In occasione del 3° Summit Nazionale dedicato all’eolico off-shore (18 luglio 2025), organizzato dall’ANEV, è stato presentato da Livio De Santoli lo Studio dell’Università La Sapienza “Valutazione degli impatti economici, occupazionali e sociali derivanti dallo sviluppo dell’eolico offshore galleggiante in Italia” che analizza in profondità le ricadute sociali, economiche e occupazionali dello sviluppo dell’eolico off-shore in Italia.
Con investimenti tra 10 e 20 miliardi di euro la filiera italiana dell’eolico offshore galleggiante può partire immediatamente per costruire le turbine e le infrastrutture per trasmettere l’energia prodotta alla terraferma, creando lavoro per fino a 60 mila occupati a tempo pieno.
È quanto emerge da uno Studio, condotto dall’Università “La Sapienza” di Roma e presentato al3° Summit Nazionale dedicato all’eolico off-shore, organizzato dall’ANEV(Associazione nazionale energia del vento) e intitolato “Mai partiti, ma pronti a ripartire: il tempo dell’eolico off-shore in Italia è ora”, con sottotitolo “Rotte di vento: riscrivere il futuro energetico dal mare”, occasione di confronto tra Istituzioni, Imprese, Università, stakeholder, Aziende del Settore e Associazioni, per costruire una visione condivisa su uno dei settori più strategici per raggiungere gli obiettivi della transizione energetica al 2040.
L’eolico off-shore rappresenta una delle tecnologie più promettenti per la decarbonizzazione in Europa, ma in Italia resta un potenziale inespresso. Il Summit vuole avviare una nuova fase per il settore, interpretando il concetto di “rinascita” come una partenza consapevole e matura, capace di integrare soluzioni tecnologiche avanzate, una maggiore coerenza regolatoria e una forte attenzione alla sostenibilità e all’integrazione territoriale.
Lo Studio della “Sapienza” che analizza in profondità le ricadute sociali, economiche e occupazionali dello sviluppo dell’eolico off-shore in Italia, offrendo dati e scenari che mostrano il potenziale trasformativo della tecnologia per i territori e il sistema industriale nazionale,indica un potenziale di 25 Giga Watt per l’eolico offshore galleggiante in Italia al 2050, in linea con il piano di Terna che prevede 15 Giga al 2040. Tuttavia,nessun impianto di questo tipo è attualmente attivo nel Paese.
Con investimenti tra 10 e 20 miliardi di euro la filiera italiana dell’eolico offshore galleggiante può partire immediatamente per costruire le turbine e le infrastrutture per trasmettere l’energia prodotta alla terraferma, creandolavoro per fino a 60 mila occupati a tempo pieno.

“Lo studio intende accompagnare lo sviluppo industriale italiano nell’ambito dei target ufficiali al 2030. Perché il PNIEC già fa determinate previsioni– ha dichiaratoLivio De Santoli, Professore di Energetica presso Facoltà di Ingegneria dell’Università “La Sapienza”. che ha presentato in anteprima lo studio –Ma soprattutto si inserisce nel quadro europeo del Green Deal, che non è affatto morto. È uno studio che guarda alla valutazione degli impatti economici nazionali e sociali. È uno dei primi studi che in qualche modo mette in fila una serie di dati che provengono da varie parti: stakeholders industriali, situazioni esistenti, esperienze internazionali, soprattutto in nord Europa”.
I risultati principali dello Studio.
–Investimenti necessari: per ogni megawatt, si stimano 5-6 milioni di euro di CAPEX nel breve termine, che scenderebbero a 4,3 milioni nel medio periodo. Le spese operative (OPEX) sono fissate a 1,9 milioni di euro. Complessivamente, per obiettivi di potenza tra 2 e 3,8 GW, gli investimenti totali oscillano tra 10 e oltre 20 miliardi di euro.
– Impatto occupazionale significativo:la fase di costruzione potrebbe creare circa 14.400 posti di lavoro per gigawatt (fino a 18.600 con l’indotto), mantenibili nel tempo grazie a un innovativo approccio “a lotti” che sfrutta meglio le peculiarità dei porti italiani. La fase di gestione garantirebbe circa 1.000 posti di lavoro stabili per la vita utile dei progetti.
– Vantaggi dell’approccio “a lotti”: questo modello costruttivo, diverso da quelli tradizionali, si adatta meglio alla conformazione dei porti italiani (meno spaziosi) e massimizza l’utilizzo del potenziale occupazionale nel tempo.
– Opportunità industriale: l’Italia ha il potenziale per sviluppare una filiera industriale nazionale, in particolare nel floating e nella componentistica elettrica, settori in cui vanta già eccellenze.
–Accelerazione della transizione: raggiungere l’obiettivo di 3,8 GW di capacità eolica offshore entro il 2030 è cruciale per accelerare il processo di decarbonizzazione, richiedendo azioni immediate dal 2025 in poi.
–Formazione e accettazione sociale: l’importanza di avviare immediatamente programmi di formazione specifici per preparare le competenze necessarie. La percezione degli impatti risulta articolata, con l’86% degli intervistati favorevole allo sviluppo dell’eolico offshore, una percentuale minoritaria contraria, e con preoccupazioni ambientali rispetto alla fauna marina, avifauna e pesca.

“L’eolico offshore in Italia è rimasto troppo a lungo in attesa, bloccato da ritardi normativi, incertezze autorizzative e da una visione frammentata– ha concluso il presidente dell’ANEV,Simone Togni– Oggi però le condizioni per cambiare passo ci sono tutte: abbiamo tecnologie mature, una filiera industriale pronta, competenze consolidate e ampie aree marine adatte allo sviluppo. È arrivato il momento di agire. Con questo Summit, l’industria italiana dell’eolico marino presenta una proposta concreta e realizzabile: una roadmap chiara per semplificare le procedure, garantire sostenibilità e avviare progetti realmente cantierabili. L’Italia non può più permettersi di restare ferma mentre il resto d’Europa investe in maniera decisa sull’eolico off-shore. Il mare rappresenta un elemento strategico della nostra sovranità energetica. Dobbiamo valorizzarlo con visione, equilibrio e concretezza. Il futuro energetico dell’Italia passa anche da qui”.
Nel corso del summit è stato presentato unDocumentocon le proposte operative che verranno sottoposte alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, al Ministero delle Imprese e del Made in Italia, e al Ministero per la Protezione civile e le Politiche del mare, contenentemisure per sbloccare i progetti, ridurre l’incertezza normativa, semplificare gli iter autorizzativi e valorizzare una filiera italiana pronta a giocare un ruolo di primo piano.
