6 Luglio 2022
Regioni Territorio e paesaggio

Ecosistema urbano 2021: l’immobilismo delle città italiane

L’annuale Rapporto “Ecosistema urbano” di Legambiente con la collaborazione di Ambiente Italia e “Il Sole 24 Ore”, conferma che nell’anno della pandemia le performance e le politiche ambientali dei Capoluoghi di provincia evidenziano le stesse emergenze degli anni passati per quanto attiene trasporti pubblici, parco auto circolanti, elevati livelli di smog, perdite della rete idrica, con poche note positive, tra cui la crescita della raccolta differenziata e delle infrastrutture ciclabili. In testa alle città più virtuose c’è Trento, seguita da Reggio Emilia, Mantova, Cosenza e Pordenone. Ultime Brindisi, Catania e Palermo. Tra le Metropoli fa eccezione Milano, proiettata al futuro.

Nel corso di un webinar in diretta “Città Italia: i cambiamenti che guidano la ripartenza”, sono stati presentati oggi (8 novembre 2021) i dati di “Ecosistema urbano 2021”, l’annuale ricerca di Legambiente realizzata con la collaborazione scientifica dell’Istituto di ricerche Ambiente Italia e dell’editoriale de Il Sole 24 Ore sulle performance ambientali dei capoluoghi di provincia, con scopo è di “misurare la ‘febbre’ ambientale delle città capoluogo e l’efficacia delle prescrizioni messe in atto dalle amministrazioni pubbliche per rendere le città più sostenibili”..

Come ogni anno, il Rapporto prende in considerazioni oltre 125mila dati di 105 Capoluoghi di provincia che vengono sintetizzati in 18 indicatori riferibili a 3 macro-classi (indicatori di pressione; indicatori di stato; indicatori di risposta) che coprono 6 principali aree tematiche (ariaacquarifiutimobilitàambiente urbanoenergia), che derivano tutti da dati originali raccolti da Legambiente, eccezion fatta per: uso efficiente del suolo (elaborazione Legambiente su dati ISPRA e Istat); capacità di depurazione e verde (Istat); tasso di motorizzazione e incidenti stradali (ACI e ACI-Istat).

Per ciascuno di questi 18 indicatori ogni città ottiene un punteggio normalizzato variabile da 0 a 100. Il punteggio finale è successivamente assegnato definendo un peso per ciascun indicatore che oscilla tra 3 e 15 punti, per un totale di 100. La mobilità rappresenta il 25% complessivo dell’indice, seguita da aria e rifiuti (20%), acqua e ambiente urbano (15%) ed energia (5%). È stata confermata la scelta di privilegiare gli indicatori di risposta che misurano le politiche intraprese dagli enti locali (infatti pesano per oltre la metà del totale, il 59%), mentre gli indicatori di stato valgono il 20% e gli indicatori di pressione il 21%.

Va ricordato che esclusivamente per quanto riguarda i due indicatori relativi al trasporto pubblico le città vengono suddivise in tre gruppi omogenei per dimensione demografica e che viene computata anche la mancata risposta: in quest’ultimo caso è infatti attribuito un punteggio negativo (malus) proporzionale ai punti teoricamente assegnabili per i quali non sono state fornite informazioni e che comporta una riduzione del punteggio finale compresa tra 0,8 a 7,2 punti percentuali.

Ecosistema urbano 2021 viene così sintetizzato:
Più auto in circolazione e un crollo quasi uniforme nell’utilizzo del trasporto pubblico. Livelli di smog e di perdite lungo la rete idrica che rimangono preoccupanti. Poche note positive che poco incidono sul trend complessivo: tra tutte, l’aumento della raccolta differenziata e dei chilometri di piste e infrastrutturazioni ciclabili. Nel 2020 segnato dall’emergenza pandemica, i capoluoghi italiani non migliorano le loro performance ambientali: se è vero, infatti, che il Covid-19 colpisce anzitutto le città, modificandone contorni, regole e indirizzi, le emergenze urbane evidenziate negli anni precedenti rimangono le medesime e riflettono un sostanziale immobilismo nelle politiche improntate alla sostenibilità, seppur con qualche importante eccezione e best practice cui guardare per tracciare la rotta del cambiamento su scala nazionale”.

