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Sostenibilità : riforme a costo zero con la “spinta gentile”

Secondo un position paper di Laboratorio REF Ricerche,  la difesa dell’ambiente non richiede necessariamente impegnative e costose riforme ma può avvenire anche a costo zero, orientando i comportamenti di ogni giorno dei cittadini con politiche persuasive ad effetto immediato che orientino l’le loro azioni in favore della sostenibilità.

I cittadini hanno un ruolo decisivo per il successo delle politiche. Senza la loro risposta e quindi in assenza di comportamenti responsabili, il successo delle scelte di orientamento e di governo resta limitato. Armonizzare i comportamenti individuali è dunque un passaggio necessario: un’azione aggregata e armonica figlia dei comportamenti dei singoli. Il nudge permette tale armonizzazione senza obbligare nessuno.

È questa la premessa di un position paper, appena pubblicato dal Laboratorio REF Ricerche,Società indipendente che affianca aziende, istituzioni, organismi governativi nei processi conoscitivi e decisionali, e scaricabile previa registrazione, dal titolo “La ‘spinta gentile’: riforma a costo zero”.

Il Professor Richard Thaler dell’Università di Chicago è stato insignito del Premio Nobel per l’Economia 2017 per i suoi studi sull’economia comportamentale ovvero di quella branca che impiega concetti tratti dalla psicologia per elaborare modelli di comportamento alternativi a quelli formulati dalla teoria economica standard. La sua teoria più famosa, elaborata assieme al giurista Cass Sunstein, è il “Nudging” che consiste nel dare una “spinta gentile” (Nudge) per aiutare le persone a scegliere il meglio per sé e per la società. I campi d’applicazione della scienza comportamentale sono potenzialmente illimitati: dal sistema pensionistico allo smaltimento dei rifiuti, dalla lotta all’obesità all’efficienza energetica, dalla donazione di organi ai mercati finanziari.

Secondo ricercatori (Donato Berardi, Irene Voi e Michele Tettamanzi), “I servizi pubblici locali, come la gestione del ciclo idrico e dei rifiuti, rappresentano uno dei campi di elezione [del nudging], poiché pervasivi della vita quotidiana e pienamente incardinati nella sostenibilità. Per loro natura sono capillari tra i cittadini e possono contribuire alla tutela dell’ambiente orientando il loro comportamento: una somma di piccoli comportamenti sostenibili, armonici e coerenti, un tassello fondamentale per chiudere il cerchio dell’economia circolare”.

Tanto nel servizio idrico come in quello dei rifiuti, la somma di piccoli comportamenti sostenibili, armonici e coerenti, si configura come un tassello fondamentale per chiudere il cerchio dell’economia circolare.

Dall’acqua ai rifiuti. Alcuni esempi di nudging (di successo)
La volontà di tutelare l’ambiente dal basso, e cioè partendo dai singoli individui, sta alla base della progettazione di alcune “spinte gentili” pensate per promuovere una maggiore consapevolezza sul consumo di acqua.

In questa direzione va vista la realizzazione delle cosiddette “casette dell’acqua”, nate – oltre venti anni fa – dalla collaborazione tra operatori del servizio idrico e amministrazioni locali. Versione aggiornata delle fontanelle pubbliche, le “casette” sono luoghi nei quali i cittadini possono approvvigionarsi di acqua, controllata e di qualità, naturale o frizzante: una iniziativa pensata per spingere i cittadini verso la risorsa proveniente dall’acquedotto, certamente più ecologica ed economica rispetto a quella minerale imbottigliata. Diffuse su tutto il territorio nazionale, le casette devono una parte del loro successo a una strategia di nudge design.
Cosa è accaduto?
Senza nessun genere di imposizione, ma avendo capito che i bassi consumi derivavano da scarsa fiducia nell’acqua che scendeva dal rubinetto casalingo, i gestori hanno trovato nelle “casette” un’alternativa concreta capace di generare la fiducia e dunque di modificare la scelta degli utenti.

Il progetto Acquartiere a Firenze è la dimostrazione che per portare i cittadini a consumare meno acqua imbottigliata non è sufficiente ripetere il messaggio: “scegli il rubinetto perché quell’acqua è sana, controllata e non produce rifiuti”. Per vincere le resistenze e modificare i comportamenti bisogna andare oltre la semplice comunicazione e provare, invece, a mutare il contesto sociale, costruendo nuove prospettive e creando opportunità semplici e accessibili di approvvigionamento. Così si è mossa l’iniziativa Acquartiere ovvero costruendo un insieme di scelte alternative all’acqua minerale: accordi e l’installazione presso esercizi di vicinato di apparecchi che trattano acqua con vendita a prezzi modici, un fontanello accessibile a tutti in un parco pubblico con erogazione libera, la fornitura gratuita e assistita di 65 apparecchi filtranti domestici a utenze disagiate e famiglie numerose e una serie di attività di comunicazione destinate al quartiere.

