16 Settembre 2021
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FAO: disastri e calamità impattano pesantemente sui sistemi alimentari

Il Rapporto periodico 2021 della FAO relativo all’impatto dei disastri e delle crisi sull’agricoltura e sulla sicurezza alimentare, sottolinea come in nessun altro momento della storia i sistemi agroalimentari si sono dovuti misurare con una tale serie di minacce nuove e inattese, tra cui incendi di proporzioni enormi, eventi meteorologici estremi, sciami insolitamente grandi di locuste del deserto e rischi biologici emergenti quali la pandemia di Covid-19.

È l’agricoltura il settore su cui si riversa la maggior parte delle perdite economiche e dei danni causati dalle calamità, che sono aumentate per frequenza, intensità e complessità.

A darne conto è il periodico Rapporto della FAOThe Impact of Disasters and Crises on Agriculture and Food Security”, pubblicato il 18 marzo 2020, che presenta le più recenti tendenze in termini di perdite di produzione agricola riconducibili ai disastri in tutti i settori agricoli. L’edizione del 2021 analizza 457 disastri in 109 Paesi in tutte le regioni e le categorie di reddito e, per la prima volta, sono stati inseriti i Paesi a reddito alto e medio-alto. Su un totale dei Paesi che hanno registrato perdite agricole ascrivibili a disastri, 94 ricadono nelle categorie di Paesi meno sviluppati e paesi a reddito medio-basso, dove ben 389 eventi calamitosi hanno compromesso la produzione agricola.

In nessun altro momento della storia i sistemi agroalimentari si sono dovuti misurare con una tale serie di minacce nuove e inattese, tra cui incendi di proporzioni enormi, eventi meteorologici estremi, sciami insolitamente grandi di locuste del deserto e rischi biologici emergenti quali la pandemia di Covid-19. Si tratta, secondo il rapporto, di emergenze che non solo mietono vittime, ma che distruggono anche i mezzi di sussistenza agricoli e hanno ripercussioni economiche negative a livello di singole famiglie, comunità, nonché sul piano nazionale e regionale, con strascichi che si faranno sentire per generazioni.

L’incidenza annuale delle calamità, per la FAO è oggi triplicata rispetto agli anni 1970 e 1980. Considerando il dato aggregato del settore agricolo, industriale, commerciale e turistico, l’agricoltura assorbe da sola la sproporzionata quota del 63% delle conseguenze dei disastri naturali, mentre sono in particolare i Paesi meno sviluppati e i paesi a reddito medio-basso a sostenere l’urto maggiore di tali eventi calamitosi.

Tra il 2008 e il 2018 le calamità sono costate ai settori agricoli delle economie dei Paesi in via di sviluppo oltre 108 miliardi di dollari in termini di danni o perdite a livello di produzione agricola e animale. I danni possono essere particolarmente deleteri per la sopravvivenza dei piccoli produttori e degli agricoltori, pastori e pescatori di sussistenza.

Nel periodo analizzato, la regione più duramente colpita è stata l’Asia, che ha subito perdite economiche fino all’impressionante cifra di 49 miliardi di dollari, seguita dall’Africa (30 miliardi di dollari) e da America Latina e Caraibi (29 miliardi).

“Le calamità hanno ripercussioni immense; per valutarne e comprenderne la dinamica e, di conseguenza, mitigarne i costi sono necessari interventi immediati – ha spiegato il Direttore Generale della FAO, QU Dongyu, in occasione del lancio del Rapporto – Un’accresciuta esposizione ai rischi è divenuta la ‘nuova normalità’ e i cambiamenti climatici sono destinati ad aggravare ulteriormente la situazione”.

Il Direttore Generale della FAO ha sottolineato che il Rapporto 2021 adduce argomenti molto validi a favore di un investimento in resilienza e riduzione dei rischi, mostrando la portata delle conseguenze di tali disastri su vari settori agricoli, oltre che fornendo conoscenze essenziali e una solida base per coordinare un’azione globale efficace.

