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Apartheid climatico: ricchi in grado di difendersi, destinati a soffrire i poveri!

Nel Rapporto “Cambiamenti climatici e povertà” presentato al Consiglio ONU per i Diritti Umani, emerge uno scenario drammatico sulle violazioni dei diritti umani, quale conseguenza dei cambiamenti climatici in atto, tale da parlare di apartheid climatico.

A Ginevra dove è in corso la 41ma Sessione del Consiglio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (24 giugno -12 luglio 2019) di cui fa parte l’Italia, lo Special Rapporteur Philip Alston ha anticipato il RapportoCambiamenti climatici e povertà” che verrà formalmente presentato e discusso dal Consiglio il 28 giugno 2019.

In modo perverso, mentre le persone in povertà sono responsabili solo in piccola parte delle emissioni globali, sopportano il peso dei cambiamenti climatici senza avere la minima capacità di proteggersi – ha affermato Alston – Rischiamo uno scenario di ‘apartheid climatico’ “in cui i ricchi possono pagare per sfuggire al surriscaldamento, alla fame e ai conflitti, mentre il resto del mondo è lasciato a soffrire“.

Dal Rapporto emerge, infatti, che i cambiamenti climatici avranno il maggiore impatto su chi vive in povertà, ma rappresenta una minaccia anche per la democrazia e i diritti umani.

Anche se verranno raggiunti gli obiettivi prefissati, decine di milioni di persone saranno impoverite, portando a un diffuso sfollamento e alla fame – ha aggiunto il relatore speciale delle Nazioni Unite – I cambiamenti climatici minacciano di annullare gli ultimi 50 anni di progressi nello sviluppo, nella salute globale e nella riduzione della povertà, a cui potrebbero essere spingere oltre 120 milioni di persone in più entro il 2030, e avrà l’impatto più grave nei Paesi poveri, nelle regioni e nei luoghi in cui vivono e lavorano i poveri“.

Secondo il Rapporto, persino l’ “irrealisticoscenario migliore di mantenere a +1,5 °C il riscaldamento globale entro il 2100 vedrà temperature estreme in molte regioni e lascerà le popolazioni svantaggiate nell’insicurezza alimentare, con perdita di reddito e peggioramento della salute. Molti dovranno scegliere tra fame e migrazione.

Nel Rapporto trova conferma che i cambiamenti climatici hanno implicazioni immense, ma in gran parte trascurate, per i diritti umani. I diritti alla vita, al cibo, all’alloggio e all’acqua saranno drammaticamente colpiti, ma altrettanto importanti saranno gli impatti sulla democrazia, poiché i Governi cercheranno di fronteggiare le conseguenze, persuadendo i propri popoli ad accettare le principali trasformazioni sociali ed economiche richieste.

In tale contesto, i diritti civili e politici saranno estremamente vulnerabili – ha osservato Alston – La maggior parte delle organizzazioni per i diritti umani ha appena iniziato a percepire quel che i cambiamenti climatici fanno presagire per i diritti umani, ma rimane uno di una lunga lista di ‘problemi’, nonostante il tempo straordinariamente breve per evitare conseguenze catastrofiche. Stante questa vera e propria crisi che minaccia i diritti umani di un vasto numero di persone, la consueta e frammentaria metodologia dei diritti umani, una questione alla volta, è tristemente insufficiente“.

Nel Rapporto si sottolinea come gli Stati non tengano fede agli impegni presi, peraltro inadeguati, per ridurre le emissioni di carbonio e per fornire finanziamenti per il clima, continuando a sovvenzionare l’industria dei combustibili fossili con 5.200 miliardi di dollari all’anno.

I discorsi osceni da parte di funzionari governativi alle consuete conferenze non stanno portando a significative azioni – ha rincarato polemicamente ma con crudo realismo il funzionario dell’ONU – Gli Stati hanno superato ogni allarme e limite scientifico, e quello che una volta era considerato un riscaldamento catastrofico ora sembra uno scenario migliore. Sono troppi ancora oggi i Paesi che stanno proseguendo in maniera miope nella direzione sbagliata“.

