Un nuovo Studio rivela che la Terra sta perdendo acqua dolce ad un ritmo allarmante, con quattro regioni continentali di “mega-inaridimenti” che si stanno formando nell’emisfero settentrionale. In 22 anni, l’erosione delle falde acquifere, dei ghiacciai e delle riserve di neve/ghiaccio ha superato il rifornimento naturale: ben il 68% delle perdite deriva dalle falde acquifere, accelerando l’innalzamento del livello del mare più delle calotte glaciali.
I continenti della Terra hanno subito una perdita di acqua dolce senza precedenti dal 2002, causata dai cambiamenti climatici, dall’uso insostenibile delle falde acquifere e da siccità estreme.
È la conclusione delloStudio“Unprecedented continental drying, shrinking freshwater availability, and increasing land contributions to sea level rise”, condotto dall’Arizona State Universitye pubblicato sul numero del 25 luglio 2025 oggi suScience Advances, che evidenzia l’emergere di quattro regioni di “mega-inaridimenti” su scala continentale, tutte situate nell’emisfero settentrionale, e mette in guardia dalle gravi conseguenze per la sicurezza idrica, l’agricoltura, l’innalzamento del livello del mare e la stabilità globale.
Lo studio indica che le aree aride sulla terraferma si stanno espandendo a un ritmo di circa doppio rispetto alle dimensioni della California ogni anno, e la velocità con cui queste aree stanno diventando più aride supera quella con cui le aree umide stanno diventando più umide, invertendo modelli idrologici di lunga data.
Le implicazioni negative di questo fenomeno per la disponibilità di acqua dolce sono impressionanti.Il 75% della popolazione mondiale vive in 101 paesi che hanno perso acqua dolce negli ultimi 22 anni, e mentre le previsioni indicano che la popolazione mondiale continuerà a crescere per i prossimi 50-60 anni, la disponibilità di acqua dolce si sta riducendo drasticamente.
Valutando due decenni di dati provenienti dalle missioni congiunte Stati Uniti-GermaniaGerman Gravity Recovery and Climate Experiment(GRACE) e GRACE-Follow On (GRACE-FO), hanno constatato che lariserva idrica terrestre, comprensiva di tutta l’acqua di superficie e quella contenuta nella vegetazione, l’umidità del suolo, il ghiaccio, la neve e le falde acquifere immagazzinate sulla terraferma,è diminuita, e per la prima volta, hanno scoperto cheil 68% proveniva dalle sole falde acquifere, contribuendo all’innalzamento del livello del mare in misura maggiore rispetto alle calotte glaciali della Groenlandia e dell’Antartide messe insieme.
“Questi risultati inviano forse il messaggio più allarmante finora sull’impatto del cambiamento climatico sulle nostre risorse idriche– ha affermatoJay Famiglietti, Professore di Global Futures presso la School of Sustainability dell’Università dell’Arizona e di principale ricercatore dello Studio– I continenti si stanno prosciugando, la disponibilità di acqua dolce si sta riducendo e l’innalzamento del livello del mare sta accelerando. Le conseguenze del continuo sfruttamento eccessivo delle falde acquifere potrebbero compromettere la sicurezza alimentare e idrica di miliardi di persone in tutto il mondo. Questo è un momento in cui tutti devono intervenire: abbiamo bisogno di un’azione immediata per la sicurezza idrica globale“.
Lo Studio ha individuato quello che sembra essere un punto di svolta intorno al 2014-15, in un periodo di “mega El Niño“. Gli estremi climatici hanno iniziato ad accelerare e, di conseguenza,l’utilizzo delle falde acquifere è aumentato e la siccità continentale ha superato la velocità di scioglimento dei ghiacciai e delle calotte glaciali.
Inoltre, lo studio ha rivelatoun’oscillazione non segnalata in precedenza: dopo il 2014,le regioni più aride sono passate dall’essere situate prevalentemente nell’emisfero meridionalea quelle situate prevalentemente in quello settentrionale, e viceversa per le regioni umide.
Uno dei principali fattori che contribuiscono alla siccità continentale è l’aumento degli estremi di siccità alle medie latitudini dell’emisfero settentrionale, ad esempio inEuropa. Inoltre, inCanadaeRussia, lo scioglimento di neve, ghiaccio e permafrost è aumentato nell’ultimo decennio, e il continuo impoverimento delle falde acquifere a livello globale è un fattore determinante.

Secondo i ricercatori,le falde acquifere sono una risorsa intergenerazionale che viene gestita male, se non addirittura non gestita affatto, dalle ultime generazioni, con costi enormi ed eccezionalmente sottovalutati per le generazioni future. Proteggere le falde acquifere mondiali è fondamentale in un mondo che si sta riscaldando e in continenti che ora sappiamo si stanno prosciugando.
“È impressionante quanta acqua non rinnovabile stiamo perdendo“, ha affermatoHrishikesh A. Chandanpurkar, autore principale dello studio e ricercatore scientifico presso l’Università dell’Arizona –I ghiacciai e le falde acquifere profonde sono una sorta di antichi fondi fiduciari. Invece di utilizzarli solo in momenti di necessità, come una siccità prolungata, li diamo per scontati. Inoltre, non cerchiamo di ricostituire le falde acquifere durante gli anni umidi, andando così incontro a un’imminente bancarotta delle risorse idriche dolci“.
La portata senza precedenti dellasiccità continentale minaccia l’agricoltura e la sicurezza alimentare, la biodiversità, le riserve di acqua dolce e la stabilità globalee lo studio evidenzia la necessità di una ricerca continua su larga scala per informare i decisori politici e le comunità sul peggioramento delle sfide idriche e sulle opportunità per creare un cambiamento significativo.
Immagine di copertina di Sophia Franz
