27 Maggio 2022
Agroalimentare Beni culturali e turismo Territorio e paesaggio

Turismo enogastronomico italiano: resiliente, attraente e sempre più bio

L’ultima edizione del Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano, curato da Roberta Garibaldi sotto l’egida dell’Associazione Italiana Turismo Enogastronomico, approfondisce tutti gli aspetti del turismo enogastronomico in Italia, dall’offerta alla domanda, evidenziando le nuove tendenze e facendo un focus sul binomio turismo enogastronomico e sostenibilità

Resiliente, attraente e sempre più bio: così emerge il turismo enogastronomico italiano dal nuovo Rapporto curato da Roberta Garibaldi, Professore di Tourism Management all’Università degli Studi di Bergamo e Amministratrice delegata di Enit, sotto l’egida dell’Associazione Italiana Turismo Enogastronomico, che dal 2018 è divenuto un documento di riferimento per le istituzioni e gli operatori a livello nazionale, regionale e locale, che analizza la ripresa post-pandemia su dati provenienti da fonti statistiche ufficiali all’ultimo aggiornamento disponibile o forniti dai partner The Data Appeal Company, TheFork e Tripadvisor.

Gli ultimi due anni sono stati di grande criticità per l’intero settore turistico – afferma nella prefazione Roberta Garibaldi – Le restrizioni legate alla pandemia di COVID-19 e la conseguente crisi economica hanno provocato ingenti danni al comparto, facendo al contempo emergere nuove e difficili sfide che tutti gli addetti ai lavori sono stati chiamati ad affrontare. Le stesse dinamiche di consumo si sono modificate. Oggi il viaggiatore è più esigente, attivo, presta particolare attenzione alla sicurezza e alla sostenibilità. L’edizione 2021 del Rapporto sul Turismo Enogastronomico aveva voluto approfondire le nuove esigenze e bisogni dei turisti italiani. Quest’anno abbiamo voluto focalizzare l’attenzione sull’offerta eno-gastro-turistica del nostro Paese, restituendo una fotografia aggiornata delle singole componenti sia livello europeo – con un confronto con i nostri principali competitor – che a livello regionale”.

Secondo il Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano, che vede confermati anche in questa edizione il sostegno di UniCredit, PromoTurismoFVG, Valdichiana Living e Visit Emilia, e il patrocinio di Fondazione Qualivita, ISMEA e Touring Club Italiano, sono almeno 10 le tendenze su cui bisogna puntare generare valore economico e nuove opportunità per le destinazioni.

Local is the new global
L’Italia ha confermato la sua leadership in Europa per prodotti certificati, ben 814 a novembre 2021 (315 agroalimentari e 526 vinicoli), con 3 nuovi prodotti IGT nel 2021. Anche gli attori del turismo sono consapevoli della forte attrattività dell’offerta locale sul turista enogastronomico e vi pongono sempre più attenzione.

La crescita del bio
La maggiore sensibilità dei viaggiatori verso la sostenibilità ambientale orienta l’agricoltura verso il biologico, cresciuto del +109% nel periodo 2010-19 per la vite e del +95% nel 2010-18 per l’olivo, che costituisce un valore aggiunto.

Il vino come catalizzatore di prenotazioni
È il vino che occupa stabilmente il trono del comparto, dopo aver superato le difficoltà legate alla pandemia con una crescita  nel biennio del 2% nel numero di aziende con coltivazione di uva e con la conferma che il vino è il catalizzatore nelle prenotazioni online delle esperienze. Nel 2021, le proposte a tema enogastronomico, il 6% delle prenotazioni effettuate sul portale Tripadvisor con destinazione Italia ha riguardato degustazioni e tour in cantina, in particolare in Toscana e Piemonte.

Le potenzialità dei birrifici come destinazione turistica
Se Il 2020 era stato l’anno nero per i birrifici artigianali italiani, con una perdita di 85 unità produttive (discesa da 841 a 756 tra micro-birrifici e brew pub), indotta in particolare dal blocco dell’HoReCa, nel 2021 si sono spostati nel contesto domestico, stimolando una riflessione sulle potenzialità del connubio turismo e birra, già sperimentato con successo in nazioni quali Germania, Belgio e Stati Uniti.

