Sostenibilità

ASviS: Italia su un sentiero di sviluppo insostenibile

L’annuale Rapporto “L’Italia e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile” dell’ASviS, presentato il 16 ottobre 2024, evidenzia come i progressi fin qui compiuti dall’Italia siano “insufficienti”, proponendo 6 linee di intervento per cambiare rotta.

L’Italia procede su un sentiero di sviluppo insostenibile e, nonostante gli impegni presi a livello internazionale anche con la firma del Patto sul Futuro, le scelte del Paese risultano insufficienti per raggiungere i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030. Dei 37 obiettivi quantitativi legati a impegni europei e nazionali, solo otto sono raggiungibili entro la scadenza del 2030, 22 non lo sono e per altri sette il risultato è incerto. È urgente e necessario un profondo cambiamento di approccio e di passo, mettendo lo sviluppo sostenibile al centro di tutte le politiche, accelerando (non ritardando) le transizioni ecologica e digitale, lottando efficacemente contro le disuguaglianze, anche territoriali, sfruttando le opportunità derivanti dalle nuove normative europee sulla sostenibilità nelle imprese e sulla rigenerazione dei territori, e dalla modifica della Costituzione del 2022 per tutelare i diritti delle nuove e future generazioni.

È quanto emerge dalIX Rapportoannuale“L’Italia e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. Coltivare ora il nostro futuro”, presentato il 16 ottobre 2024 nel corso di un evento indiretta streamingdall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), il documento che dal 2016 fa il punto della situazione relativamente all’Agenda 2030 delle Nazioni Unite grazie al contributo di quasi 1.000 esperti messi a disposizione dalle oltre 320 organizzazioni aderenti all’Alleanza e agli strumenti statistici innovativi che caratterizzano la pubblicazione.

“La sostenibilità non è semplicemente una questione legata all’energia o al clima, risolvibile con interventi marginali o piccoli aggiustamenti nelle politiche pubbliche presentati come trasformazioni epocali, mentre sono spesso espedienti di greenwashing e socialwashing– ha affermato il Direttore scientifico dell’ASviS,Enrico Giovannini–La costruzione dello sviluppo sostenibile richiede una visione sistemica e la consapevolezza che ogni ritardo aumenta la portata delle crisi e i costi della transizione. Il titolo del Rapporto di quest’anno, ‘Coltivare ora il nostro futuro’, esprime l’urgenza di operare adesso, nonostante le difficoltà, per prenderci cura gli uni degli altri e del pianeta di cui facciamo parte attraverso azioni concrete e trasformative, pubbliche e private, orientate ad uno sviluppo pienamente sostenibile. Per riuscirci dobbiamo prendere sul serio gli impegni che sottoscriviamo a livello internazionale ed europeo, gli avvertimenti della scienza, i principi della Costituzione, le aspirazioni delle persone e dobbiamo agire di conseguenza, senza esitazioni, con il senso di urgenza che l’attuale condizione impone”.

I dati del Rapporto descrivono con chiarezzal’enorme ritardo dell’Italia nel percorso per raggiungere i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030(Sustainable Development Goals – SDGs). Tra il 2010 e il 2023,il Paese ha registrato:
– peggioramenti per 5 Goal
:povertà,disuguaglianze,qualità degli ecosistemi terrestri,governance e partnership;
–limitati miglioramentiper 6 Goal:cibo,energia pulita,lavoro e crescita economica,città sostenibili,lotta al cambiamento climaticoequalità degli ecosistemi marini;
–miglioramenti più consistentiin 5 Goal:salute,educazione,uguaglianza di genere,acqua e igiene,innovazioni;-un unico miglioramento molto consistente interessal’economia circolare.

Le proiezioni, elaborate sulla base della metodologia Eurostat, rivelano che su37 indicatori analizzati,22 non sono raggiungibili,7 mostrano un andamento discordantee8 sono invece raggiungibili.

