2 Luglio 2022
Sostenibilità

SDR 2021: peggiora l’indice degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile

Il Rapporto sullo Sviluppo Sostenibile (SDR) del Sustainable Development Solutions Network, diretto Jeffrey Sachs, quest’anno per la prima volta mostra una tendenza negativa dei progressi dei Paesi verso gli obiettivi dell’Agenda ONU al 2030. Sul podio Finlandia Svezia e Danimarca, chiudono la classifica di 165 Paesi, Venezuela, Tuvalu e Brasile. L’Italia si colloca al 26° posto.

È stato lanciato il 14 giugno 2021 il Rapporto sullo sviluppo sostenibile 2021, predisposto dal team di esperti indipendenti della Sustainable Development Solutions Network (SDSN) dell’ONU e della Fondazione Bertelsmann e pubblicato dalla Cambridge University Press, comprensivo sia dello SDR Index che del Dashboard, che analizza lo stato di avanzamento a livello globale degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs), evidenziando gli impatti a breve termine del Covid-19  su ciascun SDG e come gli stessi possano favorire il processo di ricostruzione successivo alla pandemia.

La principale novità dell’edizione 2021 è una più attenta riflessione sulle 6 Trasformazioni (1. Educazione, Genere e Disuguaglianza; 2. Salute, Benessere e Demografia; 3. Decarbonizzazione Energetica e Industria Sostenibile; 4. Cibo, Terra, Acqua e Oceani Sostenibili; 5. Città e Comunità Sostenibili; 6. Rivoluzione Digitale per lo Sviluppo Sostenibile) e le principali misure politiche ritenute indispensabili per monitorare la loro implementazione a livello nazionale.

Per la prima volta dall’adozione degli SDGs nel 2015, si registra una tendenza negativa rispetto al raggiungimento dei target – ha affermato il Presidente di SDSN, il Prof. Jeffrey Sachs,  Economista e Direttore dell’Earth Institute alla Columbia University, nonché editorialista e autore di studi su sviluppo economico e lotta alla povertà – La pandemia da Covid-19 non solo ha innescato un’emergenza sanitaria globale, ma anche una crisi nel percorso verso lo sviluppo sostenibile. Per ripristinare i progressi raggiunti finora, i paesi in via di sviluppo necessitano di una riforma fiscale globale e di un ampliamento del finanziamento da parte delle banche multilaterali di sviluppo. Le spese fiscali dovrebbero sostenere le Sei Trasformazioni chiave per gli SDGs: educazione di qualità per tutti, copertura sanitaria universale, energia pulita e industria, agricoltura sostenibile e utilizzo del territorio, infrastrutture urbane sostenibili e accesso universale alle tecnologie digitali”.

Dal Rapporto emerge quanto segue.
Nel 2020, per la prima volta il punteggio medio del Global SDG Index è diminuito, con l’aumentare dei tassi di povertà e di disoccupazione a livello mondiale, dopo la propagazione del virus.

– L’Asia Orientale e Meridionale è la regione che registra maggiori progressi in assoluto sia dal 2010 che dal 2015. I 3 singoli Stati con il punteggio più alto sull’SDG Index 2021 a partire dal 2015 sono il Bangladesh, la Costa d’Avorio e l’Afghanistan. I 3 Paesi con il punteggio più basso sono: Venezuela, Tuvalu e Brasile.

– Come negli anni precedenti, nella classifica di 165 Paesi, ai primi posti ci sono: Finlandia, Svezia e Danimarca. Secondo i dati del sondaggio presi dal Gallup World Poll e pubblicati a marzo dal World Happiness Report, la Finlandia ha anche conquistato il primo posto come Paese più felice del mondo. Tuttavia, anche la Finlandia e i Paesi nordici si trovano di fronte a importanti problemi relativi ai diversi SDG e sono in ritardo nel raggiungimento di tutti gli SDG entro il 2030.

– L’Italia, i cui dati si focalizzano principalmente sul periodo pre-pandemico, si classifica al 26° posto, migliorando la posizione in classifica rispetto al 2020 (30° posto). Tuttavia, come evidenzia SDSN Italia, ospitato dalla Fondazione Eni Enrico Mattei e dal Santa Chiara Lab dell’Università di Siena, che prosegue nell’impegno della promozione dell’Agenda 2030 e dei suoi 17 SDGs, la situazione del nostro Paese non evidenzia variazioni significative in termini di raggiungimento degli SDGs.
Miglioramenti rispetto allo scorso anno sono visibili per il Goal 6 (Acqua e servizi igienico-sanitari) ed il Goal 7 (Energia pulita e accessibile). Perdurano i maggiori ritardi per il Goal 9 (Imprese, innovazioni e infrastrutture), il Goal 13 (Lotta contro i cambiamenti climatici) e il Goal 14 (Vita sott’acqua). Peggiora, inoltre, il trend del Goal 15 (Vita sulla terra), mentre sembra migliorare quello del Goal 3 (Salute e benessere), nonostante sia atteso un suo peggioramento causato dal periodo pandemico.

SDG Dashboard e tendenze 2021 per l’Italia (Fonte: SDSN Italia)

– Permane una discreta discrepanza tra il sostegno politico espresso a favore degli SDGs e l’integrazione dei 17 Obiettivi nei processi strategici di politica pubblica. L’indagine condotta quest’anno da SDSN sugli sforzi del governo per implementare gli SDGs a livello nazionale rivela che meno della metà dei Paesi intervistati (20 su 48) menziona gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile o utilizza termini ad essi correlati nel rispettivo ultimo documento di bilancio ufficiale.

– A distanza di oltre cinque anni dall’adozione degli SDGs, sussistono notevoli lacune nelle statistiche ufficiali che non consentono di ottenere, per diversi Obiettivi, dati tempestivi in molte aree geografiche; questo accade, in particolar modo, per SDG 4 (Istruzione di qualità), SDG 5 (Uguaglianza di genere), SDG 12 (Consumo e produzione responsabili), SDG 13 (Azione per il clima) ed SDG 14 (Vita sott’acqua).

– Infine, il Rapporto mostra come i Paesi ad alto reddito ed i Paesi dell’OCSE siano responsabili dei maggiori impatti negativi sugli altri Paesi, in particolare a causa di catene di approvvigionamento insostenibili, dell’erosione della base imponibile e del trasferimento degli utili. Raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile è, infatti, una responsabilità globale: le strategie interne adottate per implementare gli SDGs non devono generare esternalità (spillover) su altri Stati. Gli spillover devono essere compresi, controllati, misurati e accuratamente gestiti.

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