Il Rapporto 2025 del Carbon Action Tracker (CAT), diffuso alla COP30 in Brasile, che monitora gli impegni assunti negli ultimi mesi dai leader mondiali per conseguire la neutralità climatica al 2050, chiarisce che il mondo non è sulla buona strada per limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C, e che per cambiare la traiettoria attuale sono necessari obiettivi più ambiziosi per il 2030 e NDC per il 2035 allineati all’obiettivo.
Dieci anni dopo l’Accordo di Parigi, le proiezioni sul riscaldamento globale mostrano scarsi o nessun progresso misurabile per il quarto anno consecutivo.
È quanto emerge dall’aggiornamento del Carbon Action Tracker (CAT), consorzio internazionale tra Climate Analyticse NewClimate Institute, con il sostegno dell’European Climate Foundation,rilasciato il 13 novembre 2025 in occasione della Conferenza sul Clima (COP30), come da consuetudine consolidata, che monitora gli impegni assunti negli ultimi mesi dai leader mondiali per conseguire la neutralità climatica al 2050.
Quasi nessuno dei 40 governi analizzati dal CAT ha aggiornato il proprio obiettivo per il 2030, fondamentale per mantenere i livelli di riscaldamento al di sotto di 1,5°C, né ha definito il tipo di azione nei nuovi obiettivi per il 2035 necessaria per cambiare rotta.
Secondo le proiezioni del CAT sulla temperatura globale basate sugli sviluppi politici di quest’anno e sugli obiettivi per il 2035 sono quasi ferme: negli ultimi quattro anni non si sono mosse praticamente per niente. I segnali d’allarme sono chiari: stiamo andando nella direzione sbagliata.
Progressi dopo l’Accordo di Parigi
Peraltro, l’analisi dimostra che l’Accordo di Parigi ha comportato miglioramenti nelle proiezioni della temperatura globale nel tempo. Nel 2015, la valutazione allora delle politiche esistenti indicava che il mondo era sulla buona strada per un riscaldamento globale di circa 3,6 °C entro il 2100. Ora, l’aumento non è ancora allineato all’obiettivo di 2 °C e di fare tutto il possibile per limitarlo a 1,5 °C, ma è inferioredi 1 °C, attestandosi a circa 2,6 °C.
L’Accordo di Parigi, sottolinea il briefing, ha rimodellato gli approcci scientifici e politici, ha spinto gli investimenti nelle tecnologie pulite e ha dato avvio a riforme nazionali che altrimenti probabilmente non si sarebbero attuate. Tuttavia, la preoccupazione più seria ora è che i progressi compiuti nei primi cinque anni dopo Parigi, fino al 2020 circa, si siano appiattiti, proprio mentre in tutto il pianeta sono emersi chiaramente i segnali visibili di un pericoloso cambiamento climatico.
Finora NDC 2035 non sono riusciti a spostare l’ago
Nonostante la nuova tornata di obiettivi per il 2035, l’ambizione climatica globale non è cambiata di molto. Quest’ultima analisi mostra che le emissioni previste dagli attuali NDC e dagli obiettivi a lungo termine dovrebbero raggiungere 53-57 GtCO2e nel 2030 e 48-52 GtCO2e nel 2035, ben al di sopra dei livelli compatibili con un percorso di 1,5 °C, che richiederebbe una riduzione delle emissioni a 27 GtCO2e entro il 2030 e 21 GtCO2e entro il 2035.

Anziché colmarsi, il divario tra gli obiettivi dei Paesi e il percorso per 1,5 °C si sta ampliando. Entro il 2030, il “divario target” si attesterà a circa 26-29 GtCO2e, per poi aumentare a 26-31 GtCO2e entro il 2035. Ciò significa che, anche se tutti gli attuali NDC fossero pienamente attuati, le emissioni globali nel 2035 sarebbero comunque più del doppio (circa il 125%-150%) del livello richiesto per la compatibilità con 1,5°C.
La strada da percorrere: urgenza e opportunità
L’energia rinnovabile e la diffusione dei veicoli elettrici stanno battendo ogni record e gli investimenti nella produzione pulita stanno crescendo rapidamente. Eppure i governi non sono ancora riusciti a proporre impegni più incisivi in materia di clima.
Secondo gli autori del CAT 2025, ora è il momento di riconoscere ciò che l’Accordo di Parigi ha messo in atto, apprezzare i progressi che ha prodotto finora e sostenerlo come spina dorsale della risposta mondiale al cambiamento climatico.
Ogni frazione di grado si tradurrà in perdite devastanti per le persone e gli ecosistemi di tutto il mondo. I Governi devono urgentemente rafforzare o superare gli obiettivi del 2030, attuare politiche solide e garantire trasparenza e responsabilità.
L’Accordo di Parigi ha definito il quadro; ora servono vera leadership e ambizione per mantenere le promesse e salvaguardare un futuro sostenibile.
“Lo abbiamo già detto e continueremo a ripeterlo: il tempo stringe. Ogni nuovo accordo sul gas fossile concluso dall’UE, ogni nuova centrale a carbone costruita in Cina, ogni progetto di espansione del gas fossile in Australia, ogni barile esportato dalla Norvegia, ogni tonnellata di GNL che il Giappone indirizza verso i paesi asiatici vicini, costa miliardi alle persone in altre parti del mondo, costrette ad affrontare eventi meteorologici sempre più estremi. Non si tratta di scelte politiche astratte, ma di realtà fisiche con conseguenze umane. L’atmosfera non negozia e non aspetta”.
