7 Dicembre 2022
Agroalimentare Territorio e paesaggio

Piselli: forniscono zuccheri ai batteri del suolo in base all’azoto ricevuto

La scoperta di ricercatori dell’Università di Oxford sulla sorprendente capacità di interazione delle piante di piselli, ma ovviamente di tutte le leguminose, di interagire in modo intelligente con i batteri del suolo, potrebbe costituire un valido supporto allo sviluppo di un’agricoltura sostenibile che evita l’uso di azoto sintetico per fertilizzare i terreni.

Le Leguminose assumono “decisioni di investimento intelligenti “, quando interagiscono con i batteri del suolo.

È il risultato dello Studio Conditional sanctioning in a legume – Rhizobium mutualism”, condoto da ricercatori dell’Università di Oxford, in pubblicazione sulla rivista PNAS dell’11 maggio 2021.

I legumi, come piselli, fagioli, fave e lenticchie, sono ricchi di proteine ​​perché formano associazioni con batteri specializzati nella fissazione dell’azoto. Le piante forniscono carbonio ai batteri e ricevono in cambio azoto, ma alcuni ceppi batterici forniscono più azoto di altri. 

Lo Studio dimostra che le piante di pisello forniscono risorse a ceppi di batteri che sono poveri nel fissare l’azoto solo se non hanno altra scelta. Se è presente una relazione migliore, le risorse vengono trattenute. Ciò indica che i legumi possono prendere decisioni condizionali, svolgendo un notevole controllo sui loro partner simbiotici. 

Questa conoscenza potrebbe consentire la selezione di piante che sono migliori nel discriminare tra i ceppi e migliorare la comprensione delle popolazioni batteriche del suolo, aumentando i raccolti in contesti agricoli poveri fissatori, evitando la somministrazione di fertilizzanti azotati inorganici, che richiedono grandi quantità di energia per la loro produzione, immettono livelli pericolosi di ossidi di azoto nell’atmosfera, e nutrienti nei corsi d’acqua, danneggiando gli ecosistemi acquatici. 

Capire come le piante gestiscono le loro interazioni con i batteri può aiutarci a scegliere piante adatte ad avere partner batterici efficaci – ha affermato Phil Poole, Professore al Dipartimento di Scienze delle piante all’Università di Oxford – Questo potrebbe ridurre la domanda di fertilizzanti azotati e scongiurare i conseguenti problemi“.

Soil Association, la principale Ong della Gran Bretagna per le questioni agro-alimentare, nel suo Rapporto Fixing Nitrogen. The challenge for climate, nature and health”, pubblicato lo scorso anno, ha avvertito che l’azoto gioca un ruolo fondamentale nella crescita delle piante e l’uso dell’azoto sintetico consente agli agricoltori di aumentare notevolmente i raccolti producendo le stesse varietà di anno in anno. Tuttavia l’uso dell’azoto ha anche effetti collaterali dannosi, poiché l’uso di fertilizzanti azotati produce il protossido di azoto (N2O), un gas serra 300 volte più potente della CO2 che persiste a lungo in atmosfera, le cui emissioni devono essere via via eliminate se si vuole raggiungere gli obiettivi climatici globali. Inoltre, la produzione di azoto sintetico è ad alta intensità energetica ed è attualmente dipendente dai combustibili fossili. La somministrazione di azoto sintetico eviterebbe anche di immettere nutrienti nei corsi d’acqua che danneggiano gli ecosistemi acquatici. 

Per giungere alle loro conclusioni, i ricercatori hanno testato il modo in cui le piante reagiscono in diversi scenari quando vengono introdotte in suoli con la presenza di partner batterici con diversi livelli di produzione di azoto, scoprendo che le piante trattano in modo diverso i ceppi batterici che hanno una capacità “intermedia” di produrre sostanze nutritive, a seconda dalla disponibilità di altri ceppi.

Era già noto che alcune piante smettono di investire in batteri che non forniscono azoto, ma interrompendo la fornitura di zuccheri, lo Studio ha dimostrato che le piante prendono decisioni più sottili.

Questo studio dimostra che le piante hanno un meccanismo che permette loro di mettere a confronto i diversi batteri e di assumere decisioni di investimento sagge – ha affermato Laura Clark, uno dei due principali autori principali della ricerca – Sono rimasta veramente sorpresa dal fatto che le piante potessero fornire zuccheri in proporzioni corrispondenti all’azoto fornito“.

C’è bisogno di dare maggior sostegno all’agricoltura sostenibile e di cambiare gli attuali sistemi alimentari globali.
A settembre ci sarà il Vertice sui sistemi alimentari convocato dal Segretario delle Nazioni Unite, Antonio Guterres con l’obiettivo di coinvolgere tutti gli attori nei passaggi inevitabili che devono essere intrapresi per un cambiamento in grado di proteggere la salute umana e quella del Pianeta.
E una dieta alimentare ricca di proteine vegetali quale quelle delle leguminose è uno dei passaggi che vengono raccomandati per ridurre il consumo di proteine animali da allevamenti

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