27 Novembre 2022
Cambiamenti climatici

Gran Paradiso: le trasformazioni dell’area glaciale e periglaciale

Nell’ambito del Progetto “L’Adieu des glaciers”, a Forte di Bard (Valle d’Aosta) si è aperta la Mostra iconografica e scientifica (9 luglio – 13 novembre 2022) tra i ghiacciai valdostani, che dopo il Monte Rosa (2020) e il Monte Cervino (2021) quest’anno indaga le trasformazioni che interessano il Gran Paradiso, nel Centenario dell’istituzione del Parco Nazionale.

Ha preso il via la MostraIl Gran Paradiso: ricerca fotografica e scientifica” allestita al Forte di Bard (AO) dal 9 luglio al 13 novembre 2022, terza tappa del Progetto “L’Adieu des glaciers: ricerca fotografica e scientifica” che dal 2020 propone un viaggio iconografico e scientifico tra i ghiacciai dei principali Quattromila della Valle d’Aosta (Monte Rosa, Monte Cervino, Gran Paradiso e Monte Bianco) per raccontare la storia delle loro trasformazioni.

La tragedia della Marmolada ha creato l’allerta per lo stato di salute degli altri ghiacciai italiani perché l’innalzamento delle temperature negli ultimi decenni per effetto dei cambiamenti climatici li sta sottoponendo a forte disequilibrio e devono essere costantemente monitorati.

Il Rapporto speciale sull’oceano e la criosfera in un clima che cambia (SROCC) del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC) aveva evidenziato come con gli scenari di alte emissioni, i ghiacciai in Europa potrebbero perdere fino all’80% della loro massa entro il 2100, influenzando negativamente le attività ricreative, turistiche e culturali. Non solo, l’arretramento dei ghiacciai in alta montagna ammoniva l’IPCC avrebbe contribuirà ad alterare la disponibilità e la qualità dell’acqua a valle, con conseguenze per molti settori quali agricoltura e idroelettrico, come stiamo tristemente sperimentando questa estate. Sulle Alpi, la catena che fornisce il 40% di acqua dolce al vecchio Continente, quasi la metà dei ghiacciai è scomparsa da quando è iniziato il monitoraggio.

Dopo aver esplorato il gruppo del Monte Rosa e il Monte Cervino, L’Adieu des glaciers il viaggio alla scoperta della storia e dello stato di salute dei ghiacciai italiani prosegue con il focus interamente dedicato al Gran Paradiso nell’anno in cui si celebrano i cento anni dall’istituzione del Parco Nazionale, indagando l’area glaciale e periglaciale compresa tra le valli di Cogne, Valsavarenche, Valle di Rhêmes, Valgrisenche, Valle Soana e Valle Orco.

I curatori del progetto sono Enrico Peyrot, fotografo e storico della fotografia e Michele Freppaz, professore del Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell’Università di Torino, che si è occupato della parte scientifica. Per la parte della mostra dedicata alla ricerca scientifica hanno contribuito più di 80 autori che hanno risposto all’invito lanciato dal Comitato Glaciologico Italiano (CGI) e dalla Cabina di Regia dei Ghiacciai Valdostani per raccogliere dati inerenti alle ricerche condotte prevalentemente nei gruppi del Gran Paradiso ma anche del Grande Sassière-Rutor, che forniscono un’analisi dettagliata delle caratteristiche ambientali di questi territori, costituiti da ghiacciai, praterie, laghi e da una straordinaria biodiversità.

Nel massiccio del Gran Paradiso si contano più di 60 ghiacciai che coprono una superficie di circa 29 km2, tre quarti della quale sul versante valdostano. Anche questi ambienti subiscono gli effetti del riscaldamento globale. Un’accurata analisi climatologica condotta da Luca Mercalli e collaboratori evidenzia come nel Gruppo del Gran Paradiso le temperature siano aumentate di 1,5 °C dal 1994 in poi, pari a uno spostamento delle fasce climatiche di quasi 300 metri verso l’alto. I ghiacciai rispondono a questa alterazione del clima arretrando e perdendo volume, fenomeni percepibili a occhio nudo, con i confronti fotografici e grazie alle preziose serie storiche di misure prese sul terreno.

Dal 1993 il Corpo di Sorveglianza del Parco Nazionale del Gran Paradiso collabora con il Comitato Glaciologico Italiano nel monitoraggio e nelle misurazioni frontali della maggior parte dei ghiacciai dell’area protetta. La serie storica quasi trentennale di osservazioni evidenzia l’inarrestabile processo di arretramento di tutte le fronti glaciali misurate, con una media di -12,8 m/anno dal 1993 (-13,1 m nel 2021).

Il Ghiacciaio del Grand Etrèt rappresenta il “sorvegliato speciale” del Parco. Dal 1999, infatti, alla misurazione frontale si affianca l’esecuzione del bilancio di massa. I 20 anni di bilanci di massa negativi su 22 destano preoccupazione per la salute del ghiacciaio, che dal 1999 ha perso per fusione uno spessore medio di 22m di ghiaccio, vedendone dimezzata la superficie.

Altro sorvegliato speciale è il Ghiacciaio Ciardoney. Dopo le prime osservazioni negli anni ’70 del Novecento, viene monitorato dalla Società Meteorologica Italiana dal 1986 per le variazioni frontali, e dal 1992 per il bilancio di massa. La fronte si è ritirata di circa 350 m dal 1986 e di 500 m dal 1971.

Altri ghiacciai oggetto di studio ad opera dell’ARPA Valle d’Aosta sono il Timorion e il Rutor, anch’essi interessati da uno stato di generale, progressiva e intensa riduzione della massa glaciale.  Le aree recentemente deglacializzate rivestono una importante rilevanza scientifica, costituendo dei veri e propri laboratori per lo studio dei processi legati all’evoluzione dei suoli e alla colonizzazione della vegetazione, senza dimenticare la formazione di nuovi laghi, come quello di Grand Croux, monitorato dai tecnici della Fondazione Montagna Sicura.

Anche l’edizione 2022 del progetto L’Adieu des glaciers è frutto di ricerche volte a promuovere il patrimonio fotografico – opere e autori, archivi e collezioni – per lo più inedito e tendenzialmente storico-analogico. Le indagini, con l’obiettivo di individuare soggetti fotografici relativi ai soli ramificati versanti geomorfologici valdostani, sono state condotte presso archivi pubblici, associazioni e privati in ambito valdostano, e in Piemonte presso il CGI , la GAM (Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea) e il Museo Nazionale della Montagna Duca degli Abruzzi (Torino).

In mostra, dunque, un “paradiso” fotografico nel quale immergersi e smarrirsi tra stampe originali e fine art. La produzione fotografica, storica e contemporanea rivela la convivenza di creazioni formalmente contemplative della natura accanto alle fotografie scientifico-documentali realizzate nell’ambito dello studio e della gestione del ricco patrimonio naturale.

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