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Smog: la “cronica” emergenza non conosce stagioni

emergenza smog

L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) annuncia il 17 ottobre 2017 di aver inserito l’inquinamento atmosferico nel Gruppo 1 ovvero quello delle sostanze che contengono carcinogeni umani certi.

Il 20 ottobre la più prestigiosa rivista medica del mondo, The Lancet, che da 192 anni è la bibbia dell’élite scientifica, ha pubblicato i risultati della ricerca accurata durata 2 anni e condotta dalla “Lancet Commission on pollution and health” composta da 47 scienziati di tutto il mondo, che “stima che le malattie causate dall’inquinamento siano state responsabili di 9 milioni di morti premature nel 2015, il 16% di tutti i decessi nel mondo” e che lo smog, determinato per lo più dal traffico veicolare e dalle emissioni industriali è stato il maggior killer, provocando malattie cardiache, ictus, cancro ai polmoni e altre malattie, per una stima di 4,5 milioni di morti premature all’anno.

Negli stessi giorni sono scattate nelle regioni settentrionali dell’Italia le misure dell’emergenza smog. Sono 25 le città che hanno già superato il limite di 35 giorni con una media giornaliera oltre i 50 microgrammi per metro cubo previsto per le polveri sottili (PM10), a due mesi dalla fine dell’anno e nonostante le temperature eccezionalmente più elevate rispetto alla media del periodo facciano ritardare l’accensione degli impianti di riscaldamento, almeno di quelli individuali, nei Comuni che rientrano nella zona climatica E, quella in cui rientra la maggior parte del territorio italiano.

Di queste, ben 24 appartengono alle sole 4 regioni del nord Italia (Piemonte Lombardia Veneto ed Emilia Romagna) e una all’Italia centrale (Lazio), tra cui Torino (66 gg di superamento), Cremona (58 gg), Padova (53 gg), Milano (50gg), ma anche Frosinone (52gg) e Milano (50gg).

Ora si cerca di ricorrere ai ripari dato che in questi mesi sono stati messi in atto pochi interventi concreti nonostante, già da marzo, città come Torino, Alessandria, Asti, Milano, Bergamo, Brescia, Cremona, Venezia, Padova e Vicenza – solo per citarne alcune – abbiano ampiamente sforato i 35 giorni, senza alcuna azione efficace da parte di chi avrebbe dovuto programmare e mettere in campo interventi concreti per superare una volta per tutte il problema ed evitare di arrivare già al prossimo inverno con lo stesso problema.

È quanto denuncia Legambiente che ha deciso di lanciare un’edizione speciale del Rapporto “Mal’aria” dal titolo “L’emergenza smog e le azioni (poche) in campo” che punta il dito contro i ritardi di Regioni e Sindaci che in questi mesi avrebbero dovuto definire azioni ad hoc e misure stagionali nei rispettivi “Piani di risanamento dell’aria“, attraverso le delibere stagionali, anche alla luce del Piano antismog firmato dal MATTM con LombardiaEmilia RomagnaPiemonte e Veneto nello scorso giugno.

E i primi ritardi nel fronteggiare il problema delle polveri sottili, arrivano proprio dalle Regioni del nord che ogni anno sono le prime “vittime” dell’emergenza polveri sottili. Ad esempio, la Regione Piemonte e quella del Veneto non hanno approvato la delibera stagionale di misure antinquinamento.

In Piemonte la proposta di delibera è ferma ad oggi in Commissione Ambiente del Consiglio Regionale e dovrebbe essere approvata nei prossimi giorni. Da quel momento i Sindaci dei 54 Comuni con oltre 20 mila abitanti (che negli ultimi 5 anni hanno superato per almeno 3 anni il limite di 35 sforamenti) dovranno emanare entro il 30 ottobre le conseguenti ordinanze.

Ritardi inaccettabili, secondo Legambiente, dato che in Italia si continua a morire per l’aria inquinata con oltre 60mila morti l’anno a causa dell’esposizione ad inquinamento da polveri sottili (PM 2,5), ossidi d’azoto (NO2) e ozono (O3).

Per questo, l’Associazione del Cigno Verde torna a ribadire che, per liberare le città dalla cappa dello smog, è fondamentale il ruolo delle Regioni nel predisporre piani e misure e nuovi fondi da destinare a progetti innovativi, a partire dal settore della mobilità, se davvero si vogliono rilanciare i centri urbani oggi in forte sofferenza e indietro rispetto alle sorelle europee.

Per l’associazione ambientalista non si può più perdere tempo ed è urgente definire politiche che ridisegnano anche le città urbane in maniera più sostenibile, mettendo a sistema quanto già è stato fatto di positivo.

Per fronteggiare l’emergenza cronica dello smog, che risente sempre più dei cambiamenti climatici servono interventi strutturali e azioni ad hoc sia a livello nazionale sia a livello locale e regionale”, ha dichiarato la Presidente nazionale di Legambiente, Rossella Muroni.

