Biodiversità e conservazioneFlora

Foreste: mobilitare finanziamenti per mantenere benefici

L’UNEP sottolinea l’importanza globale della conservazione delle foreste tropicali con un elevato rischio di deforestazione, che coprono circa 391 milioni di ettari e fornisce, al contempo, una panoramica globale dei finanziamenti pubblici e privati ​​per le foreste nel 2023, confrontando i flussi attuali con gli investimenti necessari per realizzare il potenziale delle foreste per affrontare i cambiamenti climatici, la perdita di biodiversità e il degrado del suolo. 

Due rapporti pubblicati la scorsa settimana dal Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) rilevano che le foreste tropicali più a rischio di perdita sono anche le più vitali per le persone e che bisogna triplicare entro il 2030 e sestuplicare al 2050 gli investimenti annuali nelle foreste, concentrandosi sulla protezione di quelle ad alto rischio.

“Le foreste non sono solo riserve di carbonio o habitat per la fauna selvatica: sono l’infrastruttura dei nostri sistemi alimentari, idrici ed economici globali– ha affermatoInger Andersen, Direttrice esecutiva dell’UNEP –Non investire nella protezione delle foreste tropicali ne compromette il vero valore, soprattutto nei Paesi che ogni giorno si trovano a dover affrontare compromessi straordinariamente complessi tra sviluppo e conservazione“.

Foreste ad alto rischio, rendimenti ad alto valore 
IlRapporto“High-risk forests, high-value returns: A co-benefits assessment for decision-makers”quantifica gli ampi benefici derivanti dalla protezione di 391 milioni di ettari di foreste tropicali ad alto rischio. Rileva che queste foreste, checoprono all’incirca le dimensioni dell’UE, generano rendimenti smisurati per la società:
–Regolazione delle acque, prevenendo l’emissione di 2,3 milioni di tonnellate di inquinanti azotati e di 527 milioni di tonnellate di sedimenti dai fiumi ogni anno, proteggendo l’acqua potabile, salvaguardando i bacini idrici e l’energia idroelettrica e sostenendo i sistemi di irrigazione. Queste foreste riciclano il 10-14% delle precipitazioni regionali e contribuiscono a mantenere i modelli pluviometrici e la portata dei fiumi, garantendo un approvvigionamento idrico affidabile.
– Sicurezza alimentare, soddisfacendo le esigenze nutrizionali di 10 milioni di persone ogni anno e sostenendo gli impollinatori delle colture, come api, uccelli e spargitori di semi.
– Energia e mezzi di sussistenza,fornendo prodotti da cui dipendono 25 milioni di persone a basso reddito per cucinare, riscaldarsi e integrare il proprio reddito.
– Resilienza ai disastri,agendo come cuscinetti naturali contro gli eventi meteorologici estremi, queste foreste prevengono ogni anno circa 81 miliardi di dollari di perdite legate ai disastri.

Il Rapporto sottolinea, inoltre, la necessità di bilanciare gli sforzi di conservazione con uno sviluppo equo, riconoscendo l’impatto socio-economico sulle comunità locali e sollecitando al contempo governi e investitori a destinare i finanziamenti alle foreste più minacciate.

Lo stato della finanza per le foreste
L’altroRapporto“Unlock. Unleash. Realizing forest potential requires tripling investments in forests by 2030” identifica per la prima volta l’entità del divario finanziario che ostacola la gestione sostenibile delle foreste, nonostante gli impegni assunti nell’ambito di accordi internazionali come leConvenzioni di Rio, l’Accordo di Parigi e ilQuadro globale sulla biodiversità di Kunming-Montreal (GBF).

I risultati principali del rapporto sullo stato delle finanze per le foreste.
–Finanziamento annuale attuale (2023): 84 miliardi di dollari in totale (75 miliardi di dollari da fonti pubbliche nazionali (88%); 3 miliardi di dollari da fonti pubbliche internazionali (3%); 7,5 miliardi di dollari da finanziamenti privati ​​(9%).
– Finanziamenti annuali richiesti da fonti pubbliche e private:300 miliardi di dollari entro il 2030 e 498 miliardi di dollari entro il 2050.

Il rapporto rileva undivario finanziario annuale di 216 miliardi di dollari tra gli attuali flussi finanziari e gli investimenti necessari per raggiungere gli obiettivi forestali globali entro il 2030, avvertendo che il capitale esistente destinato alla conservazione, al ripristino e all’uso sostenibile delle forestenon solo è insufficiente, maanche mal indirizzato.

Inoltre, gli incentivi perversi mettono in ombra gli investimenti positivi: i sussidi potenzialmente dannosi per l’ambiente destinati all’agricoltura superano i 400 miliardi di dollari all’anno, contribuendo alla perdita di 2,2 milioni di ettari di foresta ogni anno, un’area più di 30 volte più grande di Nairobi, la città che ospita la sede centrale dell’UNEP. 

Il rapporto sottolinea che per conciliare lo sviluppo economico con la tutela delle foreste sarà necessariodirottare i capitali dalle attività legate alla deforestazione e riallineare gli incentivi fiscali e politici con gli obiettivi di sicurezza alimentare e sostenibilità. 

Nel frattempo, nonostante centinaia di aziende si siano impegnate a raggiungere l’obiettivo zero deforestazione entro il 2030,gli investimenti nelle catene di approvvigionamento sostenibili restano minimi. 

Il rapporto delinea potenziali fonti per colmare il divario finanziario. Raccomanda inoltre di dare priorità ai finanziamenti per la protezione delle foreste, in quanto approccio altamente conveniente. Rispetto al ripristino forestale o ad altre attività che contribuiscono positivamente alle foreste,la protezione delle foreste richiede solo 32 miliardi di dollari dei finanziamenti aggiuntivi annuali necessari entro il 2030, pari all’80% della superficie totale richiesta.

L’UNEP si impegna a integrare l’azione forestale nei piani nazionali, comprese le strategie di mitigazione e adattamento climatico, incentivando la gestione forestale da parte delle comunità locali e collaborando con governi, imprese e istituzioni finanziarie percolmare il divario di investimenti forestali e dirottare i capitali dalle attività legate alla deforestazione.

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