22 Gennaio 2022
Cambiamenti climatici Economia e finanza Società

State of Transition 2021: solo il 17% delle aziende ha obiettivi net zero veri

L’annuale Rapporto State of Transition della Transition Pathway Initiative, sostenuta da investitori e fondi pensione per valutare il livello di preparazione delle imprese dell’energia, dei trasporti, dei beni di consumo e dell’industria e dei materiali per raggiungere l’obiettivo dell’Accordo di Parigi, ha rilevato che delle 401 imprese quotate in borsa considerate, solo il 17% ha impegni net zero “reali”, e il tempo medio per raggiungere l’obiettivo è passato a 2039, dal 2032 dell’anno scorso. Dal Rapporto emerge che per le performance conseguite e gli impegni assunti Enel è azienda leader.  

È stato pubblicato il 13 aprile 2021 “State of Transition 2021”, il Rapporto faro di Transition Pathway Initiative (TPI), un’iniziativa globale per valutare il livello di preparazione delle imprese ad alta intensità di carbonio a virare verso un’economia low-carbon, sostenuta da investitori e fondi di pensione che gestiscono attività in tutto il mondo per 19 trilioni di dollari, e redatto dal Grantham Research Institute on Climate Change and the Environment della London School of Economics (LSE), partner accademico di TPI..

Il Rapporto copre 401 grandi imprese nei settori dell’energia, dei trasporti, dei beni di consumo e dell’industria e dei materiali, che rappresentano nell’insieme il 16% del mercato globale, valutando lo stato dei loro impegni climatici e dei progressi compiuti fino ad oggi. Le valutazioni sono state effettuate sulla base dei FTSE Russel che forniscono agli investitori un insieme ampio e completo di indici ponderati per la capitalizzazione, che misurano l’andamento delle società quotate sui mercati.

L’edizione di quest’anno mostra luci ed ombre. Nello State of Transition del 2020, solo 14 aziende erano state classificate come aventi obiettivi netti zero “reali”’, mentre in questa nuova edizione il loro numero è più che raddoppiato (35), tra queste c’è Enel che tra il 2017 e il 2019 ha ridotto le sue emissioni del 28% e che nel Report viene indicata come leader, mentre Saudi Aramco risulta essere l’impresa in più grave ritardo.

Il TPI classifica gli impegni netti zero come “reali” quando includono tutte le emissioni più significative di un’azienda, comprese le fonti indirette, e sono sostenuti da ambiziosi obiettivi intermedi, con scadenze entro il 2040. Al riguardo, TPI sottolinea il fatto che l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) indica il 2050 come l’ultima scadenza net-zero accettabile per avere le maggiori possibilità di realizzare il percorso 1.5 °C indicato nell’Accordo di Parigi.

Al di là degli obiettivi net-zero, il Rapporto valuta le modalità con cui le aziende misurano e gestiscono i rischi e le opportunità della transizione a basse emissioni di carbonio, indicando se è incorporata nella governance e nelle strategie aziendali, e se stanno rivelando i rischi di investimento in linea con le raccomandazioni della Task Force on Climate-related Financial Disclosures (TCFD), l’organismo che promuove e monitora la stabilità del sistema finanziario mondiale con il compito di elaborare una serie di raccomandazioni sulla rendicontazione dei rischi legati al cambiamento climatico.

Sulla base di questi fattori, il Rapporto valuta complessivamente che “l’azienda media” ha un punteggio di 2,6, ovvero ha cominciato a “costruire capacità sui cambiamenti climatici” (Livello 2) in termini di competenze interne e sviluppo di obiettivi a lungo termine, ma non riesce ancora ad integrare “i rischi climatici e le opportunità correlate a basse emissioni di carbonio nel processo decisionale a livello operativo” (Livello 3). “La governance strategica del carbonio e le pratiche di gestione” si collocano al livello 4.

Secondo il Rapporto, il 69% delle aziende è rimasto allo stesso livello per  qualità della gestione, il 17% è salito di almeno un livello, mentre il 14% è sceso di almeno un livello. La maggior parte del movimento è tra i livelli 3 e 4 e va in entrambe le direzioni.

Quel che desta preoccupazione è che gli obiettivi delle aziende di tutti i settori  stanno diventando sempre più a lungo termine: l’obiettivo medio è ora il 2039, un aumento significativo rispetto all’anno obiettivo medio del 2032 dello scorso anno, che dimostra come le aziende tendano a rinviare il più possibile le decisioni che sono sempre meno procrastinabili.

Mentre entriamo nel ‘decennio della transizione’ – ha affermato il Presidente della TPI, Adam Matthews che è anche il Direttore responsabile degli investimenti del Consiglio delle pensioni della Chiesa d’Inghilterra – Avere solo il 17% delle aziende con impegni veri net zero non è sufficiente. Come investitori, dobbiamo lavorare con le aziende per garantire che siano allineate con un percorso per mantenere il riscaldamento globale a 1,5 ° C. Gli investitori in azioni e titoli di debito possono ora identificare chiaramente quelle società che sono seriamente intenzionate ad agire sul cambiamento climatico e quelle che non lo sono“.

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