La scorsa settimana, intervenendo alla Giornata conclusiva della Conferenza mondiale dei Ministri responsabili della gioventù 2019, il Segretario delle Nazioni Unite António Guterres si era limitato a dire che “Le generazioni più anziane hanno omesso di affrontare correttamente l’emergenza climatica, mentre i giovani stanno affrontando la sfida ed assumono l’iniziativa per rallentare il ritmo distruttivo del riscaldamento globale”.

Nel Rapporto si usa un linguaggio meno diplomatico, ma realistico e ce n’è per tutti:
– per il Presidente del Brasile, Jair Bolsonaro che sta svendendo l’Amazzonia alle società minerarie, ledendo i diritti delle popolazioni indigene e indebolendo il ruolo delle Agenzie di Protezione ambientale;
– per la Cina che si sta muovendo per porre fine alla dipendenza dal carbone, ma esporta le centrali elettriche a carbone, senza riuscire ad implementare i regolamenti che si è data per ridurre emissioni di metano;
– per il Presidente USA Donald Trump che ha posto ex lobbisti in ruoli di vigilanza, ha adottato i punti di vista dell’industria, ha imposto un ritiro aggressivo delle normative ambientali e sta attivamente mettendo a tacere e offuscando le scienze del clima.

Mantenere l’attuale percorso economico è una ricetta catastrofica – ha aggiunto Alston – La prosperità economica e la sostenibilità ambientale sono pienamente compatibili, ma richiedono il disaccoppiamento del benessere economico e la riduzione della povertà dalle emissioni di combustibili fossili“.

La transizione verso un’economia decarbonizzata richiederà solide politiche a livello locale per sostenere quei lavoratori in difficoltà e garantire posti di lavoro di qualità.

Ritorna nel Rapporto il tema della “giusta transizione”, prevista nella premessa all’Accordo di Parigi, ovvero a “tener conto degli imperativi di una transizione giusta per la forza lavoro e della creazione di posti di lavoro decorosi e di qualità, in linea con le priorità di sviluppo definite a livello nazionale”, peraltro riaffermata alla COP24 in Polonia dai Paesi sottoscrittori della “Dichiarazione di Slesia”, anche se al momento non si intravedono quei segnali che ci si aspetterebbe.

In Italia il tema è stato dibattuto recentemente durante un Convegno svoltosi nell’ambito del Festival per lo Sviluppo Sostenibile, dove è stato presentato il Manifesto “Priorità per una transizione ambiziosa, giusta e sostenibile”, redatto congiuntamente da Sindacati, Imprese e Associazioni ambientaliste.

Nel Rapporto si mette in guardia sulle privatizzazioni, anche se alcuni Governi si sono rivolti al settore privato per cercare soluzioni: un eccessivo affidamento sulle attività a scopo di lucro potrebbe determinare gravi violazioni dei diritti umani, con i ricchi che diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.

Se i cambiamenti climatici venissero utilizzati per giustificare politiche favorevoli alle imprese e una privatizzazione diffusa, potrebbero accelerarsi lo sfruttamento delle risorse naturali e il riscaldamento globale, piuttosto che impediti – ha concluso lo Special Rapporteur – Non mancano i campanelli d’allarme sui cambiamenti climatici, l’attuale aumento di eventi meteorologici estremi a livello biblico sembra finalmente trafiggere il velo del silenzio, della disinformazione e dell’autocompiacimento, ma questi segnali positivi non sono motivo di contentezza. Rendersi conto della portata del necessario cambiamento è solo il primo passo”.

In copertina: Due giovani stanno camminando nella zona allagata del quartiere Shibaburi di Pemba dopo che violente piogge con raffiche di 280 km/h si sono abbattute sulla fascia costiera del Mozambico (aprile 2019) e che hanno provocato oltre 20.000 sfollati (foto: UNICEF / Wikus De Wet).

 

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