L’Associazione del Cigno Verde ha presentato “Civico 5.0: Vivere in Classe A”, il suo annuale Rapporto sulla riqualificazione energetica del settore edilizio residenziale, da cui emerge che l’Italia è in forte ritardo, anche in vista della prossima Direttiva UE sulle case green, e in cui propone le azioni necessarie per non arrivarci impreparati.
L’Italia è in forte ritardo nella riqualificazione edilizia, con gran parte degli edifici sono ancora troppo energivori e climalteranti. Serve una riforma in tema di politiche sull’efficienza energetica del settore edilizio stabile e duratura nel tempo con un nuovo sistema incentivante, il ripristino della cessione del credito e altri strumenti paralleli, interventi volti al costo della misura.
È quanto sottolinea Legambiente che nel suo ultimo Rapporto “Civico 5.0: Vivere in classe A” indica quella che per lei è la road map da mettere in campo per far decollare la transizione energetica del settore edilizio residenziale, aiutare ambiente e famiglie, far in modo che l’Italia arrivi preparata in vista dei prossimi obiettivi europei, centrando anche quelli di decarbonizzazione al 2030 su cui è in forte ritardo.
Secondo Legambiente, al Paese serve una vera e propria riforma in tema di politiche sull’efficienza energetica del settore edilizio stabile e duratura nel tempo, almeno al 2030 e con prospettive al 2035, che preveda:
1) un nuovo sistema incentivante unico che guardi ai singoli interventi, ma soprattutto alla riqualificazione complessiva degli edifici spingendo soprattutto interventi in classi energetiche elevate;
2) il raggiungimento almeno della classe D per aver accesso agli incentivi;
3)un nuovo sistema incentivante che guardi alla prestazione energetica ottenuta dall’intervento, al reddito delle famiglie, alla messa in sicurezza sismica, ma anche all’abbattimento delle barriere architettoniche, al recupero delle acque piovane a all’utilizzo di materiali innovativi e sostenibili;
4) l’eliminazione di ogni tecnologia a fonti fossili dal sistema incentivante e introduzione del blocco alle installazioni dal 2025;
5) il ripristino della cessione del credito (che potrebbe essere riservata solo agli interventi di efficientamento energetico e a quelli relativi alla messa in sicurezza sismica) e degli strumenti alternativi.
“È evidente che all’Italia serve con urgenza una nuova e lungimirante politica di efficienza energetica per il settore edilizio che sia al tempo stesso anche una grande politica di welfare per imprese e famiglie – ha dichiarato Stefano Ciafani, Presidente nazionale di Legambiente – Gli ingredienti ci sono tutti: un grande numero di edifici a disposizione, tecnologie e competenze e una grande disponibilità, non economica, delle famiglie agli interventi. I monitoraggi di Legambiente, attraverso gli Sportelli Energia del Progetto LIFE ClimAction sono la dimostrazione della necessaria strada da percorrere su cui non sono ammessi più ritardi ed errori come quelli che commessi dagli ultimi Governi sul superbonus, che abbiamo più volte criticato indicando quello che a nostro avviso doveva essere migliorato a partire da una modulazione in base al reddito. Con l’ultima decisione del Governo Meloni, ossia lo stop alla cessione del credito e allo sconto fattura, si è stroncato definitivamente l’unica politica di intervento per la riqualificazione edilizia. Ora il Paese ha bisogno di definire al più presto una strategia e un piano di intervento da qui ai prossimi anni e aprire nuovi cantieri nel segno dell’efficientamento energetico, della riqualificazione antisismica e rigenerazione urbana degli edifici. Al tempo stesso deve continuare a fare quello che ha fatto in questi anni con i vari bonus edilizi, ma rimodulandoli e innalzando il livello dei controlli. Tutte queste azioni permetterebbero di arrivare ad un miglioramento della classe di efficienza, di contrastare la povertà energetica permettendo alle famiglie di vivere meglio e spendere meno risparmiando in bolletta, di dare un volano al settore edile riconvertendolo verso le ristrutturazioni e non verso il consumo di suolo, e fornire infine un contributo importante alla lotta alla crisi climatica”.

Ad oggi, secondo le ultime stime disponibili, su oltre 12 milioni di patrimonio abitativo ne sono stati riqualificati, attraverso il superbonus, solo il 3,1%. Una percentuale bassissima che da qui ai prossimi anni dovrà crescere anche in vista degli impegni che l’Europa potrebbe chiedere con la Direttiva Case Green e che per l’Italia significherebbe intervenire in una prima fase, al 2030, su almeno 6,1 milioni di edifici residenziali ovvero su 871mila edifici l’anno, il 7,2% del patrimonio residenziale: più del doppio di quanto ha saputo fare il superbonus.
