20 Settembre 2021
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Coronavirus: perché sono necessarie misure più restrittive

Al termine di una convulsa giornata di consultazioni, il Presidente del Consiglio ha annunciato nella notte di aver firmato il Decreto che introduce misure più stringenti per limitare la diffusione del nuovo coronavirus ed evitare il sovraccarico sulle strutture sanitarie.

Alle 02.15 dell’8 marzo 2020, il Presidente del Consiglio dei Ministri con una Conferenza stampa ha annunciato di aver firmato il Decreto con le nuove misure adottate contrastare e prevenire la diffusione del nuovo coronavirus (Covid-19) che “chiudono” la Lombardia e altre 14 Province fino al 3 aprile 2020.

I provvedimenti vietano l’ingresso e l’uscita dalla Lombardia e dalle province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Venezia, Padova, Treviso, Novara, Asti, Alessandria, Verbano-Cusio-Ossola, Vercelli. Con l’eccezione di chi si trova fuori e vuole far ritorno nella propria città di residenza – ha affermato Giuseppe Conte – Non possiamo più permetterci forme di aggregazione. A far rispettare le restrizioni saranno le forze di sicurezza che saranno autorizzate a chieder conto ai cittadini dei loro spostamenti“. 

L’Editoriale del numero 7 marzo 2020 di The Lancet, dedicato in gran parte a ricerche e studi sul nuovo coronavirus ha per titolo: “Covid-19: troppo poco, troppo tardi?”
Sebbene non abbia ancora definito lo scoppio dell’infezione da SARS-CoV-2 una pandemia – vi si legge all’inizio – l’OMS ha confermato che il virus si diffonderà probabilmente nella maggior parte dei Paesi, se non in tutti […] Mentre la finestra per il contenimento globale si chiude, i ministri della salute si stanno arrampicando per attuare misure appropriate per ritardare la diffusione del virus. Ma le loro azioni sono state lente e insufficienti”.

Citando il Rapporto di missione OMS-Cina, compiuta nel mese di febbraio, che ha confermato la diminuzione dei contagi nel Paese, dando il consenso ad una parziale ripresa delle attività produttive anche se doveva continuare con i protocolli di emergenza per contenere la diffusione del virus, l’editoriale considera l’azione messa in campo dalle autorità cinesi efficace.

Pur riconoscendo che il successo della Cina è dovuto al sistema politico-amministrativo che permette di imporre e controllare azioni drastiche di sanità pubblica a cui il popolo cinese obbedisce, “le prove suggeriscono che i colossali sforzi di salute pubblica del governo cinese hanno salvato migliaia di vite. I paesi ad alto reddito, che ora affrontano i loro stessi focolai, devono assumere rischi motivati ​​e agire in modo più deciso. Devono abbandonare i loro timori per le conseguenze economiche e pubbliche negative a breve termine che potrebbero derivare dalla limitazione delle libertà come parte di misure di controllo delle infezioni più assertive”.

Nel frattempo l’Oxford Academic Journal ha diffuso lo StudioOn the origin and continuing evolution of SARS-CoV-2” di ricercatori cinesi (manoscritto accettato è messo online il 3 marzo 2020) della National Science Review, la rivista dell’Accademia delle Scienze della Cina, secondocui COVID-19 starebbe subendo una mutazione, con almeno due tipi di virus che ora circolano attraverso i Paesi:- un ceppo più virulento (L-type) che avrebbe infettato il 70% delle persone esaminate e che sarebbequello diffusosiin maniera aggressiva a Wuhan;
– un ceppo più “silente” (S-type) con una prevalenza del 30% che sarebbe comparso per primo in dicembre e che, non dando sintomi gravi, ha potuto circolare prima che ci si accorgesse delle sue potenzialità e sarebbe quello più diffuso ora nel mondo.

Questo spiegherebbe anche l’anomala “recidività”con casi di persone infettate due volte ovvero che chi è già stato contagiato per un tipo potrebbe contrarre anche l’altro.

Tuttavia gli scienziati avvertono che la base dei dati disponibili per lo studio è stata ovviamente bassa e che ci sarà bisogno di un insieme più ampio di dati per avere una migliore comprensione dell’epidemiologia del SARS-CoV-2.

L’Oxford Academic Journal che ha aperto ad un vero e proprio sito di aggiornamento sull’epidemia che ha ormai raggiunto 91 Paesi,  ha diffuso anche un altro Studio 2019 novel coronavirus is undergoing active recombination”, (manoscritto accettato) il 4 marzo 2020 per Clinical Infectious Diseases, la Rivista dell’ISDA (Infections Diseases Society of America), che confermerebbe come il nuovo coronavirus sia in fase di ricombinazione genetica attiva, tal che l’accuratezza della diagnosi basata su test di biologia sierologica e molecolare potrebbe essere compromessa, e il tracciamento della trasmissione basato sull’albero filogenetico potrebbe risultare fuorviante poiché la topologia del percorso di mutazione più che un albero sarebbe un reticolo.

Pensiamo che nelle comunità degli specialisti di malattie infettive e di controllo delle malattie questi risultati dovrebbero destare particolare interesse per le potenziali implicazioni – ha affermato il suo autore Huiguang Yi, del Dipartimento di Biologia della South University of Science and Technology of China di Shenzhen – Ci aspettiamo che questi risultati possano offrire una valida prospettiva per progettare strategie per la prevenzione della trasmissione secondaria e i trattamenti farmacologici per la polmonite da 2019-nCoV”.

Anche in questo caso si confermerebbe che questo nuovo coronavirus avrebbe una notevole capacità di mutazione e adattamento nel passaggio di specie, trovando nell’uomo che non ha ancora memoria immunologica una grande opportunità per mantenersi in vita, anche grazie alla caratteristica di essere molto più contagioso della SARS.

L’adozione di misure più stringenti, quindi, seppur percepite come eccessive e limitative delle libertà personali, devono essere accolte come necessarie per arginare i focolai, allentando l’impatto sulle strutture sanitarie che rischierebbero il collasso.
Abbiamo due obiettivi contenere la diffusione del virus e impedire il sovraccarico delle strutture sanitarie – ha spiegato il Capo del Governo Italiano – Per quanto riguarda la prima adottiamo queste misure che ‘liberano’ i cittadini di Vo’ Euganeo e i comuni di Lodi perché non ha più senso tenerli confinati di fronte a un contagio diffuso in tutta la Lombardia. Ma stiamo agendo con la massima determinazione per evitare il sovraccarico delle strutture ospedaliere: abbiamo predisposto il vincolo obbligatorio della solidarietà interregionale che dà la possibilità di ridistribuire i pazienti tra le varie regioni e dopo tanti giorni è stato sottoscritto un contratto che dà il via a una linea tutta italiana per la produzione di apparecchiature per la terapia intensiva per averne 500 al mese. E stiamo incrementando le linee produttive della filiera Italia per la protezione individuali”. 

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