Cambiamenti climatici

Global Mutirão: nessuna roadmap per uscire dai combustibili fossili

Complice l’incendio che si era sviluppato nel pomeriggio del 20 novembre nello spazio dove si svolgevano i negoziati, ma ancor più per le divisioni sull’uso dei combustibili fossili e sui finanziamenti per l’azione climatica, la Conferenza delle Parti della Convenzione ONU sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC-COP30) di Belém nell’Amazzonia brasiliana si è chiusa con un giorno di ritardo rispetto al programma, senza trovare un vero accordo su alcune questioni più dirimenti come i tempi per uscire dai combustibili fossili e porre fine alla distruzione delle foreste.

Si è chiusa il 22 dicembre 2025 (un giorno di ritardo rispetto al programma) 2025 la COP30 di Belém, anche a causa di un incendio (sprigionatosi da un generatore diesel per la produzione di energia!) che ha coinvolto uno dei Padiglioni di svolgimento della Conferenza delle Parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), che, di fatto, dopo 2 anni torna alla decisione assunta alla COP28 di Dubai di “abbandonare i combustibili fossili” senza definire una tabella di marcia per raggiungere questo obiettivo, pur ribadendo l’impegno per l’obiettivo dell’Accordo di Parigi di “limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C senza superarlo o superarlo per un breve periodo richiede riduzioni profonde, rapide e durature delle emissioni globali di gas serra del 43% entro il 2030 e del 60% entro il 2035 rispetto ai livelli del 2019, e il raggiungimento di zero emissioni nette di anidride carbonica entro il 2050”.

Così si legge nel testo finale (la versione con contenuto identico e le traduzioni nelle lingue ufficiali delle Nazioni Unite saranno pubblicate dall’Ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra) del “Global Mutirão: Uniting humanity in a global mobilization against climate change”, predisposto dal Presidente della Conferenza l’Ambasciatore brasiliano André Corrêa do Lago.

Il termine “mutirão” nella lingua indigena Tupi-Guaraní si intendono “sforzi collettivi” ed è stato adottato dalla Presidenza della COP30 come slogan per incoraggiare l’azione per il clima in tutto il mondo da parte di tutti i settori della società, in particolare della società civile e delle organizzazioni di base.

Si riconosce che la COP di Belém è stata la “COP della Verità, ripristinando la fiducia e la speranza nella lotta contro i cambiamenti climatici, unendo scienza, equità e determinazione politica, promuovendo l’integrità delle informazioni e rafforzando il multilateralismo, collegando il processo con le persone sul campo e accelerando l’attuazione dell’Accordo di Parigi”.

Corrêa do Lago ha sottolineato che il lavoro è appena iniziato poiché il Brasile sarà presidente della COP fino a novembre 2026 e che presenterà in un secondo momento la Roadmap di Belém per l’abbandono dei combustibili fossili che affronterà le sfide fiscali, economiche e sociali della transizione, indicando modalità credibili per espandere le opzioni a zero e basse emissioni di carbonio, tenendo conto delle circostanze nazionali e regionali.

Lasciando Belém, questo momento non deve essere ricordato come la fine di una conferenza, ma come l’inizio di un decennio di svolta – ha dichiarato il Presidente della COP30 – Lo spirito che abbiamo costruito qui non si esaurisce con il voto; continua in ogni riunione di governo, in ogni sala di riunioni, in ogni aula, laboratorio, comunità forestale, grande città e cittadina costiera“.

Il tentativo di un gruppo di 80 Paesi, tra cui l’Inghilterra e l’UE, di avere un accordo più forte con la tabella di marcia per la transizione dai combustibili fossili, non ha avuto successo per l’atteggiamento intransigente dei Paesi petroliferi, ma anche di Italia e Polonia.

Secondo quanto riportato dall’Agenzia giornalistica tedesca DW il Ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha dichiarato che la tabella di marcia per l’eliminazione graduale dei combustibili fossili, non inclusa nell’accordo COP30, non fa “parte degli obiettivi dell’Europa. È stato il risultato di un’iniziativa di alcuni paesi qui alla COP” e che “c’era un blocco sulla tabella di marcia, in particolare sui combustibili fossili, da parte di un gran numero di paesi, praticamente la metà dei paesi presenti qui” per cui “Si è deciso di inviarlo a un documento parallelo, a un tavolo di discussione che lancerà l’iniziativa“.

Inoltre, nessun piano è stato elaborato per colmare il divario di ambizione per 1,5°C.

Anche sull’altra grande questione di porre fine alla distruzione delle foreste entro il 2030 sui cui la Presidenza della COP30, la prima a svolgersi nella foresta amazzonica, riponeva grandi speranze si è chiusa senza una roadmap.

