Secondo l’annuale Rapporto “State of the Climate” dell’American Meteorological Society (AMS), giunto alla 36ma edizione, le concentrazioni di gas serra, il livello globale del mare e il contenuto termico degli oceani hanno tutti raggiunto livelli record nel 2025.
Il 2025 per il clima è stato l’anno dei record per concentrazioni di gas serra, temperatura globale su terra e oceani, livello globale del mare, contenuto di calore degli oceani e perdita di massa dei ghiacciai.
La conferma arriva dall’annualeRapporto“State of the Climate 2025”, giunto alla 36ma edizione di una serie peer-review e pubblicato come di consueto in estate come supplemento speciale al Bulletin of the American Meteorological Society (BAMS), la rivista di punta dell’AMS, che costituisce unasintesi autorevole e completa del sistema climatico globale.
II Rapporto, compilato dai Centri nazionali per l’informazione ambientale (NCEI) della NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration), coni contributi di 625 scienziati di 60 Paesi e il supporto di decine di migliaia di misurazioni da più set di dati indipendenti, amplia la comprensione dei cambiamenti climatici e integra il lavoro svolto dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) per il suo Rapporto sullo Stato del Climae dal Copernicus Climate Change Service (C3S) per loStato del Clima in Europa.
“Il rapporto ‘State of the Climate’ è un’iniziativa internazionale collaborativa e completa volta a valutare i parametri annuali relativi ad atmosfera, oceani e criosfera– afferma il Presidente dell’AMS,Alan Sealls–Si tratta di dati sottoposti a revisione paritaria che offrono un quadro globale della situazione attuale — in relazione a parametri di riferimento — e della velocità con cui avvengono i cambiamenti. Si può paragonare al check-up medico annuale: il rapporto ‘State of the Climate’ è infatti strettamente legato alla salute di tutti gli ecosistemi, poiché fornisce misurazioni e tendenze fondamentali che orientano la pianificazione a lungo termine di enti, comunità, imprese e singoli cittadini”.

Tra i risultati più significativi del Rapporto State of the Climate 2025 figurano:
– Le concentrazioni di gas serra sulla Terra sono state le più alte mai registrate. Anidride carbonica (CO2), metano e protossido di azoto – i principali gas serra atmosferici della Terra – hanno nuovamente raggiunto concentrazioni record nel 2025. Il livello medio globale di CO2 ha raggiunto le 425,6 ± 0,1 parti per milione, un aumento del 53% rispetto al livello preindustriale di circa 278 parti per milione. . Anche le emissioni derivanti da combustibili fossili hanno segnato un record nel 2025, attestandosi su una stima di 10,3 ± 0,5 petagrammi di carbonio all’anno: un valore più che triplo rispetto ai 3,0 ± 0,2 petagrammi annui registrati negli anni ‘60.
–Temperature da record o prossime al record sono state registrate in tutto il mondo. La temperatura media globale del 2025 (su terra e oceani) è risultata tra le tre più alte mai rilevate, sulla base di dati che risalgono alla metà del XIX secolo. Nel Pacifico orientale si sono verificate condizioni di neutralità o simili a quelle di La Niña per tutto l’anno, rendendo il 2025 l’anno più caldo mai registrato in assenza di condizioni di El Niño. L’Europa ha vissuto l’anno più caldo della sua storia, mentre Russia, Cina, Repubblica di Corea e Argentina hanno registrato, ciascuna, il secondo anno più caldo. Tutti e cinque i principali set di dati sulla temperatura globale utilizzati per l’analisi del rapporto concordano nel ritenere che gli ultimi 11 anni (2015-2025) siano stati gli 11 più caldi mai registrati.
–Nonostante le condizioni di fase fredda dell’ENSO e di La Niña debole, le temperature superficiali del mare si sono attestate su livelli prossimi ai massimi storici. Nel corso del 2025, condizioni di fase fredda dell’ENSO si sono alternate a fasi di La Niña debole. Malgrado le temperature più basse registrate nel Pacifico equatoriale per gran parte dell’anno, la temperatura superficiale media globale degli oceani è risultata la terza più alta mai registrata in una serie storica di 172 anni, superando di 0,38 °C la media del periodo 1991–2020. Circa l’87% della superficie oceanica è stato interessato da almeno un’ondata di caldo marino nel 2025, mentre solo il 26% ha registrato almeno un episodio di freddo marino.
