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Tecnologie a emissioni negative: la guida UNPRI per gli investitori

Un Rapporto dell’iniziativa Principles for Responsible Investment delle Nazioni Unite (UNPRI), redatto da Vivid Economics, sottolinea l’importanza che le tecnologie a emissioni negative utilizzate dalle imprese nel loro slancio verso la transizione net zero, forniscano la necessaria trasparenza di sostenibilità.

La deforestazione causata dalle catene di approvvigionamento minaccia di minare il vasto potenziale di mercato per le soluzioni climatiche basate sulla natura.

È questo l’avvertimento che invia Principles for Responsible Investment l’iniziativa lanciata nel 2006 dalle Nazioni Unite (UNPRI) con l’intento di favorire la diffusione degli investimenti sostenibili e responsabili tra gli investitori istituzionali, con la publicazione il 26 ottobre 2020 del Rapporto An investor guide to negative emission technologies and the importance of land use”, redatto dalla società di consulenza con sede nel Regno Unito, Vivid Economics.

Secondo il Rapporto, il mercato finanziario delle foreste, storicamente piccolo e gestito dal settore pubblico, è destinato a diventare un mercato oltre 1,2 trilioni di dollari entro la metà del secolo, una cifra che supera l’attuale capitalizzazione di mercato totale delle major del petrolio e del gas.

Il Rapporto analizza la crescita degli impegni aziendali sul clima e prende in esame alcune delle ipotesi chiave nei principali scenari climatici per scoprire le opportunità per gli investitori nelle soluzioni basate sulla natura (NBS), in particolare sulla gestione sostenibile delle foreste, e sulle tecnologie a emissioni negative (NET) evidenziandone anche i rischi e le incertezze correlate.

Le NET sono la prossima frontiera degli investimenti e offrono opportunità di un aumento da trilioni di dollari da parte degli investitori. Al loro interno, le soluzioni basate sulla natura per affrontare la crisi climatica, incentrate su rimboschimento e imboschimento sono le più praticabili a breve termine e potrebbero generare 800 miliardi di dollari di entrate annuali entro il 2050.

Gli investimenti per evitare la deforestazione offriranno inoltre offriranno ulteriori opportunità man mano che i meccanismi di misurazione, rendicontazione e verifica (MRV) e gli schemi di compensazione raggiungeranno i livelli di scala. Tuttavia, i rischi reputazionali possono smorzare l’entusiasmo degli investitori, qualora le normative per porre fine alla deforestazione non siano applicate vigorosamente o inasprite.

Le soluzioni tecniche, come Direct Air Carbon Capture, Use and Storage (DACCS) e le Bioenergie con CCS (BECCS) sono quelle da tenere in considerazione a più lungo termine e che potrebbero generare un reddito annuo aggiuntivo di 625 miliardi di dollari entro il 2050.

Il Rapporto evidenzia che, oltre alla decarbonizzazione profonda, tutti gli scenari climatici si basano sulle cosiddette tecnologie delle emissioni negative (NET). Nel 2018, l’International Panel on Climate Change (IPCC) nel suo Rapporto speciale sul riscaldamento globale a 1,5 °C (AR15) ha definito 4 percorsi rappresentativi che si allineano ad un contenimento della temperatura globale alla fine del secolo a +1,5 °C, secondo l’obiettivo concordato a Parigi nel 2015. Oltre a una decarbonizzazione profonda, tutti si affidano a tecnologie a emissioni negative. Nello scenario più ambizioso in termini di decarbonizzazione (P1), ci si affida alla rimozione del carbonio per sequestrare 2,5 GtCO2/ annui al 2050, mentre in quello “più lento (P4) si prevede una rimozione delle emissioni totali negative di 16 GtCO2/annui, circa la metà delle emissioni di CO2 derivanti dall’attuale combustione di combustibili fossili. Nella seconda metà del secolo è previsto un aumento considerevole della dipendenza degli scenari climatici dalle reti.

