Biodiversità e conservazione

COP16 di Cali: un bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?

Nonostante gli importanti risultati conseguiti per l’implementazione degli obiettivi previsti dal Kunming-Montreal Global Biodiversity Framework, la COP16 di Cali si è conclusa senza trovare un’intesa sulla “Strategia per la mobilitazione delle risorse” per garantire 200 miliardi di dollari all’anno entro il 2030 da tutte le fonti per supportare le iniziative sulla biodiversità in tutto il mondo, evidenziando una spaccatura tra i Paesi favorevoli alla creazione di un Fondo per la Natura (i Paesi in via di sviluppo) e quelli contrari alla creazione di un nuovo strumento finanziario multilaterale (i Paesi ricchi).

Dopo circa 12 ore di riunione in sessione plenaria, nella prima mattina del 2 novembre 2024 la Conferenza delle Parti della Convenzione ONU sulla biodiversità (CBD-COP16) di Calì è stata sospesa per mancanza del numero legale di delegati e gli ultimi punti rimasti in sospeso verranno ripresi in una data e in una sede che saranno successivamente comunicate,anche seprima erano stati approvati punti importanti per implementare i 23 obiettivi al 2030 del Kunming-Montreal Global Biodiversity Framework (KMGBF),adottato alla COP15 del 2022.

“Siamo arrivati ​​a Cali con un programma di lavoro intenso e, grazie alla determinazione dei paesi e all’energia di questa ‘COP dei popoli’, abbiamo fatto buoni progressi– ha sintetizzatoInger Andersen, Sottosegretario generale delle Nazioni Unite e Direttore esecutivo del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP) –La COP16 ha mantenuto impegni importanti sulle interconnessioni tra natura e clima, biodiversità e salute e aree marine ecologicamente o biologicamente significative (EBSA). Il nuovo accordo sull’articolo 8J è un passo avanti fondamentale e ci impegna a integrare la conoscenza e il ruolo dei popoli indigeni e dei custodi locali nel nostro lavoro per realizzare il KMGBF. Un’altra grande vittoria è il nuovo meccanismo e fondo per una giusta ed equa condivisione dei benefici dalle informazioni di sequenziamento digitale delle risorse genetiche che garantirà che coloro che traggono profitto dalla biodiversità restituiscano alla natura, ai paesi e alle comunità. Naturalmente avremmo voluto ottenere di più in termini di mobilitazione delle risorse e progressi nel quadro di monitoraggio, ma non rallenteremo il ritmo dei lavori. Il 2030 si avvicina rapidamente e l’azione non può aspettare.”

La Terra sta vivendo una drammatica e accelerata perdita di biodiversità causata dalle attività umane. Sebbene l’estinzione sia un fenomeno naturale, gli scienziatistimanocheil mondo stia perdendo specie fino a 1.000 volte il tasso naturale di una o cinque specie all’anno. L’abbondanza di mammiferi, uccelli, pesci, rettili e anfibi è diminuita, in media, del 60% negli ultimi quattro decenni: un battito di ciglia in termini evolutivi. Se la società umana continua su questa traiettoria, ci troveremo di fronte a un futuro in cui dal 30 al 50% di tutte le specie potrebbe essere perso entro la metà del 21° secolo. La piattaforma intergovernativa delle Nazioni Unite per la scienza e la politica sulla biodiversità e i servizi ecosistemici (IPBES) ha avvertito che gli esseri umani stanno sfruttando la natura molto più rapidamente di quanto essa riesca a rinnovarsi.

“Affinché l’umanità prosperi, la natura deve prosperare– aveva sottolineato nel suo messaggio ai delegati in occasione dell’apertura della CBD-COP16 il Segretario generale delle Nazioni Unite,António Guterres –Distruggere la natura infiamma conflitti, fame e malattie; alimenta povertà, disuguaglianza e crisi climatica; e danneggia lo sviluppo sostenibile, i lavori verdi, il patrimonio culturale e il PIL. Il Global Biodiversity Framework promette di ripristinare le relazioni con la Terra e i suoi ecosistemi. Ma non siamo sulla buona strada. Il vostro compito in questa COP è di trasformare le parole in azioni.”

