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Recepita la Direttiva che impone gli “edifici a energia quasi zero”

recepita direttiva che impone edifici a energia quasi zero

Il Consiglio dei Ministri ha approvato un D. L. che recepisce la Direttiva 2010 e completa il recepimento di quella del 2002 sul rendimento energetico in edilizia, con la speranza di bloccare così le pesanti procedure d’infrazione avviate dalla Commissione UE.

Il Governo nella seduta di venerdì 24 maggio 2013, pur avendo espresso in più occasione la volontà di prorogare almeno fino alla fine dell’anno il bonus fiscale del 55% per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici, che scade a giugno, ha dovuto rinviare la decisione al prossimo Consiglio dei Ministri al fine “mettere a punto le questioni tecniche e finanziarie per consentire la proroga degli incentivi fiscali in materia di risparmio energetico e le ristrutturazioni edilizie” ovvero perché manca ancora la copertura finanziaria.

In compenso, è stato approvato un Decreto Legge di “Recepimento della Direttiva 2010/31/UE sulla prestazione energetica nell’edilizia” al fine di evitare la procedura d’infrazione avviata dalla Commissione UE nel Settembre 2012 e confermata con un “parere motivato” in gennaio perché l’Italia non aveva ancora attuato nel proprio ordinamento tale Direttiva (il termine era il 9 luglio 2012). Con il summenzionato Decreto viene completato, altresì, il recepimento della Direttiva 2002/91/CE che la Direttiva 2010/31/UE ha rifuso e contestualmente abrogato, per la cui parziale attuazione, tramite il D.Lgs. n. 192 del 19 agosto 2005, la Commissione UE aveva deferito il nostro Paese alla Corte europea di Giustizia.

Si è trattato, come ben si capisce, di una corsa contro il tempo per evitare sanzioni e multe. Da qui la scelta di emanare un Decreto che, modificando per lo più il D.lgs. 192/2005, completa l’attuazione della Direttiva 2002/91/CE e recepisce al contempo la nuova del 2010. Si è trattato, come si suol dire, di “prendere due piccioni con una fava” e se qualcosa per la fretta è sfuggito, c’è l’opportunità di rimediare durante la sua trasformazione in Legge.

Ecco le principali novità contenute nel Decreto Legge.

– Innanzitutto, al D.lgs. viene inserito l’art. 4 bis con il quale si recepisce l’obiettivo cardine della nuova Direttiva: “A partire dal 31 dicembre 2018, gli edifici di nuova costruzione utilizzati da Pubbliche Amministrazioni e di proprietà di queste ultime devono essere progettati e realizzati quali edifici a energia quasi zero. Dal 1° gennaio 2021 la predetta disposizione è estesa a tutti gli edifici di nuova costruzione”.

– Entro il 31 dicembre 2014 sarà definito un Piano di Azione che comprenda, tra l’altro:

a) l’indicazione del modo in cui si applica la definizione di “edifici a energia quasi zero” alle diverse tipologie di edifici e indicatori numerici del consumo di energia primaria, espresso in kWh/m2 anno;

b) le politiche e le misure finanziarie o di altro tipo previste per promuovere gli edifici a energia quasi zero, comprese le informazioni relative alle misure nazionali previste per l’integrazione delle fonti rinnovabili negli edifici, in attuazione della Direttiva 2009/28/CE;

c) individuazione, in casi specifici e sulla base dell’analisi costi-benefici sul ciclo di vita economico;

d) gli obiettivi intermedi di miglioramento della prestazione energetica degli edifici di nuova costruzione entro il 2015.

Viene adottata a livello nazionale una Metodologia di calcolo della prestazione energetica degli edifici che tenga conto, tra l’altro, delle caratteristiche termiche dell’edificio, nonché degli impianti di climatizzazione e di produzione di acqua calda.

Vengono fissati i Requisiti minimi di prestazione energetica in modo da conseguire livelli ottimali in funzione dei costi. I requisiti minimi di prestazione energetica, da applicarsi agli edifici nuovi e a quelli sottoposti a ristrutturazioni importanti, saranno riveduti ogni 5 anni.

Viene previsto in luogo della Certificazione energetica l’Attestato di prestazione energetica degli edifici che comprenda:

1. la prestazione energetica globale dell’edificio sia in termini di energia primaria totale che di energia primaria non rinnovabile, attraverso i rispettivi indici;

2. la classe energetica determinata attraverso l’indice di prestazione energetica globale dell’edificio, espresso in energia primaria non rinnovabile;

3. la qualità energetica del fabbricato a contenere i consumi energetici per il riscaldamento e il raffrescamento, attraverso gli indici di prestazione termica utile per la climatizzazione invernale ed estiva dell’edificio;

4. i valori di riferimento, quali i requisiti minimi di efficienza energetica vigenti a norma di legge;

5. le emissioni di anidride carbonica;

6. l’energia esportata;

7. le raccomandazioni per il miglioramento dell’efficienza energetica dell’edificio con le proposte degli interventi più significativi ed economicamente convenienti, separando la previsione di interventi di ristrutturazione importanti da quelli di riqualificazione energetica;

8. le informazioni correlate al miglioramento della prestazione energetica, quali diagnosi e incentivi di carattere finanziario.

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