Principali minacce
Il Rapporto indica la siccità come il principale singolo responsabile della perdita di produzione agricola, seguito da inondazioni, tempeste, parassiti e malattie e incendi boschivi. Oltre il 34% delle perdite di produzione agricola e animale nei Paesi meno sviluppati e nei Paesi a reddito medio-basso è ascrivibile alla siccità, che complessivamente costa al settore 37 miliardi di dollari. La siccità ha effetti negativi quasi esclusivamente sull’agricoltura che subisce, infatti, l’82% di tutti i danni causati dalla siccità rispetto al 18% dei contraccolpi registrati in tutti gli altri ambiti.

Anche i parassiti, le malattie e le infestazioni che colpiscono i raccolti e gli allevamenti animali sono diventati un importante fattore di stress per il settore agricolo. Nel periodo compreso tra il 2008 e il 2018 queste catastrofi biologiche hanno determinato il 9% di tutte le perdite di produzione agricola e animale. La potenziale minaccia rappresentata dalle calamità che rientrano in tale categoria si è manifestata nel 2020, quando enormi sciami di locuste del deserto hanno devastato il Grande Corno d’Africa, la Penisola araba, e l’Asia sudoccidentale, pregiudicando i raccolti e mettendo a repentaglio la sicurezza alimentare.

Nel frattempo, la pandemia di Covid-19 è venuta a gravare ulteriormente sui sistemi agroalimentari, esacerbando i rischi sistemici esistenti con effetti a cascata sulla vita e i mezzi di sussistenza delle persone nonché sulle economie di tutto il mondo.

Impatti delle calamità sulla sicurezza alimentare e la nutrizione
Le calamità si estendono ben al di là della sfera economica poiché hanno conseguenze deleterie anche sulla sicurezza alimentare e la nutrizione. Per la prima volta la nuova edizione del Rapporto della FAO trasforma le perdite economiche in equivalenti calorici e nutrizionali.

Si stima, per esempio, che tra il 2008 e il 2018 il danno in termini di mancata produzione agricola e animale nei Paesi meno sviluppati e nei Paesi a reddito medio-basso è stato pari a una perdita di 6 900 miliardi di kilocalorie all’anno. Ciò equivale all’apporto calorico annuo di sette milioni di adulti.

Le conseguenze delle calamità naturali in America Latina e nei Caraibi nello stesso periodo sono traducibili in una perdita di 975 calorie pro capite al giorno, ossia del 40% dell’apporto giornaliero raccomandato, cui fanno seguito l’Africa (559 calorie) e l’Asia (283 calorie).

Un futuro resiliente alle catastrofi è possibile
Il Rapporto della FAO indica un percorso fondamentale per garantire all’agricoltura un ruolo cruciale nel conseguimento di un futuro sostenibile, e cioè investire in resilienza e nella riduzione dei rischi di disastri, soprattutto attraverso la raccolta e l’analisi di dati in modo da agire disponendo di informazioni concrete.

Per contrastare i disastri è essenziale approntare risposte olistiche e assicurare una collaborazione transettoriale. Per poter prevedere e prevenire il rischio di calamità e prepararsi ad affrontare e a reagire a tali evenienze in ambito agricolo i Paesi devono adottare un metodo sistemico di gestione del rischio che abbracci più settori e tenga conto di molteplici tipologie di pericolo. Le strategie adottate devono calcolare non soltanto i rischi naturali ma anche le minacce antropiche e biologiche quali la pandemia di Covid-19 e devono essere fondate su una comprensione della natura sistemica dei rischi e dei loro rapporti di reciproca dipendenza.

Le innovazioni quali il telerilevamento, la raccolta di dati geospaziali, i droni e la tecnologia robotica contro i disastri, nonché gli strumenti di apprendimento automatico sono nuovi potenti mezzi di valutazione e di raccolta dei dati che possono rivelarsi estremamente utili se si vuole cercare di ridurre i rischi di disastro in agricoltura.

Oltre a una governance efficiente è dunque indispensabile promuovere partenariati pubblici-privati che consentano di rispondere al bisogno impellente di investimenti in azioni di riduzione della vulnerabilità dell’agricoltura alle calamità e ai cambiamenti climatici.


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