Un Rapporto dell’UNEP rivela che nel 2023 ben 7,3 trilioni di dollari sono andati ad investimenti dannosi per la natura mentre solo 220 miliardi di dollari sono stati destinati a soluzioni basate sulla natura (NbS). Per raggiungere gli obiettivi globali, gli investimenti in NbS devono aumentare di 2,5 volte, raggiungendo i 571 miliardi di dollari all’anno entro il 2030.
Per ogni dollaro investito nel mondo per proteggere o ripristinare la natura, 30 dollari vengono spesi in attività che la degradano.
Il paradosso viene sottolineato dal nuovo Rapporto “State of Finance for Future 2026, pubblicato il 22 gennaio 2022 dal Programma Ambiente delle Nazioni Unite (UNEP) in collaborazione con Economics of Land Degradation Initiative (ELD) istituita nel 2011 dalla Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione (UNCCD), dal Ministero federale tedesco per la cooperazione e lo sviluppo economico (BMZ) e dalla Commissione UE, e con il think tank britannico Global Canopy che si batte contro le forze di mercato che distruggono la natura.
Il Rapporto evidenzia come lo squilibrio tra i flussi finanziari per difendere la natura e quelli spesi per attività che hanno impatti negativi sulla natura, stia accelerando il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità e l’inquinamento, e perché il cambiamento dei flussi finanziari sia ora una delle leve più potenti a disposizione di governi, aziende e investitori, chiedendo al contempo un cambiamento radicale nel finanziamento globale delle Soluzioni Basate sulla Natura (NbS) e la graduale eliminazione degli investimenti dannosi per ottenere rendimenti elevati, ridurre l’esposizione al rischio e migliorare la resilienza.

Nel 2023, 7,3 trilioni di dollari sono confluiti in attività negative per la natura, di cui 4,9 trilioni di dollari provenienti da fonti private altamente concentrate in pochi settori (servizi di pubblica utilità, industria, energia e materiali di base) e 2,4 trilioni di dollari sono stati i sussidi pubblici dannosi per l’ambiente (combustibili fossili, agricoltura, acqua, trasporti, edilizia).
Al contempo, i flussi finanziari per le NbS per 220 miliardi di dollari, di cui quasi il 90% proveniente da fonti pubbliche, a dimostrazione di un costante aumento del sostegno nazionale e internazionale alle NbS. Gli investimenti privati nelle NbS ammontavano a soli 23,4 miliardi di dollari, pari al 10% del totale. Nonostante la crescente consapevolezza delle dipendenze, dei rischi e delle opportunità legate alla natura, le imprese e la finanza devono ancora investire su larga scala nelle NbS.
Il Rapporto segnala che entro il 2030, gli investimenti nelle NbS dovranno crescere di 2,5 volte, raggiungendo i 571 miliardi di dollari all’anno, rappresentando solo lo 0,5% del PIL globale (2024).
“Se si segue il flusso di denaro, si comprende l’entità della sfida che ci attende – ha affermato Inger Andersen, Direttrice esecutivo dell’UNEP – Possiamo investire nella distruzione della natura o alimentarne il recupero: non ci sono vie di mezzo. Mentre il finanziamento di soluzioni basate sulla natura procede a rilento, investimenti e sussidi dannosi aumentano vertiginosamente. Questo rapporto offre ai leader una chiara tabella di marcia per invertire questa tendenza e lavorare con la natura, piuttosto che contro di essa“.
Poiché la riforma e la riorganizzazione dei flussi di capitale pubblico e privato rappresentano lo strumento più efficace per orientare i mercati verso la sostenibilità, il Rapporto introduce una nuova Nature Transition X-Curve, un quadro concepito per aiutare i decisori politici e le aziende a sequenziare le riforme e ad ampliare le NbS ad alta integrità in tutti i settori dell’economia.

Il quadro delinea un percorso per eliminare gradualmente i sussidi dannosi e gli investimenti distruttivi nei sistemi di produzione consolidati, incrementando al contempo gli investimenti in NbS e a favore della natura, offrendo opzioni specifiche alle imprese del settore pubblico e privato lungo tutta la filiera.
La Nature Transition X-Curve offre anche delle roadmap per affrontare la sfida di un’economia di transizione naturale da mille miliardi di dollari, evidenziando esempi di come questa strategia sia già applicata da governi e imprenditori in tutto il mondo:
– inverdire le aree urbane per contrastare gli effetti delle isole di calore e migliorare la vivibilità per i cittadini;
– integrare la natura nelle infrastrutture stradali ed energetiche;
– produrre materiali da costruzione a emissioni negative, utilizzando anidride carbonica.
Un principio fondamentale degli investimenti positivi per la natura è quello di ancorarli ai contesti ecologici, culturali e sociali locali, garantendone al contempo l’inclusività e l’equità.
“I flussi finanziari mondiali necessitano di un urgente cambiamento: dal degrado ambientale agli investimenti in soluzioni basate sulla natura – ha affermato Reem Alabali-Radovan, Ministro per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo della Germania – Il settore privato svolge un ruolo chiave in questo. La politica di sviluppo tedesca sostiene i paesi partner nella valorizzazione del loro capitale naturale, affinché possa essere preso in considerazione nelle decisioni politiche chiave. Questo può aprire la strada a un’economia sostenibile e a prova di futuro“.
