Gli scienziati hanno scoperto un nuovo potente antibiotico nascosto in una specie batterica che i ricercatori studiano da oltre settant’anni. Il composto, chiamato pre-metilenomicina C lattone, è stato trovato nello Streptomyces coelicolor, un batterio ben noto e utilizzato da tempo nella ricerca sugli antibiotici. Ciò che rende la scoperta straordinaria è che il composto è stato trascurato per decenni, nonostante provenga dallo stesso percorso che produce un altro antibiotico noto, la metilenomicina A.
La resistenza antimicrobica (AMR) ovvero “la capacità di batteri, virus, funghi e parassiti di resistere agli effetti dei farmaci antimicrobici” è per l’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) tra le prime 10 minacce globali per la salute. Nei suoi ultimi Rapporti, pubblicati lo scorso ottobre, la WHO sottolinea come ci siano “troppo pochi antibatterici in fase di sperimentazione” e la maggior dei “risultati più facilmente conseguibili” sono già stati individuati e i limitati incentivi commerciali scoraggiano gli investimenti nella scoperta di antibiotici, esortando “gli sviluppatori a pubblicare dati sull’attività antibatterica per promuovere la collaborazione, attrarre investimenti e accelerare l’innovazione”.
Va in questa direzione lo Studio “Discovery of Late Intermediates in Methylenomycin Biosyntesis Active against Drug-Resistant Gram-Positive Bacterial Pathogens“, pubblicato sulla Rivista (numero 44 del 5 novembre 2025) dell’American Chemical Society (ACS) e condotta da ricercatori dell’Università di Warwick- Dipartimento di Chimica (GB) e della Monash University – Biomedicine Discovery Institute (Australia, nell’ambito della ”Monash Warwick Aliance Combatting Emerging Superbug Threats Initiative”, che mira a formare la prossima generazione di ricercatori per combattere la AMR.
Gli scienziati hanno scoperto un nuovo potente antibiotico “nascosto in bella vista” in una specie batterica che i ricercatori studiano da oltre settant’anni. Il composto, chiamato pre-metilenomicina C lattone, è stato trovato nello Streptomyces coelicolor, un batterio ben noto e utilizzato da tempo nella ricerca sugli antibiotici. Ciò che rende la scoperta straordinaria è che il composto è stato trascurato per decenni, nonostante provenga dallo stesso percorso che produce un altro antibiotico noto, la metilenomicina A.
“La metilenomicina A è stata scoperta originariamente 50 anni fa e, sebbene sia stata sintetizzata diverse volte, nessuno sembra aver testato gli intermedi sintetici per l’attività antimicrobica! – ha affermato il co-autore principale dello studio Gregory Challis, Professore di Chimica Sostenibile – Eliminando i geni biosintetici, abbiamo scoperto due intermedi biosintetici precedentemente sconosciuti, entrambi antibiotici molto più potenti della metilenomicina A stessa“.
Quando è stato testato per l’attività antimicrobica, il pre-metilenomicina C lattone ha dimostrato di essere oltre 100 volte più attivo contro diversi batteri Gram-positivi rispetto all’antibiotico originale metilenomicina A, molto efficace, in particolare, contro lo Staphylococcus aureus, resistente alla meticillina (MRSA) e l’ Enterococcus faecium, resistente alla vancomicina (VRE).
“È sorprendente che il batterio che produce metilenomicina A e pre-metilenomicina C lattone, lo Streptomyces coelicolor, sia una specie modello produttrice di antibiotici, ampiamente studiata fin dagli anni ’50 – ha aggiunto Lona Alkhalaf, Professoressa Assistente al Dipartimento di Chimica dell’Università di Warwick e co-autrice principale dello Studio – Trovare un nuovo antibiotico in un organismo così familiare è stata una vera sorpresa. Sembra che S. coelicolor si sia evoluto originariamente per produrre un potente antibiotico (lattone pre-metilenomicina C), ma nel tempo lo ha trasformato in metilenomicina A, un antibiotico molto più debole che potrebbe svolgere un ruolo diverso nella biologia del batterio“.
È importante sottolineare che i ricercatori non hanno rilevato alcuna comparsa di resistenza al pre-metilenomicina C lattone nei batteri Enterococcus in condizioni in cui si osserva resistenza alla vancomicina. La vancomicina è un trattamento da ultima risorsa per le infezioni da Enterococcus , quindi questa scoperta è particolarmente promettente per VRE, un patogeno ad alta priorità dell’OMS”.
“Questa scoperta suggerisce un nuovo paradigma per la ricerca sugli antibiotici – ha aggiunto Challis – Identificando e testando intermedi nei percorsi verso diversi composti naturali, potremmo trovare nuovi antibiotici potenti con maggiore resistenza, che ci aiuteranno nella lotta contro la resistenza antimicrobica“.
Il prossimo passo nello sviluppo dell’antibiotico saranno i test preclinici. In una pubblicazione coordinata dello scorso luglio sul Journal of Organic Chemistry, un team finanziato dalla Monash Warwick Alliance Combatting Emerging Superbugs Threats ha riportato una sintesi scalabile di pre-metilenomicina C lattone, aprendo la strada a ulteriori ricerche.
“Questo percorso di sintesi dovrebbe consentire la creazione di diversi analoghi che possono essere utilizzati per sondare la relazione struttura-attività e il meccanismo d’azione del pre-metilenomicina C lattone – ha dichiarato David Lupton, Professore presso la Facoltà di Chimica della Monash University, che ha guidato il lavoro di sintesi – Il Centre to Impact AMR della Monash ci offre un’ottima piattaforma per portare avanti questo promettente antimicrobico“.
Grazie alla sua struttura semplice, alla potente attività, al profilo difficilmente resistibile e alla sintesi scalabile, sottolineano i ricercatori, il pre-metilenomicina C lattone rappresenta un nuovo candidato promettente che potrebbe potenzialmente contribuire a salvare circa 1, 1 milioni di persone che ogni anno sono vittime della resistenza antimicrobica.
Un altro Studio, pubblicato in marzo su Nature e condotto in collaborazione da ricercatori dell’Università dell’Illinois di Chicago e dell’Università McMaster di Hamilton (Canada), aveva individuato nella Lariocidina, un antibiotico prodotto da batteri che vivono nel terreno, un nuovo antibiotico capace di eludere la resistenza batterica.