I risultati sono stati misurati attraverso indagini ripetute a distanza di un anno. In meno di 12 mesi la quota di cittadini che diceva di bere solo acqua minerale si è ridotta dal 90% al 56%. Uno dei primissimi casi (realizzato nel 2003) di accompagnamento gentile verso un’acqua alternativa.

Un altro esperimento di nudging ha riguardato un tipico problema della nostra società dei consumi: lo spreco alimentare e il suo indissolubile legame con la questione rifiuti e della prevenzione nella loro produzione. A condurlo, nel 2018, sono state le Università Tor Vergata e di Ferrara. Per due mesi a 17 ristoranti della provincia di Torino e Rieti coinvolti nell’esperimento si chiedeva di veicolare ai propri clienti due tipi di messaggi scritti su cartoncini posti su ogni tavolo.
Il primo recitava: “Sempre più Italiani utilizzano la doggy bag per portare via il cibo non consumato. Qui, se vuoi, puoi farlo anche tu. Chiedi la doggy bag al tuo cameriere”.
Il secondo, invece, diceva: “Alla fine del pasto ti consegneremo la doggy bag con il cibo che non hai consumato. Se oggi non la vuoi, fallo sapere al tuo cameriere. Grazie!

Lo scopo era ridurre il senso di vergogna attraverso l’indicazione di come un numero crescente di persone si comporta nella stessa situazione.
Cos’è accaduto?
Sono state distribuite 716 doggy bag nei ristoranti coinvolti, in media quasi 12 al giorno, il che ha significato un aumento del numero medio di doggy bag distribuite del + 70%, con gli avanzi – il vero obiettivo – ridottisi della metà.
È interessante sapere che tra i due messaggi quello che ha dato i risultati migliori è stato il primo… cosa che ci spinge ad affermare che il potersi sentire simili ad altri cittadini nella richiesta della doggy bag ha generato un beneficio maggiore rispetto all’ottenere, in modo automatico, la doggy bag.

Un esempio in area prevenzione viene da un esperimento sulla riduzione della pubblicità anonima nelle cassette postali. Esso è stato realizzato a Brescia nel 2013 nell’ambito dell’iniziativa “Riduciamo i rifiuti”, in collaborazione con Regione Lombardia.

La criticità da correggere riguardava l’ingente quantità di pubblicità cartacea che veniva volantinata nelle cassette postali, anche a dispetto di chi non gradiva, e che finiva quasi sempre nell’indifferenziato (proprio perché sgradita). Una questione non risolvibile per vie legali, dato che la pubblicità non indirizzata non si può vietare, come hanno dimostrato i diversi ricorsi al TAR che avevano annullato disposizioni sindacali di tale genere.

A questo punto, Aprica, società di A2A, in accordo con il comune di Brescia sperimentò una azione pilota che consisteva nel distribuire alle famiglie un adesivo dissuasivo (un item gentile) da apporre volontariamente sulla propria cassetta postale. Quell’adesivo attivava delle consapevolezze, ovviamente non era obbligatorio adoperarlo e abilitava un orientamento positivo (ridurre rifiuti). Insieme a degli accordi fatti con le sigle della distribuzione commerciale per garantire altri spazi di accesso alla pubblicità, quell’adesivo fu impiegato dal 14% delle utenze. Un’adeguata campagna di comunicazione a supporto valorizzò quell’esperienza. Difficile dire se vi è stata riduzione effettiva di rifiuti cartacei, visto che questa dipendeva dall’effettiva riduzione di volantini stampati e distribuiti, tuttavia chi non desiderava pubblicità in cassetta attraverso quell’operazione ne uscì gratificato.

Non solo. Facilità e pressione sociale sono due leve efficaci. Un interessante esperimento per studiare nudge finalizzati all’aumento della raccolta differenziata è stato condotto nel 2014 presso alcuni distributori di caffè localizzati nel collegio Sant’Anna di Pisa. Per due mesi si è misurato il numero di bicchierini da caffè presenti nei cestini dedicati alla raccolta differenziata posti nei paraggi delle macchinette. Gli interventi previsti utilizzavano due diverse leve comportamentali:
Facilità, e cioè l’utilizzo di cestini più grandi e più accessibili in cui correttamente smaltire i bicchierini usati;
Pressione sociale generata tramite una serie di cartelli che stimolavano una competizione con prestigiose università (“Il 70% degli studenti di Harvard fa la raccolta differenziata. Vuoi rimanere indietro?”).