Il protocollo antismog, firmato a giugno, se da una parte ha cercato di uniformare le strategie antinquinamento dei piani regionali e dei provvedimenti d’urgenza, dall’altra parte da solo non basta e non può riguardare solo le Regioni più inquinate del Nord Italia dato che il problema smog riguarda tutte le città d’Italia”.

“Per questo è importante che venga esteso anche alle altre regioni della Penisola, ma allo stesso tempo è importante che vengano attuati interventi e misure coraggiose con un ripensamento delle città come spazi urbani. Al nostro governo, ai presidenti di Regione, come a molti sindaci, chiediamo di abbandonare atteggiamenti lassisti e di fare diventare il tema della qualità dell’aria davvero una priorità, altrimenti continueremo a condannare i cittadini italiani a respirare aria inquinata“.

Tra gli altri ritardi che vengono analizzati nel report, Legambiente segnala il dietrofront della Lombardia nella lotta allo smog. I vecchi Piani di risanamento dell’aria, quelli varati anni fa dal presidente Formigoni, prevedevano la messa al bando nel semestre invernale degli Euro 3 già dall’inverno scorso.

Con la scusa che Piemonte e Veneto non erano ancora pronti, il presidente Maroni ha invece deciso ancora un rinvio. Il Comune di Milano manterrà il divieto sul territorio e controllerà i trasgressori con le telecamere dell’Area C” del centro città.

La Regione Emilia Romagna invece ha conservato il divieto già stabilito agli Euro3 diesel. Ritardi si registrano anche in Veneto, dove a fine novembre la Regione ha emesso delle linee guida relativamente al blocco degli Euro3 nel caso in cui zone/agglomerati raggiungano il livello di criticità 2 (ossia quando viene superata la concentrazione media giornaliera di 100 microgrammi al metro cubo per 3 giorni consecutivi).

Il piano, definito sperimentale con durata fino al 31 marzo 2017, non è stato rinnovato lasciando così i sindaci senza indicazioni. La Giunta regionale si è limitata a ratificare il Protocollo con il Ministero per l’Ambiente prevedendo limitazioni dall’ottobre 2018 solo nei comuni sopra i 30.000 abitanti, senza tener conto delle zone omogenee o agglomerati di comuni precedentemente stabiliti.

Tra le altre questioni sollevate nel report, c’è poi il blocco della circolazione dei diesel Euro2 e delle auto a benzina Euro1, e il problema dei riscaldamento negli edifici pubblici e privati. Nel primo caso l’associazione ambientalista lamenta la mancanza di controlli e multe nei confronti dei trasgressori.

L’ANCI e i Comuni hanno chiesto da tempo alle Regioni e al Governo di essere dotati di strumenti e modalità di controllo. Ad oggi sono pochi i comuni che fanno ciò, tra questi c’è ad esempio il comune di Bergamo che ha predisposto squadre di vigili che registrano i passaggi con telecamere e costosi software di riconoscimento validati dal Ministero dei Trasporti.

Per quanto riguarda il riscaldamento degli edifici, ancora oggi un terzo delle abitazioni risulta non a norma con l’applicazione di strumenti automatici di controllo della temperatura.

Le città italiane risultano indietro rispetto alle sorelle europee. L’Inghilterra ha annunciato la fine delle vendite del diesel nel 2040, investito subito 1 mld di sterline per la mobilità elettrica e deciso 27 zone a pedaggio nelle aree urbane di tutto il Regno Unito, con aumento di 10 sterline per i veicoli più inquinanti.

L’obiettivo è quello di finanziare il retrofitting dei bus e delle auto pubbliche. La compagnia dei taxi di Londra, rilevata da una società cinese, ha già pianificato l’elettrificazione di tutti i taxi nei prossimi due anni. A Londra il sindaco Sadiq Khan, ha annunciato “audit di qualità dell’aria” in 50 scuole elementari nelle aree peggiori inquinate di Londra. La Scozia ha deciso di anticipare il divieto di vendita dei motori a combustione interna al 2023.

La Francia ha entro il 2040 annunciato la fine della vendita di auto a benzina e diesel e a Parigi la sindaca Anne Hildalgo sta attuando un coraggioso piano di riorganizzazione dei trasporti (sviluppo del trasporto pubblico e della mobility sharing elettrica) e di ridisegno dello spazio pubblico con lo scopo di dimezzare la superficie pubblica occupata dagli autoveicoli e dalle carreggiate stradali, con l’obiettivo di dimezzare il numero delle automobili e vietare progressivamente quelle più inquinanti entro il 2025.

Tra gli altri interventi che molti Stati (come Slovenia, oltre che in Francia, Svizzera e Austria) stanno adottando, c’è anche quello dell’abbassamento dei limiti di velocità autostradali: 110, 100, persino 80 Km/h. L’Italia invece resta l’unico Paese a ritenere intoccabili i limiti di velocità autostradali: 130 Km/h sempre, per qualsiasi autoveicolo.

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