La situazione appare ancora più grave se si considerail divario tra le preoccupazioni della popolazione e l’azione politica. Secondo recenti sondaggi,9 italiani su dieci sono preoccupati per lo stato degli ecosistemi eil 62% è convinto che il pianeta stia raggiungendo pericolosi “punti di rottura” e chiede una transizione ecologica più rapida e incisiva, mentreil 93% ritiene che l’Italia debba rafforzare i propri impegni nella lotta al cambiamento climatico.

A queste preoccupazioni si aggiunge il fatto chesolo il 25% crede che le decisioni del Governo siano prese a beneficio della maggioranza del Paese(contro una media del 39% nei Paesi G20) esolo il 21% pensa che il Governo stia operando pensando alle prospettive del Paese a lungo termine(37% nei Paesi G20).

Le proposte dell’ASviS per mettere la sostenibilità al centro delle politiche
L’ASviS avanza numerose proposte e interventi “di sistema” per migliorare le politiche nazionali ed europee. L’Italia in particolare deveattuare con urgenza la Strategia Nazionale di Sviluppo Sostenibile, approvata dal Governo nel settembre 2023 e poi dimenticata, e unProgramma per la coerenza delle politiche per lo sviluppo sostenibile, mettendo l’attuazione dell’Agenda 2030 al centro delle decisioni politiche. In un’epoca segnata dalla crisi climatica e dalla crescente perdita di biodiversità è inoltre essenzialerispettare gli accordi internazionali e garantire una gestione sostenibile degli ecosistemi. In questo contesto si inserisce la necessità diapprovare una Legge sul Clima, per guidare il Paese verso la neutralità carbonica entro il 2050. È essenziale poi dare priorità all’attuazione dellaDichiarazione sulle Future Generazioniallegata alPatto per il Futuro, approvato all’Assemblea generale delle Nazioni Unite (UNGA79) il 23 settembre: impegno che dovrebbe coinvolgere maggiormente i giovani nella vita democratica e decisionale del Paese, non solo un atto di giustizia, ma una scelta indispensabile per garantire un futuro inclusivo e sostenibile.

“L’Italia deve definire un Piano d’accelerazione nazionale per conseguire gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, affidandone la responsabilità direttamente alla Presidenza del Consiglio– ha dichiaratoMarcella Mallen, co-Presidente dell’ASviS –Sul fronte sociale, per ridurre le disuguaglianze è essenziale contrastare la povertà e la precarietà del lavoro, garantire l’assistenza agli anziani non autosufficienti e redistribuire il carico fiscale. Occorre poi ottimizzare le risorse e l’organizzazione dei servizi sanitari, mitigare l’impatto della crisi climatica sulla salute e affrontare problemi interconnessi come il disagio psichico, le dipendenze e le violenze familiari e di genere. Di pari passo occorre promuovere l’inclusione, potenziare i servizi per l’infanzia. È necessario inoltre aumentare l’occupazione femminile e prevenire le discriminazioni multiple, oltre a ridurre la fragilità sul mercato del lavoro di donne, giovani e immigrati”.

Anche l’UE, nonostante l’integrazione degli SDGs nelle politiche comunitarie nella legislatura 2019-2024,stenta a rispettare la tabella di marcia per raggiungere l’Agenda 2030.
Secondo l’analisi dell’ASviS, tra il 2010 e il 2022 gli indici sintetici registrano una crescita molto consistente solo nel caso dell’uguaglianza di genere, aumenti significativi per energia pulita, lavoro e crescita economica, e innovazione, dinamiche moderatamente positive per 10 Goal, e peggioramenti per la qualità degli ecosistemi terrestri e la partnership. Al contrario di ciò che accade per l’Italia, su 17 obiettivi quantitativi definiti ufficialmente dall’UE,10 sono raggiungibili entro il 2030, solo 5 non sono raggiungibili e per 2 il giudizio resta sospeso. Positivo è il fatto che la Presidente Ursula von der Leyen abbia riaffermato l’impegno per realizzare politiche ambientali, economiche e sociali nella direzione dello sviluppo sostenibile, nonostante il difficile contesto geopolitico, e che abbia inserito nelle lettere di missione dei nuovi Commissari l’obiettivo di raggiungere gli SDGs di propria competenza.