Per sottolineare come le foreste siano un tema centrale nel dibattito sui cambiamenti climatici, era stata scelta la figura di Curupira (in copertina) la “guardiana delle foreste e degli animali“, il cui nome deriva anche in questo caso dalla lingua tupi-guaraní, rappresentata come una bambina con i capelli infuocati e i piedi rovesciati, presente nella cultura amazzonica fin dall’epoca coloniale. Il suo compito è di garantire che la natura non venga violata. La scelta di Curupira come parte dell’identità visiva della COP30 è stato anche un modo strategico per coinvolgere le nuove generazioni nella comprensione dell’importanza cruciale della tutela ambientale.

Consapevoli di trovarci nel cuore dell’Amazzonia e sottolineando l’importanza di conservare, proteggere e ripristinare la natura e gli ecosistemi per raggiungere l’obiettivo di temperatura dell’Accordo di Parigi, e attraverso maggiori sforzi per arrestare e invertire la deforestazione e il degrado forestale entro il 2030, in conformità con l’articolo 5 dell’ Accordo di Parigi, e altri ecosistemi terrestri e marini che fungono da pozzi e serbatoi di gas serra e preservare la biodiversità, garantendo al contempo solide tutele sociali e ambientali”, , evidenziando come, sebbene la tabella di marcia per le foreste abbia ricevuto un ampio sostegno, il testo finale eviti impegni vincolanti.

Anche in questo caso, il Presidente della COP30 ha annunciato una tabella di marcia specifica per la deforestazione, che i Paesi svilupperanno nel corso del prossimo anno, che mobiliti:
– finanziamenti aggiuntivi per la conservazione delle foreste;
– cooperazione transfrontaliera per contrastare il disboscamento illegale;
– strategie a lungo termine per il ripristino dei paesaggi degradati;
– sistemi di supporto per le comunità forestali e indigene.

Comunque alla COP30 è stata lanciato il Tropical Forests Forever Facility (TFFF) che ha introdotto un meccanismo unico nel suo genere per erogare pagamenti a lungo termine e basati sui risultati ai paesi con foreste tropicali per la verifica della conservazione delle foreste esistenti che ha mobilitato oltre 6,7 miliardi di dollari nella sua prima fase, con l’approvazione di 63 Paesi, creando una base di capitale permanente per la protezione delle foreste. 

Anche l’aspetto finanziario dell’azione climatica è rimasta una delle questioni più controverse della COP30.

Riconosce la necessità di azioni urgenti e di sostegno per conseguire riduzioni profonde, rapide e sostenute delle emissioni di gas serra in linea con i percorsi di 1,5°C, osservando che finanziamenti, sviluppo delle capacità e trasferimento tecnologico sono fattori essenziali per l’azione per il clima”;

Decide di promuovere urgentemente azioni volte a consentire l’aumento dei finanziamenti per le Parti dei Paesi in via di sviluppo per l’azione per il clima da tutte le fonti pubbliche e private ad almeno 1,3 trilioni di dollari all’anno entro il 2035 e sottolinea l’urgente necessità di proseguire sulla strada verso l’obiettivo di mobilitare almeno 300 miliardi di dollari all’anno per le Parti dei Paesi in via di sviluppo entro il 2035 per l’azione per il clima, con le Parti dei Paesi sviluppati in prima linea”.

Decide di istituire un programma di lavoro biennale sui finanziamenti per il clima, che includa l’articolo 9, paragrafo 1, dell’Accordo di Parigi” ovvero che le nazioni sviluppate hanno l’obbligo di finanziare le azioni climatiche nei paesi in via di sviluppo, non su base volontaria o negoziata.

Corrêa do Lago ha comunque sottolineato che COP30 ha evidenziato un’ondata di impegni volontari nell’ambito dell’Agenda d’azione, tra cui oltre al citato Tropical Forests Forever Fund:
–  il Piano d’azione per la salute di Belém, l’iniziativa globale che affronta le minacce alla salute correlate al clima, lanciata con 300 milioni di dollari da 35 organizzazioni filantropiche;
– l’Utilities for Net Zero Alliance (UNEZA) le aziende di servizi pubblici hanno promesso 66 miliardi di dollari all’anno per l’energia rinnovabile e 82 miliardi di dollari per la trasmissione e lo stoccaggio;
Città, regioni e aziende: una coalizione che coinvolgendo 25.000 edifici ha dichiarato di aver ridotto di oltre 850.000 tonnellate le emissioni di CO₂ nel 2024.

Sapevamo che questa COP si sarebbe svolta in acque politiche tempestose – ha dichiarato il Segretario esecutivo dell’UNFCCC e Nazioni Unite per i Cambiamenti Climatici, Simon Stiell Negazionismo, divisioni e geopolitica hanno inferto duri colpi alla cooperazione internazionale quest’anno. Ma, cari amici, la COP30 ha dimostrato che la cooperazione sul clima è viva e vegeta, mantenendo l’umanità in lotta per un pianeta vivibile, con la ferma determinazione di mantenere a portata di mano l’aumento di temperatura di 1,5 °C. Non sto dicendo che stiamo vincendo la battaglia per il clima, ma siamo innegabilmente ancora in gioco e stiamo combattendo. Qui a Belém, le nazioni hanno scelto la solidarietà, la scienza e il buon senso economico“.

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