3 Ottobre 2022
Cambiamenti climatici Clima

Torbiere del permafrost: più vicine al tipping point

Uno Studio coordinato dall’Università di Leeds sulle torbiere del permafrost di Fennoscandia e Siberia occidentale, che immagazzinano fino a 39 miliardi di tonnellate di carbonio, equivalente al doppio di quello stoccato nell’insieme dalle foreste europee, potrebbero collassare prima di quanto previsto, anche se azioni tempestive di riduzione delle emissioni potrebbero rallentarne l’entità e il tasso di disgelo.

Le torbiere del permafrost in Europa e nella Siberia occidentale sono molto più vicine a un punto di svolta climatico di quanto si credesse in precedenza.

È l’avvertimento contenuto nello Studio Imminent loss of climate space for permafrost peatlands in Europe and Western Siberia”, coordinato dall’Università di Leeds e pubblicato il 14 marzo 2022 su Nature Climate Change, che sottolinea ulteriormente sottolinea l’importanza delle politiche socio-economiche volte a ridurre le emissioni e mitigare i cambiamenti climatici, nonché il loro ruolo nel determinare la velocità e l’entità del disgelo delle torbiere di permafrost.

Utilizzando modelli climatici di ultima generazione, i ricercatori hanno esaminato i possibili climi futuri di queste regioni e hanno rilevato che anche con i maggiori sforzi per ridurre le emissioni globali di carbonio, e quindi di limitare il riscaldamento globale, entro il 2040, i climi del Nord Europa non saranno più sufficientemente freddi e asciutti da mantenere le torbiere del permafrost.

Abbiamo esaminato una serie di traiettorie future delle emissioni, comprese quelle che includevano uno scenario di forte mitigazione dei cambiamenti climatici, con sforzi su larga scala per ridurre le emissioni in tutti i settori, a scenari senza mitigazione e scenari peggiori – ha affermato Richard Fewster, Dottorando di ricerca presso la presso la School of Geography dell’Università di Leeds e autore principale dello Studio – La nostra modellazione mostra che questi fragili ecosistemi sono su un precipizio e anche una mitigazione moderata comporta la diffusa perdita di climi adatti per il permafrost delle entro la fine del secolo. Questo non significa che dovremmo gettare la spugna. Il tasso e la misura della perdita di un clima adatto potrebbe essere limitato, e anche parzialmente invertito, da forti politiche di mitigazione dei cambiamenti climatici“.

Le torbiere nel permafrost dell’Europa settentrionale e della Siberia Occidentale immagazzinano fino a 39 miliardi di tonnellate di carbonio (GtC), equivalente al doppio di quello immagazzinato nell’insieme delle foreste europee. Sotto uno “strato attivo”, che si scongela e si ricongela ogni anno, il terreno ghiacciato trattiene il carbonio che si è accumulato nel corso di secoli e millenni. Quando la torba si scongela, i microbi iniziano a degradare il materiale organico a lungo sepolto. A seconda delle condizioni, può rilasciare nell’atmosfera CO2, metano e altri gas serra che agiscono quindi come feedback positivo, aumentando ulteriormente il riscaldamento. 

Lo Studio ha preso in esame due tipologie di torbiere del permafrost:
– la “palsa“, un rigonfiamento ovale di terra ghiacciata creato da quantità crescenti di ghiaccio sotterraneo che spinge verso l’alto ;
– la “torbiera poligonale” che, al contrario, è un paesaggio congelato continuo che si trova più a nord della “palsa”.

Proiezioni delle aree con clima adatto alle torbiere di permafrost per il periodo di riferimento del 1961-90 (in alto) e 4 scenari di riscaldamento (dal secondo al basso) per il 2090-99, secondo 4 scenari di emissioni dell’IPCC, da quello SSP1-2.6 [prevede la stabilizzazione delle temperature attorno a +1,8 °C alla fine del secolo], a quello peggiore (SSP5-8.5) [temperatura media globale di ben 4,4°C in più]. I colori indicano l’idoneità per le torbiere poligonali (blu scuro), sia per le torbiere poligonali e le palsa (blu medio) che per le palsa (azzurro), nonché per le aree che sono attualmente inadatte (beige) e quelle che si prevede diventino inadatte (grigio). Fonte: Fewster et al. (2022)

Il permafrost delle torbiere rispondono in modo diverso ai cambiamenti climatici rispetto al permafrost del suolo a causa delle proprietà isolanti dei suoli organici, ma le torbiere rimangono scarsamente rappresentate nei modelli del sistema terrestre – ha sottolineato Ruza Ivanovic, Professoressa associata di Climatologia all’Università di Leeds e co-autrice dello Studio – È di vitale importanza che questi ecosistemi siano compresi e presi in considerazione quando si considera l’impatto dei cambiamenti climatici sul pianeta“.

Tuttavia, secondo gli autori, una forte azione per ridurre le emissioni entro la fine del secolo, potrebbe aiutare a preservare climi adatti per il loro mantenimento delle torbiere del permafrost nelle parti settentrionali della Siberia occidentale. Questo indica che le politiche economiche saranno determinanti per l’entità e il tasso di disgelo delle torbiere del permafrost.

Oltre agli aspetti climatici correlati allo scioglimento del permafrost, ci sono quelli sanitari come ha rivelato lo Studio  condotto da scienziati dell’Università Ca’ Foscari Venezia, dell’Istituto di scienze polari del Consiglio nazionale delle ricerche (ISP-CNR) e del Politecnico di Milano, che hanno studiato il rischio di diffusione del batterio dell’antrace nelle zone artiche a causa dello scongelamento del permafrost durante la stagione estiva.

In copertina: un gruppo di palse ben sviluppate (Foto di Dentren su wikipedia english)

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