Fondazione Qualivita e Consorzi di Tutela in occasione di una Tavola rotonda svoltasi durante i lavori del Consiglio Oleicolo Internazionale, lanciano l’allarme sui nodi che attanagliano l’olio extravergine d’oliva italiano (dalle contraffazioni ai cambiamenti climatici, dalle emergenze fitosanitarie al rischio di iberizzazione di produzione monovarietale e superintensiva) che solo il rilancio delle 50 DOP IGP presenti in Italia a tutela della biodiversità olivicola nazionale può contrastare.
Solo il 5% della produzione olivicola nazionale può dirsi veramente italiana, in quanto proviene da un areale di produzione DOP IGP. Questa è l’unica certezza che oggi abbiamo nel mondo dell’olio extravergine d’oliva, sempre più oppresso da contraffazioni e imitazioni, oltre che schiacciato da quella che si può definire una vera e propria “ibericizzazione” del prodotto.
È questo il messaggio che partita dalla Tavola rotonda organizzata a Siena, in occasione dei lavori del Consiglio Oleicolo Internazionale (COI), da Fondazione Qualivita in collaborazione con Origin Italia, l’olio extravergine di oliva, 50, sul tema delle DOP e IGP nel settore dell’olivicoltura.
Per salvaguardare una peculiarità italiana, come quella dell’olio extravergine di qualità, che rischia di soccombere al modello super intensivo e monovarietale della Spagna che con 1.078 milioni di tonnellate di olio prodotto nel 2023, è la maggiore produttrice al mondo.
A fare emergere le istanze del mondo produttivo sono stati proprio i rappresentanti dei Consorzi di tutela che hanno messo sul tavolo, all’attenzione dei decisori politici, i nodi – dal mercato, alla contraffazione fino alle emergenze climatiche e fitosanitarie – che affliggono questo settore rimasto ormai la cenerentola delle Indicazioni Geografiche italiane ed europee.
Sono 50 le DOP IGP dell’olio extravergine d’oliva in Italia, numeri da primato europeo. Dai terrazzamenti liguri alle colline umbre o toscane, dalle piane pugliesi alle valli siciliane, dalle pendici dei monti abruzzesi ai laghi lombardi, l’extravergine d’oliva italiano si esprime con oltre 500 varietà di olive. I 24 Consorzi di tutela riconosciuti dal Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (MASAF) coordinano il lavoro di circa 23.500 operatori impiegati nel settore. Tuttavia, come detto, la produzione certificata DOP IGP equivale oggi al 5% della produzione totale nazionale, con un grande potenziale di crescita che potrebbe rappresentare il fattore chiave per il rilancio di una vera filiera italiana e la lotta all’ibericizzazione.
“DOP IGP non sono solo un marchio, come molti operatori credono o fanno credere – ha sottolineato il Direttore di Fondazione Qualivita, Mauro Rosati – Dietro a questo c’è molto di più, a partire dalla scelta (spesso il recupero) di cultivar locali, coltivate con un modello di impianto studiato per la pianta e una precisa fase e tempistica di trasformazione; DOP IGP è anche sinonimo di rispetto e tutela per il paesaggio e rappresenta una remunerazione equa e giusta per gli olivicoltori. Certo fare il super intensivo come in Spagna crea molto più valore all’imprenditore industriale, ma come Sistema Italia così perdiamo tutto il resto, che vale molto di più del fatturato di una singola grande azienda: questo è ciò che rappresenta il modello dei Consorzi di tutela e delle imprese associate, che fino è stato l’unico vero freno all’ibericizzazione del nostro sistema produttivo olivicolo”.

Al tavolo di confronto hanno preso parte alcuni dei più rappresentativi Consorzi di tutela del settore, a partire da quello dell’Olio IGP Toscano che con il suo presidente, Fabrizio Filippi, ha sottolineato come l’incremento dei controlli dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF), grazie alla cabina di regia del MASAF e alla sua maggiore collaborazione con i Consorzi di tutela, abbiano alzato il livello di attenzione da parte della GDO, soprattutto nella comunicazione cosiddetta “below the line (BTL), quindi con evocazioni dei territori di origine, ma senza la presenza di una IG.
“Ci aiutino in questo processo di formazione del consumatore e di valorizzazione dell’identificazione dei prodotti DOP IGP – ha detto Mario Taurasi, Presidente del Consorzio di tutela Sicilia IGP – anche la ristorazione e la Grande Distribuzione Organizzata”.
“Gli oli IG rappresentano un elemento fondamentale per la tutela della biodiversità olivicola nazionale – è stato il messaggio di Giorgio Lazzeretti, Direttore del Consorzio di Tutela Riviera Ligure DOP – e al contempo per la loro sostenibilità ambientale, sociale ed economica”.
“Per combattere il cambiamento climatico, quindi difendere le produzioni DOP IGP italiane che non possono delocalizzare le produzioni, visti i problemi produttivi delle ultime campagne olivicole – ha sottolineato Maria Viola Bonafini del Consorzio Olio Garda DOP – occorre puntare sempre di più su innovazione di processo e ricerca”.
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