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Menu scolastici: ridurre l’obesità e gli impatti ambientali

Uno studio di ricercatori spagnoli che si è concentrato sull’impatto delle linee guida per i menu scolastici della Catalogna, emanate nel corso di un ventennio, ha evidenziato una progressiva riduzione fino al 50% dell’impatto ambientale, passando a proteine ​​vegetali (legumi, cereali diversificati) e meno carne/pesce, soddisfacendo al contempo i bisogni nutrizionali. Lo studio supporta che la dieta mediterranea assume un ruolo chiave nel raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità dell’Agenda 2030, riducendo gli impatti ambientali e problemi di salute.

La transizione verso diete sane e a basso impatto ambientale è fondamentale per raggiungere sistemi alimentari sostenibili e ridurre i problemi di salute. In questo contesto, le linee guida alimentari per le scuole possono incoraggiare comportamenti alimentari tra gli studenti volti a ridurre il loro impatto ambientale.

Uno Studio dal titolo “Evolution, trade-offs and optimization of the environmental impact of school meal dietary recommendations”, pubblicato su Science of The Total Environmen, condotto  dall’Universitat Oberta de Catalunya (UOC), dall’Istituto di Barcellona per la Salute Globale (ISGlobal), dall’Agenzia di Salute Pubblica della Catalogna (ASPCAT),dalla Cattedra UNESCO sul Ciclo di Vita e i Cambiamenti Climatici (ESCI-UPF) e dalla UPF Barcelona School of Management (UPF-BSM), ha sottoposto ad analisi lLinee guida dietetiche per le scuole del 2012, del 2017 e del 2020, per progettare menù sani.

Le conseguenze trascurate di abitudini alimentari scorrette non colpiscono solo gli adulti, ma anche i bambini. A livello mondiale, secondo l’OMS, colpisce 340 milioni di adolescenti e 39 milioni di bambini. Di conseguenza, malattie tradizionalmente associate all’età adulta, come il diabete di tipo 2, stanno diventando sempre più comuni tra i bambini. Le attuali abitudini alimentari non incidono negativamente solo sulla salute individuale, ma anche sull’ambiente.

Lo Studio ha analizzato le varie versioni delle linee guida, con risultati che mostrano cambiamenti progressivi nell’impatto ambientale dei menu scolastici per bambini dai 7 ai 12 anni, tramite la metodologia Life Cycle Assessment, utilizzando 16 indicatori ambientali tra cui acidificazione, consumo d’acqua, tossicità per l’uomo, uso di risorse minerali e metalli e uso di risorse fossili, nonché un indicatore della loro impronta ambientale composita.

Questo è uno dei primi studi che si concentrano sui menù scolastici, considerando la mensa come un luogo di apprendimento in cui i bambini adottano abitudini alimentari che possono durare tutta la vita – ha affermato Júlia Benito-Cobeña, Facoltà di Scienze della Salute della UOC e principale autrice dello studio- L’ASPCAT ha aggiornato le sue linee guida nel 2020 tenendo conto dei criteri di sostenibilità. Questo studio verifica se l’impatto ambientale sia effettivamente diminuito, con nuovi menù che riducono ulteriormente l’impatto dei pasti scolastici“.

Abstract grafico

Prendendo a riferimento le linee guida del 2005, gli aggiornamenti introdotti nel 2012, 2017 e 2020 hanno ridotto l’impronta ambientale rispettivamente del 9%, del 22% e del 40%. Tutti i singoli indicatori hanno inoltre mostrato impatti ambientali significativamente inferiori nel 2020 rispetto al 2005, con riduzioni comprese tra il 5% e il 52%.

Gli alimenti con l’impronta più grande
Lo studio ha analizzato quali gruppi alimentari hanno il maggiore impatto su ciascun indicatore ambientale e ha proposto modifiche che mantengano intatta sia la distribuzione dei macronutrienti sia la qualità nutrizionale dei menu.

È stato dimostrato che i secondi piatti, principalmente a base di carne e pesce contribuiscono maggiormente all’impatto ambientale – ha evidenziato Anna Bach, della Facoltà di Scienze della Salute dell’UOC e co-coordinatrice del gruppo di ricerca Nutrizione, Alimentazione, Salute e Sostenibilità – Includere più proteine ​​vegetali e meno carne e pesce, combinato con un apporto di cereali più diversificato, riduce l’impatto ambientale dei piani alimentari di circa il 50%.Frutta e riso sono i principali responsabili del consumo di acqua, ma la frutta svolge un ruolo essenziale in un’alimentazione sana, motivo per cui è consigliabile consumarla in quattro pasti su cinque. Ridurre il consumo di frutta avrebbe un effetto negativo sulla salute. Lo studio dimostra che il riso può essere sostituito da altri cereali più adattabili ai cambiamenti climatici, il che ridurrebbe anche l’impatto ambientale”.

Alternative interessanti
Per quanto riguarda la riluttanza delle persone ad accettare i cambiamenti proposti, soprattutto tra le famiglie, lo studio cita la falsa convinzione che i menu a base vegetale siano insipidi e carenti dal punto di vista nutrizionale.

Esistono anche barriere all’accettazione da parte dei bambini, qualora non vengano cucinati e presentati in modo attraente – ha aggiunto Bach – i bambini sono meno propensi a mangiare determinati alimenti, come verdure e legumi. Per superare queste difficoltà, dovremo collaborare con le famiglie, il personale scolastico e i cuochi. Sarebbe anche necessario studiare in che misura queste linee guida vengano implementate nelle scuole“.

Sebbene lo studio si sia concentrato sulle linee guida catalane, i suoi risultati potrebbero essere estrapolati non solo alle raccomandazioni per l’intera Spagna, ma anche ad altri Paesi della regione mediterranea, perché corrobora che la dieta mediterranea, ricca di frutta, verdura, legumi e cereali integrali, è il modello più salutare e sostenibile, come riconosciuto di recente dalle Nazioni Unite con la Risoluzione del15 dicembre 2025 con cui è stata istituita la Giornata internazionale della dieta mediterranea (IMDD), che verrà celebrata ogni anno a partire dal 16 novembre 2026.

Immagine di copertina: foto Adobe Fonte UOC

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