Un primo trattamento prevedeva l’utilizzo esclusivo della pressione sociale, un secondo invece prevedeva l’implementazione anche del nudge riguardo al re-design dei conferimenti.

L’esito del nudge è stato molto significativo: nel gruppo di controllo, la percentuale di bicchierini correttamente smaltiti era pari a circa il 4%. L’uso esclusivo della pressione sociale ha fatto crescere questa percentuale a circa il 35%; l’uso integrato dei due stimoli ha invece fatto crescere questa percentuale sino a quasi il 100%!

I ricercatori hanno inoltre testato gli effetti di lungo periodo del nudge, osservando che ad una rimozione completa di entrambi gli stimoli, gli studenti hanno mantenuto alto il tasso di raccolta differenziato per oltre tre mesi.

Il nudging, dunque, può dare un importante contributo alla prevenzione nella produzione di rifiuti, il cui ruolo diviene sempre più centrale nella strategia di gestione del waste (come riaffermato nel D.lgs 116/2020).

Non solo. Anche il legislatore apre implicitamente alla possibilità del nudge come strumento per ridurre la produzione di rifiuto (con particolare riferimento allo spreco alimentare) ed incentivare la raccolta differenziata. L’Art. 180 del suddetto Decreto legislativo stabilisce che il “Programma Nazionale di prevenzione dei rifiuti” prevede l’attuazione di misure che riducono la produzione di rifiuti alimentari, sia in contesti domestici sia nel settore della ristorazione. I nudge si sono più volte dimostrati strumenti efficaci per agire in tale solco, e dunque rappresentano ideale strumento di attuazione del Programma stesso.

Ugualmente il legislatore invita a realizzare campagne di sensibilizzazione pubblica, in particolare sulla raccolta differenziata, sulla prevenzione della produzione dei rifiuti e sulla riduzione della loro dispersione, integrando tali questioni in contesti educativi e formativi; tali campagne, se costruite in modo ragionato, possono essere ricondotte a tecniche di nudging.

Anche in materia di responsabilità estesa del produttore le “spinte gentili” hanno potenzialità interessanti, in particolare per quanto attiene ai comportamenti dei consumatori. I produttori di beni devono infatti implementare misure affinché i corrispondenti rifiuti non vengano dispersi e vengano conferiti correttamente (Art. 178-ter). Si tratta di un’area d’intervento i cui protagonisti sono i cittadini che con i loro comportamenti possono influenzare l’esito – più o meno buono – del fine vita di un bene (del quale, vale la pena ricordarlo, i responsabili sono i produttori).

Questi esempi dimostrano come le “spinte gentili” possano essere usate con continuità per generare cambiamenti nella popolazione.
 I cittadini giocano un ruolo decisivo per il successo delle politiche ambientali. Senza la loro risposta e, quindi, in assenza di comportamenti responsabili, il risultato positivo delle scelte di orientamento e di governo resta limitato. Tutto ciò, senza tuttavia dimenticare che il compito di coinvolgere la popolazione rimane in capo ai decisori politici.

Armonizzare i comportamenti individuali è dunque un passaggio necessario: un’azione aggregata figlia dei comportamenti dei singoli, con il nudge che permette tale armonizzazione senza obbligare nessuno.

Secondo i ricercatori In Italia le potenzialità del nudging sono ancora poco sfruttate, “L’invito è a recuperare il tempo perduto. Il nudge dimostra che i comportamenti si possono progettare al pari di misure, indirizzi e altri strumenti regolatori. Tutte le aree della sostenibilità possono beneficiarne, in particolare quelle che operano sulle risorse primarie da tutelare: acqua, rifiuti, energia. Nel settore dei rifiuti urbani, in particolare, il nudging può rappresentare una strada aggiuntiva al set tradizionale di strumenti di policy di cui il policy maker dispone. Il tema della prevenzione della produzione di rifiuti si presta in particolar modo alla progettazione di nudge, essendo un’attività connaturata a comportamenti dei cittadini. Per questa ragione, occorrerebbe una rassegna organica delle forme di nudging che possono essere mutuate da altri settori e applicate: best practice che le istituzioni locali e gli operatori sono chiamati a mettere in pratica”.

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