Al di là degli scenari, osserva la Guida gli impegni assunti dalle imprese stanno guidando la domanda. In meno di un anno si è triplicato il numero di imprese che si sono impegnate allo zero netto: dalle 500 registrate nel 2019 siamo già giunti a 1.541. Il ritmo di ambizione è particolarmente marcato nei settori più emettitori e quelli più colpiti dalla pandemia: petrolio e gas, acciaio, cemento, automobili e cibo. Per adempiere a questi impegni, le aziende dovranno decarbonizzare profondamente le proprie attività, bilanciando le emissioni residue con investimenti in attività di rimozione del carbonio. Ciò ha creato la domanda di soluzioni naturali e tecnologiche che aspirano a rimuovere il carbonio dall’atmosfera, guidando la domanda di crediti di carbonio sulla natura. Dal 2017 al 2018, il valore dei crediti relativi alla silvicoltura e all’uso del suolo scambiati nel mercato della compensazione volontaria è triplicato a 172 milioni di dollari, aumentando del 23% la quota di compensazioni legate alla silvicoltura e all’uso del suolo nel mercato della compensazione volontaria totale, dal 52% al 64%.

Sono numerose le aziende di questi settori che hanno già iniziato a convogliare le proprie risorse verso progetti NBS legati alle foreste.

La politica e lo slancio economico sono ora diventati una massa critica affinché le foreste inizino a emergere come un nuovo settore di attività – ha dichiarato Fiona Reynolds, Amministratore delegato di UNPRI – Gli investitori possono agire ora per sbloccare opportunità di investimento e assumere un ruolo sempre più importante nel finanziamento“.

Mentre molti impegni aziendali si stanno concentrando sulla riforestazione, sottolinea il Rapporto, fermare la deforestazione è fondamentale per l’azione per il clima e potrebbe anche presentare una grande opportunità di investimento investibile, qualora i mercati si stabilizzassero. Eppure i dati ci dicono che la deforestazione continua senza interruzioni..

Oltre a limitare un ampio mercato di investimenti, le aziende con la deforestazione nella loro catena di approvvigionamento espongono gli investitori a un rischio finanziario significativo in termini di potenziale azione normativa, perdita di accesso al mercato, perdita di clienti a breve termine. Inoltre, i rischi associati ad azioni legali, di accesso al mercato e alla pressione dei consumatori potrebbero ridurre la valutazione di un’azienda di circa il 15%.

La bioenergia con cattura e stoccaggio del carbonio (BECCS) è la principale tecnologia a emissioni negative in tutti gli scenari allineati a Parigi, a causa dei suoi doppi guadagni di produzione di energia e di sequestro di CO2. Ma la produzione di alti livelli di bioenergia nella misura ritenuta necessaria potrebbe spingere ad oltrepassare i “confini planetari” in termini di disponibilità di acqua e terra. In alcuni dei percorsi meno ambiziosi verso Parigi (IPCC P4), le emissioni negative di BECCS superano i 16 GtCO2/annui entro la metà del secolo, che è 3 volte oltre la scala sostenibile stimata, considerando le altre necessità di uso del suolo come la produzione di cibo.

Per limitare gli effetti collaterali negativi, la maggior parte degli studi suggerisce che la tecnologia BECCS deve essere limitato a una scala sostenibile, intorno a 0,5 – 5 GtCO2 / anno (2). Per evitare questi punti ciechi, il Rapporto fornisce ai decisori la trasparenza di cui hanno bisogno sull’uso delle tecnologie a emissione negativa nei percorsi net zero, nonché uno scenario realistico che integri completamente i sistemi di utilizzo del suolo.

Gli investitori, secondo la Guida UNPRI, hanno un’opportunità unica di sostenere lo sviluppo istituzionale del mercato forestale impegnandosi con i responsabili politici e le aziende che stanno sviluppando modelli di business innovativi per incanalare i finanziamenti.

La Guida esorta gli investitori a:
fare pressione sulle aziende affinché si impegnino nell’azione per il clima, investano in NBS e garantiscano catene di approvvigionamento prive di deforestazione;
smettere di investire in aziende che hanno  la deforestazione nelle loro catena di approvvigionamento;
muoversi velocemente nel mercato NBS in rapida crescita;
sostenere il mercato NBS e lo sviluppo istituzionale interagendo con i responsabili delle politiche;
promuovere standard globali per i progetti NBS;
promuovere gli standard di sostenibilità per la tecnologia BECCS;- monitorare gli sviluppi nello spazio della  tecnologia DACCS.

Con un numero sempre maggiore di aziende che stabiliscono obiettivi netti pari a zero – ha aggiunto la Reynolds – gli investitori hanno necessità di avere anche una maggiore trasparenza sulle tecnologie a emissioni negative su cui le aziende faranno affidamento per arrivarci”.

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