A chiusura della Conferenza si può dire cheil bicchiere è mezzo vuoto, perchél’assenza di una Strategia di mobilitazione delle risorse per aumentare i finanziamenti per la biodiversità,i punti su cui si è raggiunto il consenso, e non sono pochi, non potranno essere implementati. Di qui la necessità che venga quanto prima riconvocata la Conferenza per definire come integrare la biodiversità nella pianificazione finanziaria dei governi, del settore finanziario e delle aziende.

 I risultati più degni di nota dopo i 12 giorni di negoziati

–Cali Fund per condividere i benefici delle informazioni genetiche digitali (DSI)
In base alle linee guida concordate, le grandi aziende e altri importanti soggetti che beneficiano commercialmente degli usi delle DSI dovrebbero contribuire al “Cali Fund”, in base a una percentuale dei loro profitti o ricavi. I paesi in via di sviluppo beneficeranno di gran parte di questo fondo, con stanziamenti per sostenere l’attuazione del KMGBF, in base alle priorità di tali governi.

– Rafforzare il ruolo dei popoli indigeni e delle comunità locali negli sforzi per la biodiversità
Le Parti hanno adottato un nuovo Programma di lavoro sull’articolo 8(j) e altre disposizioni della Convenzione relative ai popoli indigeni e alle comunità locali pergarantire un contributo significativo dei popoli indigeni e delle comunità locali verso i tre obiettivi della Convenzione: la conservazione della diversità biologica, l’uso sostenibile della diversità biologica e la giusta ed equa condivisione dei benefici. Attraverso questo Programma, i diritti, i contributi e le conoscenze tradizionali dei popoli indigeni e delle comunità locali sono ulteriormente integrati nell’agenda globale. 

– Finanziamento della biodiversità: una strategia per la mobilitazione delle risorse
Le Parti riprenderanno, come sopra segnalato, le discussioni per approvare una nuova “Strategia per la mobilitazione delle risorse” per aiutare a garantire 200 miliardi di dollari all’anno entro il 2030 da tutte le fonti per supportare le iniziative sulla biodiversità in tutto il mondo, rappresentando uno degli obiettivi del KMGBF. Un altro è il reindirizzamento entro il 2030 di 500 miliardi di dollari all’anno in sussidi che danneggiano la biodiversità. 

La COP 16 ha anche preso in considerazione unavalutazione dell’efficacia del Global Environment Facility(GEF), il meccanismo finanziario della Convenzione che durante i primi due anni del suo attuale ciclo di finanziamento ha approvato 2,42 miliardi di dollari in supporto diretto al KMGBF.

–Implementazione e monitoraggio del KMGBF
I delegati hanno anche fatto il punto sui progressi nell’implementazione del KMGBF. Ad oggi sono 119 Paesi che hanno presentato i propri obiettivi nazionali sulla biodiversità, ovvero misure politiche e azioni per contribuire a raggiungere i 23 obiettivi del KMGBF. Inoltre, ad oggi 44 Paesi hanno presentato la National Biodiversity Strategy and Action Plans come documento politico che supporterà l’implementazione di questi obiettivi nazionali. La COP 16 ha riconosciuto i notevoli progressi compiuti in due anni e ha evidenziato la necessità di accelerare l’azione.

–Biologia di sintesi
La biologia di sintesi è stato un argomento di spicco alla COP 16, con un occhio di riguardo ai suoi potenziali benefici e tenendo conto dei rischi. Per affrontare la disuguaglianza nella partecipazione dei paesi in via di sviluppo nel campo della biologia di sintesi, la decisione introduce unnuovo piano d’azione tematico per aiutare ad affrontare le esigenze di sviluppo delle capacità, trasferimento tecnologico e condivisione delle conoscenze delle Parti, dei popoli indigeni e delle comunità locali. Aiutando i paesi a valutare e applicare le tecnologie della biologia di sintesi, la COP 16 mira a promuovere l’innovazione salvaguardando al contempo la biodiversità.

–Specie aliene invasive
La decisione della COP 16 sulle specie aliene invasive affrontauno dei cinque principali fattori diretti di perdita di biodiversità, evidenziando la necessità di cooperazione internazionale, rafforzamento delle capacità e supporto tecnico per i Paesi in via di sviluppo. Proponelinee guida per la gestione delle specie aliene invasive, toccando questioni come l’e-commerce, le metodologie di analisi multicriteriale (AMC) e altre. 

