L’Istat ha pubblicato un’analisi approfondita sul patrimonio culturale presente nelle aree interne del nostro Paese da cui emerge che nel 2022, hanno scelto di visitare le strutture museali delle Aree Interne quasi il 13% del totale di visitatori dell’intero patrimonio culturale italiani.
Le strutture museali delle Aree Interne, cioè dei territori caratterizzati da marginalità e difficoltà nella disponibilità di beni e servizi fondamentali, rappresentano quasi il 40% del nostro patrimonio culturale italiano, spesso in piccoli comuni con meno di 5.000 abitanti. Nonostante il loro valore, queste strutture spesso faticano ad accedere a finanziamenti e servizi adeguati.
A sottolinearlo è unaNota informativadell’Istatche ha per oggetto un’analisi approfondita della dimensione territoriale delle strutture museali delleAree Interne, come definite in modo coerente dalla Strategia Nazionale delle Aree Interne (SNAI).
La fonte informativa è la rilevazione su “Musei e istituzioni similari”, che viene effettuata dall’Istat, dal Ministero dei Beni e delle Attività culturali e dal Ministero del Turismo, dalle Regioni e dalle Provincie Autonome.
Sintesi dei principali risultati
Nel 2022, delle4.416 strutture, aperte al pubblico, tra musei, gallerie, aree archeologiche e monumenti e complessi monumentali pubblici e privati che si trovano in Italia,1.740, pari a quasi quattro su 10 (39,4%), sono localizzate neiComuni delle Aree Interne.
IComuni delle Aree Interne con almeno un museo, un monumento o un sito archeologico sono 1.110, pari al 29,0% dei Comuni appartenenti a questo insieme e al 14,0% del totale dei Comuni italiani.La maggioranza di questi centri ha una popolazione inferiore ai 5mila abitanti.
Complessivamente nelle Aree Internerisultano presenti e aperti al pubblico un luogo del patrimonio culturale ogni 100 km2, e1,3 ogni 10mila residenti. Nella maggioranza dei casi si tratta digallerie d’arteecollezioni artistiche(77,9%); meno diffusi i monumenti storici musealizzati (13,9%) e le aree archeologiche (8,2%).
I luoghi del patrimonio delle Aree Interne sonosoprattutto musei etno-antropologici(19,2%),archeologici(17,6%), discienze naturali o tecnologiche(17,0%) emusei tematici(14,9%). Tra i complessi monumentali, prevalgonocastelli e costruzioni fortificate(35,7%), echiese ed altri edifici religiosi(33,2%).

Un terzo dei luoghi del patrimonio culturale (33,5%)è stato aperto al pubblico per più di sei mesi; la larga maggioranza delle strutture (78,5% del totale) è stataaccessibile con orario prestabilito almeno 6 giorni a settimana(54,1%).
In linea con la media nazionale, il42,6% dei luoghi del patrimonio culturale delle Aree Interne è aingresso completamente gratuito.
Nel 2022, hanno scelto divisitare luoghi del patrimonio culturale delle Aree Internecirca13,8 milioni di persone: il 12,8% del totale dei visitatori dell’intero patrimonio culturale italiano. Mediamente ogni struttura delle Aree Interne ha registrato oltre 8mila visitatori, a fronte di un valore medio annuo di circa 25mila visitatori a livello nazionale.
Significativa la quantità divisitatori stranieri – quasi 4,3 milioni, pari al 31% del pubblico totale dei luoghi del patrimonio nelle aree Interne– ma inferiore a quella rilevata a livello nazionale, che raggiunge il 41%.
Poco meno della metà dei luoghi del patrimonio culturale delle Aree Interne si caratterizza per un’ampia varietà di attività offerte al pubblico: il 44,8% organizzalaboratori per l’utenza, il 45,5% offrepercorsi tematici per bambini, il 46,8% ospitaconvegni e seminari, il 42,8% allestisceesposizioni temporanee. Sono invecepoche le strutture con dotazioni e servizi digitali.
Quasi la metà dei luoghi del patrimonio culturale situati nelle Aree Interne (49,4%)ha realizzato progetti di collaborazione o partenariato con altre istituzioni culturali locali; il 40,1% ha aderito areti museali o sistemi di servizi culturali integrati.
Il 41,2% luoghi del patrimonio culturale delle Aree Interne ha promossocampagne di comunicazione mirate, destinate a specifiche categorie di utenti. Tra questi, il 46,5% si rivolge agli studenti, il 42,1% ai bambini sotto i 12 anni e il 20,5% alle persone sopra i 65 anni.
Il 54,5% delle strutture delle Aree Interne mette a disposizione dei visitatori presìdi e strutture volti afavorire l’accesso al pubblico con disabilità; solo l’8,4% offre invece servizi di assistenza alla visita specificamente dedicati.
Il personale complessivamente impiegato nei luoghi del patrimonio culturale delle Aree Interne è di quasi 12mila unità, mediamente circa7 addetti per ogni struttura: valore significativamente inferiore alla media nazionale, pari a 12 addetti per museo.
Dell’organico impiegato, il40,9% è composto da risorse Interne, il 34,6% da volontari, il 17,3% proviene da ditte esterne, mentre il 10,7% è formato da consulenti e professionisti. Esigua la quota di personale mobilitato e acquisito attraverso il servizio civile (5,2%).