Soltanto Trento supera l’80% (84,71%), confermandosi in testa alla classifica generale con un miglioramento delle performance nell’uso di suolo e nelle concentrazioni di NOe PM10, un aumento della raccolta differenziata e delle infrastrutture ciclabili. Al 2° posto troviamo Reggio Emilia (77,89%) che aumenta lo spazio dedicato ai pedoni e alla ciclabilità (prima in assoluto per piste ciclabili equivalenti) e il numero di alberi piantumati. Al gradino più basso del podio c’è Mantova (75,14%) che migliora le performance sulla qualità dell’aria, diminuisce le perdite della rete idrica e aumenta la differenziata. Chiudono la top five Cosenza (4° posto con il 74,21%) che diminuisce le perdite della rete idrica e i consumi domestici d’acqua, registra il maggior incremento d’infrastrutture ciclabili e migliora in produzione di rifiuti e uso del suolo, e Pordenone (5° posto con il 73,30%) che migliora nelle perdite della rete idrica (seconda città più virtuosa nel contenerle), diminuisce la produzione di rifiuti e cresce nella raccolta differenziata.

Fanalini di coda Brindisi (30,03%), Catania (29,38%) e Palermo (26,60%), rispettivamente al 103°, 104° e 105° posto della classifica: saltano agli occhi, in particolare, lo zero assoluto guadagnato da Brindisi nell’uso efficiente di suolo e l’ultimo posto nella raccolta differenziata occupato da Catania, che tuttavia è anche la città più virtuosa per consumi idrici. Ultima Palermo che aumenta la produzione di rifiuti pro capite e il numero di auto circolanti, ma in positivo registra un incremento dei passeggeri del servizio di tpl, in controtendenza rispetto alla media delle altre città.

“Ecosistema Urbano fotografa un Paese in buona misura fermo, che torna addirittura indietro su alcuni indicatori ambientali: già nello scenario pre-pandemico, il rapporto descriveva capoluoghi che faticavano a decollare nelle politiche di sostenibilità, contribuendo a conflitti con l’Europa e a procedure d’infrazione, come per la depurazione delle acque o la qualità dell’aria. Il periodo pandemico, al netto di alcuni miglioramenti, ha complicato le cose – ha dichiarato il Presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani – Ora, però, nell’ambito del PNRR si apre una possibilità per invertire la rotta: sono i bandi pubblicati dai Ministeri per l’assegnazione di risorse da destinare alla differenziata e alla costruzione di impianti di riciclo, alla nuova mobilità, alla forestazione urbana, al ciclo integrato delle acque. Essenziale sarà la capacità degli uffici tecnici delle città di sottoporre progetti adeguati che rispettino i criteri ambientali stringenti imposti dall’UE, ma anche un loro affiancamento da parte di strutture tecniche pubbliche centrali, per sopperire alla carenza cronica di personale e competenze delle amministrazioni locali”.

Ecosistema Urbano dedica spazio a quelle realtà che, a Nord come a Sud, presentano buoni esempi di sostenibilità non sempre visibili guardando ai soli numeri e alle sole statistiche. Nell’edizione 2021 sono inserite 18 buone pratiche. È il caso, ad esempio, della rivoluzione partita dalla periferia est di Napoli, quartiere di San Giovanni a Teduccio, dov’è stata avviata la prima comunità energetica rinnovabile e solidale del Paese; del Distretto dell’Economia Civile della provincia di Lucca, nato in piena pandemia; dei tre milioni di nuovi alberi che entro il 2030 saranno piantumati nell’ambito del progetto “ForestaMI” o del primo parcheggio per biciclette, aperto alla stazione Cordusio, linea 1 rossa della metropolitana, a Milano. E ancora, il caso di Cagliari, dove un progetto ha consentito il recupero delle acque reflue in uscita dai depuratori, un tempo lasciate defluire a mare e oggi impiegate per annaffiare i giardini pubblici. Il progetto della Superciclabile che collegherà Firenze con Prato: 15 chilometri che daranno una svolta all’intero sistema di mobilità in un quadrante molto congestionato dal traffico e tagliato in due dall’Autostrada del Sole.

 

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