27 Maggio 2022
Biodiversità e conservazione Mari e oceani

Barriere coralline: una mobilitazione per prevenire l’estinzione

In occasione della Conferenza “Our Ocean”, l’UNESCO ha rivolto un appello per un Piano di emergenza per rafforzare la resilienza delle barriere coralline dichiarate patrimonio dell’Umanità. Una missione congiunta UNESCO-IUNC ha monitorato la situazione della Grande Barriera Corallina Australiana per valutarne il grado di sbiancamento.

Le barriere coralline più famose al mondo potrebbero estinguersi entro la fine del secolo a meno che non facciamo di più per renderle resilienti al riscaldamento degli oceani.

Questo è il duro messaggio che l’UNESCO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, che coordina attraverso la Commissione Oceanografica Intergovernativa (IOC) le attività del Decennio ONU delle scienze oceaniche per lo sviluppo sostenibile (2021-2030), ha lanciato in occasione della 7ma Conferenza “Our Ocean” (Palau, 13-14 aprile 2022), che ha mobilitato 410 impegni per una valore di 16,35 miliardi di dollari per interventi di salvaguardia degli oceani: dall’inquinamento del mare al cambiamento climatico, dalle aree marine protette alla blue economy sostenibile, passando dalla pesca e dalla sicurezza marittima.

Invito a una mobilitazione internazionale per prevenire l’estinzione delle barriere coralline e annuncio un piano di emergenza dell’UNESCO per rafforzare la resilienza delle barriere coralline dichiarate Patrimonio dell’Umanità, in particolare quelle dei paesi in via di sviluppo – ha affermato la Direttrice generale Audrey Azoulay, – L’UNESCO collaborerà con il Global Fund for Coral Reefs per aiutare a finanziare questo impegno”.

Il GFCR, annunciato ufficialmente nel 2020, è un fondo finanziario pubblico-privato che fornisce sovvenzioni e capitale per sostenere interventi sostenibili per salvare le barriere coralline e le comunità che fanno affidamento su di esse. 

Sono 29 le barriere coralline inserite nei siti UNESCO “Patrimonio dell’Umanità”, 19 delle quali si trovano nei Paesi in via di sviluppo, che coprono oltre mezzo milione di km2 in tutto il mondo, l’equivalente delle dimensioni della Francia, esibendo una biodiversità eccezionale. Inoltre, svolgono un ruolo fondamentale nell’assorbimento delle emissioni di carbonio. Il Rapporto UNESCO Marine World Heritage: custodians of the globe’s blue carbon assets”, presentato lo scorso anno, ha rilevato che lo stoccaggio di carbonio del patrimonio marino mondiale (50 ecosistemi) è stato equivalente al 10% delle emissioni annuali di gas serra del Pianeta, consentendo di immagazzinare in sicurezza miliardi di tonnellate di CO2 e altri gas serra al di fuori dell’atmosfera.

Oltre cento comunità indigene dipendono per la propria sussistenza dalle barriere coralline che costituiscono anche punti di riferimento per valutare gli impatti dei cambiamenti climatici. Gli oceani si stanno riscaldando a causa dell’aumento delle emissioni globali di anidride carbonica e anche le barriere coralline stanno affrontando le pressioni conseguenti, oltre che quelle  dell’inquinamento, della pesca eccessiva e della distruzione dell’habitat.

L’’ultimo Rapporto dell’IPCC ha confermato che per ridurre le emissioni devono essere abbandonati il prima possibile i combustibili fossili.

Il riscaldamento globale significa che le pratiche locali di conservazione della barriera corallina non sono più sufficienti per proteggere gli ecosistemi delle barriere coralline più importanti del mondoha spiegato Fanny Douvere, a Capo del Programma marino Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO – Ma una barriera corallina sana e resiliente può rigenerarsi dopo un evento di sbiancamento e sopravviver. L’UNESCO intende mobilitare le sue risorse i i suoi partner per ridurre queste pressioni locali ed offrire alle barriere coralline le migliori opportunità di sopravvivenza”.

Lo scorso marzo un esperto dell’UNESCO e un altro dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) si sono recati nella Grande Barriera Corallina in missione di Monitoraggio Reattivo per valutare la situazione di questo iconico sito naturale, su richiesta del 2021 del Governo australiano che avrebbe fatto pressioni affinché non fosse inserita nei siti del patrimonio mondiale in pericolo a causa degli impatti dei cambiamenti climatici.

La Great Barrier Reef Marine Park Authority ha riferito che lo “sbiancamento da basso a moderato” era già stato segnalato in molte aree e il “Bureau of Meteorology prevede che le temperature della superficie del mare rimarranno al di sopra della media nella maggior parte del parco marino nelle prossime settimane“.

La Grande Barriera Corallina lunga 2.300 km ha visto 5 eventi di sbiancamento di massa (1998, 2002, 2016, 2017 e 2020), tutti causati dall’aumento delle temperature oceaniche determinato dal riscaldamento globale. I coralli possono riprendersi da un lieve sbiancamento, qualora le condizioni più fresche ritornino rapidamente

Il team della missione preparerà un rapporto in cui esporrà le conclusioni e le raccomandazioni che, dopo l’esame del Centro del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO e della IUCN, saranno esaminate dal Comitato del Patrimonio Mondiale nella sua prossima 45a sessione che era prevista in giugno a Kazan,(Federazione Russa), ma che sarà probabilmente sposata di sede.

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