17 Ottobre 2021
Fonti rinnovabili Regioni

Neutralità climatica: il ranking della corsa delle Regioni

È lenta la corsa delle Regioni italiane verso l’obiettivo della neutralità climatica al 2050, come si evidenzia dal Rapporto di Italy for Climate, in collaborazione con l’ISPRA, nonostante il ruolo strategico che ricoprono con competenze in tutti i settori d’azione, dalla programmazione energetica a quella dei trasporti, dai processi autorizzativi all’organizzazione dei servizi pubblici.

Nessuna Regione italiana è in linea con gli obiettivi intermedi fissati a livello europeo per la neutralità climatica al 2030, ma ci sono 6 Regioni più virtuose che registrano migliori performance climatiche: Campania in testa, seguita da Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria e Marche; in coda alla classifica, ancora molto lontane dal target europeo, Toscana, Umbria, Lombardia e Veneto.

È quanto emerge da  “La corsa delle Regioni verso la neutralità climatica: il primo ranking delle Regioni italiane sul clima 2021”, il Rapporto che ha misurato e valutato le performance delle Regioni italiane in termini di impatto sul clima, realizzato, in collaborazione con ISPRA, da I4C – Italy for Climate, l’iniziativa promossa dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile (FoSS) che si pone l’obiettivo di promuovere l’attuazione di una Roadmap climatica per l’Italia, in linea con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, sostenuta da Chiesi, Conou, Davines, Edison, Erg, Illy, Italian Exhibition Group, H+K Strategies.

Lo Studio mira a supportare la transizione verso un’economia carbon neutral, stimolando il dibattito nazionale, sulla base dei risultati offerti: attualmente tutte le Regioni italiane devono fare di più per raggiungere l’obiettivo della neutralità climatica fissato dall’UE. Quantunque si evidenzino dei casi virtuoso, secondo il Rapporto, anche le Regioni in testa alla classifica dovranno migliorare in modo sensibile le proprie performance per raggiungere il traguardo della carbon neutrality entro il 2050 e rendere l’Italia protagonista di questa sfida.

Anche in Italia, come già fatto in Francia, Germania, Spagna e Regno Unito – ha dichiarato Edo Ronchi, Presidente della FoSS – serve una ‘legge per il clima”’ che consenta di raggiungere gli obiettivi climatici ed energetici nazionali al 2030 e che assegni anche alle Regioni target specifici e vincolanti, direttamente connessi all’ effettiva realizzazione degli impianti e degli interventi necessari al loro conseguimento”.

La classifica elaborata in base a 3 parametri chiave: emissioni di gas serra; consumi di energia; fonti rinnovabili (prendendo in considerazione i più recenti dati consolidati e ufficiali ovvero quelli del 2019, e analizzando i trend di miglioramento conseguite nel biennio precedente), evidenzia che metà delle Regioni italiane non ha ridotto le proprie emissioni di gas serra.

Guardando alle performance regionaliemerge che 14 Regioni su 20 hanno aumentato i propri consumi energetici e sul fronte delle fonti rinnovabili gran parte delle Regioni è molto distante dall’obiettivo al 2030, ad eccezione di un gruppo ristretto composto da Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige, Basilicata, Calabria e Molise. Nel biennio analizzato solo 6 Regioni hanno aumentato lievemente la quota di rinnovabili, mentre tutte le altre le hanno addirittura ridotte.

I risultati di questo studio –ha osservato Alessandro Bratti, Direttore generale dell’ISPRA – evidenziano le potenzialità e il ruolo delle amministrazioni locali nel contribuire al raggiungimento degli obiettivi climatici attraverso l’incentivazione di politiche di mitigazione sul territorio, in accordo con le politiche intraprese a livello centrale, soprattutto in quei settori, come l’agricoltura, i trasporti, il riscaldamento degli edifici dove maggiori sono le competenze e i margini di iniziativa a livello locale e regionale. L’ISPRA, insieme al Sistema Nazionale di Protezione Ambientale-SNPA, contribuisce alla raccolta e all’elaborazione dei dati necessari alla valutazione dello stato dell’ambiente di tali politiche”.

*Il gruppo è identificato in base al numero di indicatori (sui 6 totali) con una performance migliore della media nazionale. All’interno del gruppo l’ordine è alfabetico.

La classifica finale è stata stilata sulla base del numero di indicatori in cui ciascuna Regione presenta valori migliori della media nazionale.
In testa alla classifica si trova il gruppo costituito dalla Campania, prima, seguita da Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria e Marche con almeno 4 indicatori su sei migliori della media nazionale.