Benefici sull’ambiente: per fare un esempio secondo l’Osservatorio di Nomisma energia, sul Superbonus, il 2% di riqualificazioni del patrimonio ha ridotto in totale le emissioni di CO2 in atmosfera di 1,42 milioni di tonnellate. Di fatto, il risparmio medio in bolletta, considerando anche il periodo straordinario di aumento dei costi dell’energia, è infatti risultato pari a 964 euro all’anno. Numeri importanti che andrebbero replicati accelerando il passo della riqualificazione del patrimonio abitativo.
Cosa evitare: per Legambiente non sono più ammessi ritardi ed errori come quelli fatti sino ad oggi sul superbonus (dalla riduzione dell’aliquota al 90%, senza nessun correttivo, e all’eliminazione della cessione del credito e dello sconto in fattura, al fatto che il bonus venisse dato a chiunque a prescindere dal reddito). In particolare, l’Associazione ambientalista sottolinea che se per alcuni il provvedimento di eliminare lo strumento della cessione risulta comprensibile alla luce delle frodi avvenute o del costo complessivamente sostenuto dallo Stato, occorre ricordare che stando ai dati della Guardia di Finanza e del MEF, gli illeciti sul 110% sono solo il 3% delle truffe totali che, in larga maggioranza, hanno riguardato ad esempio il bonus facciate del 90% o l’ecobonus del 65%.
Infine, per Legambiente non bisogna più sprecare importanti occasioni. Il 2022, grazie proprio agli esoneri in bolletta, poteva e doveva essere l’anno per rivedere e riformare gli oneri di sistema, eliminando e rimodulando tutte le voci improprie. Ma così non è stato, sottolinea Legambiente, anzi, il loro reintegro, a partire da aprile 2023, in assenza di qualsiasi revisione, si tradurrà secondo quanto stimato da SOStariffe.it in un aumento dei costi di almeno 950 euro l’anno.
“Oggi vivere in classe A, oltre ad essere un diritto, è un’operazione tecnicamente fattibile per tutti, o quasi tutti, i nostri edifici residenziali – ha spiegato Katiuscia Eroe, Responsabile nazionale energia di Legambiente – Per questo è importante continuare a riqualificare quel patrimonio edilizio che non ha avuto modo di usufruire del superbonus, uno strumento che con tutte le sue imperfezioni ha però permesso di muovere passi importanti verso la decarbonizzazione di questo settore. Da qui ai prossimi anni sarà importante consentire soprattutto alle famiglie in difficoltà un accesso garantito a questi strumenti a costo zero, differenziando percentuali e mantenendo la cessione del credito e lo sconto in fattura per chi non ha capacità di anticipo ed eliminando dai sistemi incentivanti tutte le tecnologie a fonti fossili, come le caldaie a gas, oltre a spingere, nelle nuove costruzioni e nelle ristrutturazioni l’utilizzo di materiali innovativi e sostenibili”.
Anche quest’anno Legambiente ha svolto un’attività di monitoraggio in tema di dispersioni termiche, consumi elettrici e inquinamento indoor in Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Sardegna e Campania, grazie al Progetto LIFE ClimAction che vede Enel Foundation come knowledge partner, che ha visto il coinvolgimento di 42 famiglie, con l’obiettivo di rendere sempre più consapevoli i cittadini delle possibili criticità presenti nelle diverse abitazioni, ma anche il potenziale di intervento e di risparmio.
In termini di dispersioni, ciò che è emerso attraverso le termografie è una serie, ormai classica, di dispersioni evidenti da travi e solai, infissi, impronte termiche dei termosifoni, mancanza di materiale isolante: tutti elementi disperdenti, non coibentati, che costringono le famiglie a tenere accesi i diversi sistemi di riscaldamento per più tempo, innalzando i costi in bolletta.

In termini di consumi elettrici, sono almeno 18 i diversi elettrodomestici monitorati, per due settimane, nelle 42 famiglie coinvolte. Mettendo insieme la media dei consumi, registrati attraverso l’utilizzo di 146 plugin, di tutti gli elettrodomestici monitorati, a costruire una bolletta ipotetica, si osserva come il frigorifero sia quello più energivoro, con un’incidenza del 15,2% rispetto a tutti i consumi domestici presi in considerazione.
