia osservati nei gruppi trattati con glifosato e GBH si è verificata a meno di un anno di età. Al contrario, nessun caso di leucemia è stato osservato nel primo anno di età in oltre 1600 controlli storici di SD negli studi di cancerogenicità condotti dall’RI o dall’NTP[…]Infine, i nostri risultati evidenziano l’importanza di considerare le esposizioni nelle prime fasi dello sviluppo, a partire dal periodo prenatale durante l’organogenesi fino alla pubertà, nelle valutazioni complete della cancerogenicità chimica nei roditori”.