Il secondo gruppo è composto da Basilicata, Calabria, Molise, Sardegna, Sicilia, Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta, che presentano 3 indicatori su 6 migliori della media nazionale.

Più indietro un terzetto di Regioni, con solo 2 indicatori su 6 migliori della media nazionale, costituito da PugliaEmilia Romagna e Piemonte.

A chiudere la classifica il quartetto delle Regioni, con 5 indicatori su 6 al di sotto della media nazionale, composto da Toscana, Umbria, Lombardia e Veneto. Tutte queste Regioni registrano inoltre consumi di energia maggiori della media nazionale e in crescita, con una riduzione nell’ultimo biennio della quota dei consumi coperta dalle fonti rinnovabili.

Gli indicatori
L’indicatore delle emissioni di gas serra mostra come metà delle Regioni italiane nel biennio 2017-2019 non abbia ridotto le proprie emissioni di gas serra. Solo 2 Regioni (Lazio e Liguria, rispettivamente -11% e -7%) hanno raggiunto tagli annui che, se mantenuti, sarebbero in linea con un percorso di neutralità climatica. Un dato interessante emerge inoltre dal confronto delle emissioni pro capite della Campania, che si attestano a 3,3 tCO2eq, con le 12,2 della Sardegna, un divario a dir poco importante.

L’indicatore dei consumi energetici è quello che mostra la maggiore polarizzazione geografica, con le Regioni settentrionali (ad eccezione della Liguria) caratterizzate da consumi elevati, influenzati dal clima e anche dalla struttura economica. Il trend complessivo non è incoraggiante: ben 14 Regioni su 20 nel biennio analizzato hanno aumentato i propri consumi energetici.

Sul fronte dell’utilizzo di fonti rinnovabili, gran parte delle regioni italiane è molto distante dall’obiettivo intermedio al 2030, con l’eccezione di un gruppetto di Regioni definite “le rinnovabilissime” (Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige, Basilicata, Calabria, Molise) con almeno il 40% circa di consumi coperti da rinnovabili. Ma ad allarmare, considerando che entro il decennio in corso per allinearci alla neutralità climatica dovremo raddoppiare il contributo delle rinnovabili, è soprattutto che nel biennio considerato solo 6 Regioni hanno aumentato, e spesso di poco, la quota di rinnovabili, mentre tutte le altre le hanno addirittura ridotte.

Tra i dati contenuti nel Rapporto si scopre anche che 7 Regioni sono completamente “coal free” (Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia Romagna, Marche, Molise, Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta), ossia hanno azzerato i loro consumi di carbone, mentre altre 7 (Lombardia, Liguria, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Sardegna, Lazio e Puglia) da sole concentrano il 99% del consumo nazionale di carbone.

Dal report emerge inoltre che la Liguria è la Regione con meno automobili in circolazione, 550 ogni mille abitanti contro la media nazionale di oltre 660, mentre il Trentino Alto-Adige e la Valle d’Aosta superano abbondantemente la soglia delle mille auto ogni mille abitanti, più di una per ogni residente, abile o no alla guida. Leader nel fotovoltaico sono due regioni: le Marche e la Puglia, con oltre 700 Watt per abitante installati, il doppio della media nazionale.

Il report rappresenta un tassello fondamentale per il percorso dell’Italia verso gli obiettivi climatici ed energetici al 2030 e al 2050 soprattutto se consideriamo che ad oggi il Paese non dispone di una valutazione complessiva di quali siano i contributi delle singole Regioni al raggiungimento di questi obiettivi. Allo stesso modo non esistono ancora dei target regionali condivisi al 2030 e 2050 in materia di clima ed energia (se non quelli che alcune Regioni hanno voluto attribuirsi, ma senza poterne verificare la compatibilità con l’obiettivo nazionale della neutralità climatica).
Anche per questo diventa necessario alimentare un dibattito informato sui temi del clima e dell’energia in Italia attraverso un’ampia interlocuzione con imprese, istituzioni e opinione pubblica – ha sottolineato Andrea Barbabella, Coordinatore dell’iniziativa Italy for Climate – In questo contesto il ranking acquisisce un’importanza cruciale soprattutto se consideriamo il ruolo strategico ricoperto dalle Regioni e in particolare dalle Amministrazioni regionali, che hanno importanti competenze in tutti i settori d’azione, dalla programmazione energetica a quella dei trasporti, dai processi autorizzativi all’organizzazione dei servizi pubblici”.

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