–Il contenuto termico degli oceani e il livello medio globale del mare hanno raggiunto i valori più alti mai registrati. Nell’ultimo mezzo secolo, gli oceani hanno immagazzinato quasi il 90% dell’energia in eccesso trattenuta nel sistema terrestre a causa dei gas serra e di altri fattori. Il contenuto termico globale degli oceani, misurato dalla superficie fino a una profondità di 2.000 metri, ha continuato ad aumentare, toccando nuovi massimi storici nel 2025. Il livello medio globale del mare ha raggiunto un nuovo record per il 14° anno consecutivo, attestandosi a circa 11,12cm al di sopra della media del 1993, anno di inizio delle misurazioni tramite altimetria satellitare. Dal 2005, il riscaldamento degli oceani ha contribuito all’innalzamento del livello del mare per una media di 1,6 ± 0,3 millimetri all’anno, mentre la fusione delle calotte glaciali e dei ghiacciai ha contribuito per una media di 2,0 ± 0,4 millimetri nello stesso periodo.
–L’Artico ha registrato temperature vicine ai livelli record, vivendo il secondo anno più caldo da quando sono iniziate le rilevazioni, 126 anni fa. Le temperature dell’aria in superficie nella regione artica stanno aumentando a una velocità circa tre volte superiore alla media globale; anche le precipitazioni sono in aumento in tutta l’area. In risposta all’incremento delle precipitazioni e delle temperature, la vegetazione della tundra si è espansa: il 2025 ha segnato il terzo valore più alto mai registrato in termini di “verde” (greenness), un indicatore della crescita della vegetazione e della produttività. Per quanto riguarda le acque artiche, l’estensione massima del ghiaccio marino nel 2025 è risultata la più bassa dei 47 anni di rilevazioni, mentre l’estensione minima è stata l’undicesima più bassa. Anche lo spessore del ghiaccio marino, correlato alla sua età, è diminuito nel tempo. Il ghiaccio con più di quattro anni di età è ormai quasi assente: nel settembre 2025 se ne contavano appena 95.000 chilometri quadrati, contro gli 1,5 milioni di chilometri quadrati degli anni ’80.
–L’Antartide ha registrato un caldo record e livelli di ghiaccio marino costantemente bassi. Il continente ha vissuto l’anno più caldo dall’inizio delle rilevazioni nel 1979. La fusione superficiale sul continente è stata superiore alla media sulla maggior parte delle piattaforme glaciali, mentre sulla Penisola Antartica ha sfiorato livelli record all’inizio di gennaio. Nelle aree circostanti il continente, l’estensione del ghiaccio marino è rimasta inferiore alla media nel 2025, confermando una tendenza in atto da quasi un decennio. I valori massimi e minimi giornalieri annuali dell’estensione del ghiaccio marino si sono attestati, rispettivamente, al terzo e al quarto posto tra i più bassi mai registrati.
– I ghiacciai di tutto il mondo hanno continuato a sciogliersi. I ghiacciai terrestri hanno continuato a perdere ghiaccio per il 38° anno consecutivo, registrando una perdita media equivalente a oltre un metro d’acqua per il quarto anno di fila. Circa il 41% della perdita subìta dai ghiacciai dal 1976 a oggi si è verificato nell’ultimo decennio.
–L’attività dei cicloni tropicali è stata superiore alla media. Complessivamente, sono stati osservati 97 cicloni tropicali con nome durante le stagioni delle tempeste degli emisferi settentrionale e meridionale, un dato superiore alla media di 87 registrata nel periodo 1991–2020. Cinque tempeste hanno raggiunto l’intensità di Categoria 5. Tre di queste si sono verificate nel Nord Atlantico, eguagliando il secondo numero più alto mai registrato per quel bacino. L’uraganoMelissaè diventato uno dei più intensi uragani atlantici mai documentati, raggiungendo una velocità massima del vento di 190 miglia orarie e una pressione centrale minima di 892 hPa il 28 ottobre. Melissa ha toccato terra in Giamaica come tempesta di Categoria 5, causando devastazione nella parte occidentale dell’isola. La tempesta ha provocato 95 vittime e danni per almeno 12,2 miliardi di dollari USA. Nel bacino australiano si sono contate 12 tempeste con nome durante la stagione 2024-25, il numero più elevato registrato in una singola stagione dal 2005-06. A febbraio, il ciclone tropicaleZeliaha raggiunto l’intensità di Categoria 5 in mare aperto per poi toccare terra come tempesta di Categoria 4 nell’Australia Occidentale. AMarble Bar, i livelli delle inondazioni causate dalle intense precipitazioni hanno superato di quasi 2 metri i record precedenti.
