Secondo un nuovo Studio, il recupero delle popolazioni di fauna selvatica attraverso il rewilding sarebbe in grado di mitigare i peggiori effetti dei cambiamenti climatici. Il solo ripristino di 9 specie chiave analizzate faciliterebbe la cattura aggiuntiva di 6,41 miliardi di tonnellate annue di CO2, pari al 95% della quantità necessaria ogni anno per raggiungere l’obiettivo dell’Accordo di Parigi.
Il rewilding trofico ovvero ripristinare interazioni dinamiche naturali e proteggere i ruoli funzionali degli animali negli ecosistemi, è una soluzione trascurata per i cambiamenti climatici.
A dirlo è un nuovoStudiodal titolo “Trophic rewilding can expand natural climate solutions”, pubblicato suNature Climate Change il 27 marzo 2023 da un gruppo internazionale di 15 ricercatori di 8 Paesi, coordinati dall’Università di Yale, che hanno esaminato9 specie di animali selvatici:pesci marini,balene,squali,lupi grigi,gnu,lontre marine,buoi muschiati,elefanti delle foreste africaneebisonti americani.
I risultati dimostrerebbero che proteggere o ripristinare le loro popolazioni potrebbe facilitare collettivamente la cattura aggiuntiva di6,41 miliardi di tonnellate di CO2 all’anno, pari al95% della quantità necessaria ogni annoper raggiungere l’obiettivo dell’Accordo di Parigi di rimuovere abbastanza carbonio dall’atmosfera per mantenere il riscaldamento globale al di sotto della soglia di 1,5 °C
“Le specie selvatiche, attraverso la loro interazione con l’ambiente, sono l’anello mancante tra biodiversità e clima– ha affermato il ProfessorOswald Schmitzdella School of the Environment della Yale University e coordinatore dello Studio –Questa interazione significa che il rewilding può essere tra le migliori soluzioni climatiche basate sulla natura disponibili per l’umanità“.

Gli animali selvatici svolgono un ruolo fondamentale nel controllo del ciclo del carbonio negli ecosistemi terrestri, d’acqua dolce e marini attraverso una vasta gamma di processi tra cui il foraggiamento, la deposizione di nutrienti, la rimozione del terreno, la deposizione di carbonio organico e dispersione dei semi. La dinamica dell’assorbimento e dello stoccaggio del carbonio cambia radicalmente con la presenza o l’assenza di animali.
Secondo i ricercatori, mettere in pericolo le popolazioni animali fino alla loro estinzione potrebbe trasformare gli ecosistemi in cui abitanoda pozzi di carbonio a fonti di carbonio.
Lepopolazioni di fauna selvatica del mondo sono diminuite di quasi il 70% negli ultimi 50 anni, come ha rivelato ilLiving Planet Report 2022. Crisi climatica e crisi della biodiversità sonodue facce della stessa medagliae il ripristino delle popolazioni animali dovrebbe essere incluso nell’ambito delle soluzioni climatiche basate sulla natura, affermano gli autori.
“Sfruttare il vasto potenziale della fauna selvaticarichiederà un cambiamento di mentalità all’interno della scienza e della politica– ha osservatoFrans Schepers, Amministratore delegato diRewilding Europee co-autore dello Studio –Dobbiamo agire in fretta perché stiamo perdendo popolazioni di molte specie animali proprio nel momento in cui stiamo scoprendo fino a che punto il loro ruolo negli ecosistemi può consentire cattura e stoccaggio del carbonio. Come è stato dimostrato in Europa e Nord America, molte di queste specie torneranno se glielo permetteremo“.
Il recenteAccordoquadro sulla Biodiversità post- 2020 nell’ambito dellaCBD-COP15riconosce la conservazione della biodiversità quale importante azione climatica, ma si concentra principalmente sulla protezione e il ripristino di ecosistemi come foreste e praterie, trascurando il ruolo che gli animali svolgono nel fornire nutrienti, ridurre i rischi di incendio e aiutare le piante a crescere. Eppure ilrewilding delle popolazioni animali per migliorare la cattura e lo stoccaggio naturale del carbonio è noto già per animare il ciclo del carbonio (ACC).
Ignorare il ruolo degli animali non permette di cogliere le opportunità per migliorare la portata, l’estensione spaziale e la gamma di ecosistemi che possono essere arruolati per aiutare a mantenere il riscaldamento climatico entro 1,5 °C.
Tra le altre specie ad alto potenziale in tutto il mondo segnalate dai ricercatori ci sono: ilbufalo africano, ilrinoceronte bianco, ilpuma, ildingo, iprimati del Vecchio e del Nuovo Mondo, ibuceri, ipipistrelli della frutta, lefoche comuni e grigie, letartarughe verdi e caretta,
In copertina: Gli erbivori come il bisonte europeo aiutano gli ecosistemi a intrappolare e immagazzinare più carbonio attraverso il pascolo, ridistribuendo semi e sostanze nutritive su vaste aree di terra, calpestando e compattando suoli e sedimenti (Fonte Rewilding Europe, Foto di Daniel Mirlea).