Aprire le strade a bici ed escursionisti
Un elemento importante dell’offerta italiana è costituito dalle Strade del vino e dei sapori presenti sul territorio nazionale. Se sono state un fattore di richiamo “a quattro ruote”, questi percorsi ora hanno enormi potenzialità di crescita con la tendenza al “turismo lento”, alla mobilità sostenibile a piedi o in bicicletta. La creazione, attraverso investimenti pubblici, di piste ciclabili e sentieri che portano il turista enogastronomico, camminando o pedalando, a scoprire gli angoli e le realtà più affascinanti del territorio, utilizzando mappe digitali con relativi punti di interesse, tra cui cantine, malghe, fattorie e luoghi di ristoro e pernottamento, ha enormi potenzialità.

Svolta digital per i Musei del Gusto
Sono 129 i Musei del Gusto, ambito in cui è leader in Europa davanti a Spagna (107) e Francia (88),  ma che soffre al tempo stesso per l’assenza di un museo di rilevanza nazionale, in grado di diventare elemento di richiamo per l’incoming estero. I recenti annunci di musei nazionali del gusto potrebbero colmare questo gap. I poli museali legati ai prodotti tipici qualora fossero riconfigurati come spazi poli-funzionali che possano favorire la scoperta di un territorio, potrebbero diventare punti di interesse e strumento di informazione per il visitatore, sempre più orientato verso un’offerta che metta in rete le ricchezze di un territorio. Il forte gap digitale limita la loro fruizione, dal momento che, come evidenzia il solo 36 musei su 129 hanno un proprio sito web e la visita virtuale, propedeutica a quella in presenzaè quasi sempre assente o inefficace.

Corsa al Patrimonio UNESCO
Dal riconoscimento della Dieta Mediterranea nel 2013, l’elenco dei patrimoni italiani entrati a far parte nella lista UNESCO è andato ampliandosi: 3 città creative (Parma, Alba e Bergamo), 2 beni materiali (“Paesaggi vitivinicoli del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato” e “Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene”) e 4 immateriali (Dieta Mediterranea, Pizza napoletana, Coltivazione della vite ad alberello di Pantelleria e la neo-entrata “Cerca e cavatura del tartufo in Italia” . Ottenere il riconoscimento UNESCO, per un territorio comporta riconoscibilità e un forte richiamo turistico, ma anche la consapevolezza della tutela di quello che, a tutti gli effetti, si presenta come un patrimonio di interesse sociale.

Ristorazione in difficoltà, ma eclettica e vivace
Il saldo negativo tra nuove imprese e cessazioni e il calo del fatturato indicano che la crisi non è ancora passata, ma la crescita del numero di imprese di ristorazione attive  a fine 2021 (+1%) indica il dinamismo e la resilienza di un settore alla ricerca di una più variegata dimensione. Il risultato deve essere attribuito alla creazione di format innovativi e ibridi – con home delivery, degustazioni digitali e video-ricette con gli chef, temporary restaurant negli alberghi, ghost kitchen, “Food as a Service” (modello che unisce i servizi di ristorazione con i supermercati) e cene in presenza.

Agriturismo, il luogo del benessere
La capacità di unire il benessere psico-fisico e il gusto, aggiungendo l’amenità dei luoghi rurali, ha dato impulso al comparto agrituristico. È cresciuto il numero di aziende (+2% nel biennio 2019-20), in particolare quelle che offrono proposte di degustazione (+8%) e di altre attività, soprattutto all’aria aperta (+10%). Nonostante il crollo delle presenze straniere, il rapporto tra clienti italiani e stranieri, che nel 2019 era di 11 a 10, è sceso a 23 a 10 nel 2020.

Valorizzazione delle grandi regioni del Centro-Sud
Le “mappe di competitività” elaborate nel Rapporto fanno emergere un’Italia a differenti velocità. Puglia, Campania e Sicilia sanno valorizzare le risorse enogastronomiche del territorio a fronte di un ambiente socio-economico tendenzialmente meno favorevole rispetto alle grandi regioni produttive dell’Italia centro-settentrionale (Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia- Romagna, Toscana e Lazio). Qui le performance sono positive, ma in linea con le attese. Situazione differente nelle altre regioni, che hanno basso numero di aziende nei settori considerati, necessitando a seconda dei contesti di “stimoli” settoriali e/o di più ampio respiro.

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