Le conclusioni del secondo stress test climatico a livello macroeconomico della Banca Centrale Europea dimostra che solo una transizione verde accelerata eviterebbe rischi finanziari, ambientali e aziendali troppo difficili da affrontare.
Sono questi i principali risultati del2° stress test climatico a livello economico(“The Road to Paris: stress testing the transition towards a net-zero economy”), realizzato dalla Banca Centrale Europea (BCE) e pubblicato il 6 settembre 2023, nell’ambito dell’agenda climatica e del lavoro in corso dell’istituzione per comprendere meglio i rischi legati al clima, che fa seguito ai risultati del primo esercizio di stress test a livello economico pubblicato nel settembre 2021.
“Abbiamo bisogno di politiche più decise per garantire una transizione più rapida verso un’economia a zero emissioni in linea con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi– ha affermato il vicePresidente della BCE,Luis de Guindos –Muoversi al ritmo attuale aumenterà i rischi e i costi per l’economia e il sistema finanziario. C’è una chiara necessità di accelerare il percorso verso Parigi”.
Lo stress test analizza la resilienza di imprese, famiglie e banche a3 scenari di transizione, differenti in termini di tempi e ambizione:
– unatransizione accelerata(Accelerated) che favorisce politiche e investimenti green, portando a una riduzione delle emissioni entro il 2030 in linea con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi;
– unatransizione differita(late-push) che continua sul percorso attuale, ma non accelera fino al 2026 (ed è ancora abbastanza intensa da raggiungere riduzioni delle emissioni allineate a Parigi entro il 2030);
– unatransizione ritardata(delayed) che inizierà anch’essa solo nel 2026, ma non è sufficientemente ambiziosa per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi entro il 2030.

I risultati dimostrano chele imprese e le famiglie traggono chiaramente vantaggio da una transizione più rapidache inizialmente comportamaggiori investimenti e costi energetici più elevati, ma nelmedio termine i rischi finanziari diminuiscono significativamente. Sia i profitti che il potere d’acquisto subiscono effetti meno negativi poiché gliinvestimenti anticipati nelle energie rinnovabili si ripagano prima e, in ultima analisi, riducono le spese energetiche. Nella transizione accelerata, gliinvestimenti verdi da parte delle imprese dell’area dell’euro saliranno a 2mila miliardi di euro entro il 2025, mentre ammonterebbero a soli0,5mila miliardi di euro negli altri due scenari. Nella transizione differita, gli investimenti verdi raggiungono la transizione accelerata entro il 2030, raggiungendo entrambi un totale di3mila miliardi di euro, mentre rimangono inferiori nella transizione ritardata. Per recuperare il ritardo è necessario aumentare rapidamente gli investimenti verdi, esponendo le imprese a rischi più elevati, in particolare quelle dei settori ad alta intensità energetica, come il manifatturiero, minerario ed elettrico, con livelli di debito più elevati e profitti in calo di circa il doppio rispetto a quelli di un’impresa media dell’area euro.
Se le imprese sono a rischio, lo sono anche le banche che prestano loro. Le banche sono esposte al rischio di credito più elevato se la transizione deve essere accelerata in una fase successiva e gli investimenti sono rapidamente necessari, con costi più elevati. Nella transizione ritardata le banche possono aspettarsi un aumento del rischio di credito di oltre il 100% entro il 2030 rispetto al 2022, mentre nella transizione accelerata l’aumento è solo del 60%.
Inoltre, ritardare la transizione e non agire affatto comporta, nel lungo termine, costi e rischi ancora più elevati. Sebbene ciò comporti complessivamente minori investimenti, il mancato raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni aggrava in modo significativo l’impatto del rischio fisico sull’economia e sul settore finanziario.

“Procrastinare può essere più facile e meno costoso nell’immediato, ma significa che pagheremo di più dopo– ha sottolineato Guindos –Dobbiamo raggiungere la neutralità carbonica per evitare rischi esistenziali alla natura, alle persone, alle nostre economie”.