“Valutiamo positivamente che gli Orientamenti politici per la legislatura 2024-2029 siano in linea con il Manifesto che l’ASviS aveva pubblicato a maggio scorso, prima delle elezioni europee– ha sottolineatoPierluigi Stefanini, c-Presidente dell’ASviS –e riteniamo che il programma 2025 delle attività della Commissione debba essere strutturato come un vero e proprio ‘Piano di accelerazione trasformativa’ per il raggiungimento degli Obiettivi dell’Agenda 2030, come richiesto dal vertice ONU del settembre 2023 a tutti i Paesi. Il Green Deal europeo rappresenta un elemento irrinunciabile delle politiche dell’Unione, così come il Pilastro dei diritti sociali. L’Italia deve contribuire positivamente alle riforme istituzionali dell’Unioneeuropea verso una maggiore integrazione e il rafforzamento del bilancio europeo, condizioni necessarie per attuare quanto proposto anche nei Rapporti di Enrico Letta e Mario Draghi”.

I 4 “game changer” da cui dipende il futuro dell’Italia
Secondo l’ASviS le scelte dell’Italia sono segnate da 4 possibili “game changer” che potrebbero influenzare profondamente il futuro del Paese:
– il primo è legato allaLegge sull’autonomia differenziata che rischia di aggravare le disuguaglianze tra territori, compromettendo la sostenibilità dei conti pubblici e il coordinamento delle politiche necessarie per raggiungere gli SDGs, per cui è essenziale limitare le sovrapposizioni tra Stato e Regioni, assegnando al primo la gestione esclusiva di settori strategici come infrastrutture ed energia;
– il secondo dipende dalleDirettive europee sulla rendicontazione di sostenibilità delle imprese: una svolta per il sistema produttivo, chiamato a garantire maggiore trasparenza e ad assumere nuove responsabilità in ambito sociale e ambientale;
– il terzo deriva dal nuovoRegolamento europeo sul ripristino della natura, che vincola gli Stati membri a ripristinare gli ecosistemi degradati, innescando non solo miglioramenti ambientali ma anche generando nuova e qualificata occupazione, specialmente nelle aree urbane, dove si impone tra l’altro lo stop al consumo di suolo;
-il quarto scaturisce dallariforma della Costituzione, avvenuta nel 2022 grazie anche all’iniziativa dell’ASviS,che introduce tra i principi costituzionali quello di tutelare l’ambiente, gli ecosistemi e la biodiversitàanche nell’interesse delle future generazioni, e stabilisce che l’attività economica non può svolgersi a danno della salute e dell’ambiente. La recente sentenza della Corte Costituzionale (n. 105/2024) rafforza questo principio, affermando che la tutela dell’ambiente è un valore assoluto. In questa logica, ASviS propone che la futura legislazione sia sottoposta a una “valutazione d’impatto generazionale”.
L’opportunità unica di trasformare il modello di sviluppo dell’Italia in una direzione più equa e sostenibile dipende dalla capacità di agire rapidamente e con decisione oggi. L

L’Agenda 2030 nel mondo
Come emerge dal primo capitolo del Rapporto, anche a livello globale il percorso per attuare l’Agenda 2030 è drammaticamente incerto. A soli sei anni dalla fine del 2030,solo il 17% dei Target globali monitorati sembra destinato a essere raggiunto, mentre peralmeno un terzo dei Target si registra un arresto o addirittura un peggioramento. Motivo per cui, le Nazioni Unite, attraverso il “Patto sul Futuro”, hanno individuato56 azioni su cui i leader mondiali di sono impegnati, riguardanti5 aree prioritarie:sviluppo sostenibile,finanza,pace e sicurezza,cooperazione tecnologicaerafforzamento della governance globale. Molte delle azioni sono finalizzate a migliorare la governance mondiale,riformando l’ONU(compreso il Consiglio di Sicurezza), l’Organizzazione mondiale del commercio(WTO)e legrandi istituzioni internazionali, e riconoscendo ildiritto dei Paesi emergenti e in via di sviluppo ad assumere ruoli maggiori in esse.

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