Le fonti di finanziamento dei luoghi del patrimonio che si trovano nelle Aree Interne sono diverse: il47,4% beneficia di contributi e finanziamenti pubblici, il37,0% si avvale dei proventi generati dai servizi aggiuntivi, il22,0% trae sostegno da sponsorizzazioni e donazioni private.
Se avesse la possibilità di beneficiare di finanziamenti aggiuntivi, la maggioranza delle strutture (44,6%) li investirebbe in campagne di informazione e comunicazione, e il 25,7% li utilizzerebbe per rafforzare le attività in collaborazione con gli enti locali, le istituzioni scolastiche e le associazioni.

Oltre un Comune delle Aree interne su quattro ospita almeno un museo, un monumento o un sito archeologico
La nuova mappatura della SNAI ripartisce i Comuni italiani in due categorie: le Aree Centro, che comprendono 4.069 Comuni (51,5% del totale), e leAree Interne, con 3.834 Comuni(il restante 48,5%). I Comuni di questo secondo insieme sonoa loro volta distinti in 1.928 Comuni Intermedi, così definiti in quanto la loro distanza dal Polo più vicino è percorribile con un‘auto privata in un tempo compreso tra 27 e 40 minuti);1.524 Comuni Periferici, distanti tra 41 e 66 minuti; e382 Comuni Ultraperiferici, cioè i Comuni, per lo piùmontani o isolani, più svantaggiati in termini di accessibilità in quanto distanti non meno di 67 minuti dal più vicino Comune dotato di sevizi essenziali.
LeAree Interne sono diffuse soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno, con 1.718 Comuni pari al44,8%del totale nazionale, concentrati in Basilicata, Sicilia, Molise e Sardegna. NelCentro-Italia, si contano 532 Comuni, soprattutto nel Lazio e in Toscana, mentrenel Nord-ovest e nel Nord-est sono il 41,3% del totale(1.584). La Lombardia e il Piemonte sono tra le regioni italiane con il maggior numero di Comuni.
La loro superficie copre oltre la metà (circa il 59%) del territorio nazionale. In queste aree vivono oltre13 milioni di persone, cioè quasi un quarto (poco meno del 23%) della popolazione italiana, con una densità di 76 abitanti per chilometro quadrato.
Generalmente iComuni della Aree Interne sono di piccole e medie dimensioni, ma non mancano eccezioni, rappresentate da Comuni capoluogo come Matera (quasi 60mila abitanti), Nuoro, Enna e Isernia, che, malgrado la popolazione relativamente numerosa, sono penalizzate dalla carenza di alcuni servizi essenziali.
La maggior parte degli abitanti – circa 8 milioni di persone, pari al 13,6% del totale dei residenti in Italia – vive nei Comuni Intermedi. Oltre 4,6 milioni (7,8%) abitano in Comuni Periferici, mentre altre 711mila persone vivono in aree Ultraperiferiche (1,2%).
Una misura della fragilità economica e sociale di tali territori è data daifenomeni di spopolamento e invecchiamento della popolazione.Dal 2014 al 2024, infatti, lapopolazione residente nelle Aree interne è diminuita del 5,0%(da 14 milioni a 13 milioni e 300mila individui), mentre quella dei Centri solo dell’1,4%. L’indice di vecchiaia, cioè il rapporto tra la popolazione ultra-sessantacinquenne e quella fino a 14 anni di età, è 225 nei Comuni Periferici e 243 in quelli Ultra-periferici a fronte di un valore medio nazionale di 200.
Tra i centri appartenenti a questo cluster territoriale, 1.110, cioè il29,0% del totale dei Comuni delle Aeree Interne, ospitano sul proprio territorio almeno un museo, un monumento o un sito archeologico.
La maggior parte (65,4%) dei Comuni delle Aree Interne dotati distrutture del patrimonio culturale aperte al pubblico si trova nelle zone meno urbanizzate e rurali, caratterizzate da un basso numero di abitazioni. Quasi tutti iComuni delle Aree Interne con musei, siti archeologici o monumenti si trovano in zone collinari o montane, mentre quelli costieri sono più rari.
Nei Comuni delle Aree Interne dotati di almeno un luogo del patrimonio culturale risiedono oltre 6,5 milioni di persone, cioè circa il 50% degli oltre 13 milioni di persone che vivono nelle Aree Interne. Tuttavia, si rilevano significative differenze territoriali. Sono dotati, infatti, dialmeno una struttura museale o similare il 41,5% dei Comuni delle Aree Interne del Nord, il 36,0% di quelli del Mezzogiorno e il 22,6% del Centro, mentre – in termini di popolazione – la quota di residenti nei Comuni delle Aree interne dotati di almeno una struttura è pari rispettivamente al 46,1% nel Nord, al 44,1% nel Mezzogiorno e al 68,6% dei residenti delle Aree Interne nel Centro.
Se, aggiungiamo noi, a questi dati sul patrimonio museale si considera che leAree interne sono anche quelle che conservano un vasto patrimonio di risorse enogastronomiche e di tipicità, c’è ampio margine di valorizzazione turistica che attende di essere colta.