–Aree marine ecologicamente o biologicamentesignificative (EBSA)
La COP 16 ha concordato un nuovo ed evoluto processo per identificare le aree marine ecologicamente o biologicamente significative (EBSA), concordandonuovi meccanismi per identificarne nuove e aggiornare quelle esistenti,garantendo che la catalogazione delle informazioni di queste aree possa supportare la pianificazione e la gestione con la scienza e le conoscenze più avanzate disponibili.

–Gestione sostenibile della fauna selvaticae conservazione delle piante
Una decisione sulla gestione sostenibile della fauna selvatica sottolinea la necessità di monitoraggio, rafforzamento delle capacità e partecipazione inclusiva di popolazioni indigene, comunità locali e donne. A tal fine, la decisione richiede la cooperazione di organismi internazionali come CITES e FAO per l’implementazione. Il quadro incoraggia la ricerca sucome l’uso della fauna selvatica, la perdita di biodiversità e le malattie zoonotiche siano interconnesse, un’area vitale per un mondo sempre più consapevole delle implicazioni per la salute pubblica della perdita di biodiversità.

Inoltre, la COP 16 ha visto un impegno ad allineare gli sforzi diconservazione delle piante(una specie su 3 è a rischio di estinzione) assicurando che i progressi siano misurabili e coerenti con gli obiettivi globali sulla biodiversità.

– Biodiversità e salute
Alla COP 16, le Parti della CBD hanno approvato unPiano d’azione globale sulla biodiversità e la salute progettato per aiutare a frenare l’emergere di malattie zoonotiche, prevenire malattie non trasmissibili e promuovere ecosistemi sostenibili. La strategia abbraccia l’approccio olistico “One Health” che riconosce la salute degli ecosistemi, degli animali e degli esseri umani come interconnessi. Le parti hanno inoltre chiesto una stretta collaborazione con le organizzazioni internazionali, tra cui l’Organizzazione mondiale della sanità, per sviluppare strumenti di monitoraggio e parametri per valutare i progressi delle iniziative sulla biodiversità e sulla salute. 

–Valutazione del rischio
A Cali, le Parti delProtocollo di Cartagena sulla biosicurezzahanno accolto con favore le nuove linee guida volontarie sullavalutazione dei rischi posti dagli organismi viventi modificati(OGM) contenentigene driveingegnerizzati, una pietra miliare nella gestione della biosicurezza internazionale che mira a rafforzare il rigore scientifico e la trasparenza delle procedure di valutazione del rischio nel Protocollo.

Igene driveingegnerizzati hanno la capacità di propagare rapidamente le modifiche genetiche attraverso le popolazioni selvatiche e la mossa per rafforzare i protocolli arriva in un momento di crescente dibattito sull’ingegneria genetica, in particolare per le applicazioni per il controllo dei parassiti, il controllo delle malattie e l’agricoltura. La natura volontaria di queste linee guida consente ai singoli paesi di adattare le valutazioni ai contesti nazionali, considerando variabili ecologiche uniche per i loro ambienti.

“Nelle ultime settimane, abbiamo assistito a Cali alla più grande mobilitazione dell’intera società per la biodiversità, suscitando interesse da tutto il mondo-ha dichiaratoAstrid Schomaker, Segretaria esecutiva, Convenzione sulla diversità biologica (CBD) –Abbiamo visto popolazioni indigene e comunità locali, società civile, aziende e istituzioni finanziarie, governi subnazionali, città e autorità locali, donne e giovani presentare iniziative e azioni straordinarie. E attraverso tutto questo, questa COP ha trasmesso un messaggio fondamentale: è giunto il momento di fare pace con la natura.  “Da Cali, questa conferenza delle Nazioni Unite sulla biodiversità ha lanciato un potente appello all’azione. Non è mai stato più chiaro che l’implementazione del Kunming-Montreal Global Biodiversity Framework e dell’Accordo di Parigi in modo sinergico renderà la pace con la natura alla portata di tutti”.

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