2 Dicembre 2022
Energia Politica

Risparmiare gas per un inverno sicuro: il Piano della Commissione UE

La proposta della Commissione di un nuovo Regolamento e di un Piano per ridurrela domanda di gas da parte degli Stati membri del 15% nel periodo compreso tra il 1° agosto 2022 e il 31 marzo 2023, rispetto al consumo medio relativo allo stesso periodo nei cinque anni precedenti, sarà discusso nel Consiglio Energia del 26 luglio, ma sono state già annunciate opposizioni.

Con la Comunicazione Save gas for a safe winter” (Risparmiare gas per un inverno sicuro) adottata il 20 luglio 2022, la Commissione UE propone un nuovo strumento legislativo e un piano europeo di riduzione della domanda di gas per diminuire il consumo di gas in Europa del 15% fino alla prossima primavera. 
Tutti i consumatori – pubbliche amministrazioni, famiglie, proprietari di edifici pubblici, fornitori di energia elettrica, industrie – possono e dovrebbero prendere provvedimenti per risparmiare gas. La Commissione accelererà i lavori in corso per diversificare le fonti di approvvigionamento, anche attraverso l’acquisto in comune, in modo che l’UE possa contare su fornitori alternativi.

A seguito dell’invasione russa dell’Ucraina e della riduzione delle esportazioni di gas messa in atto da Mosca, quasi metà degli Stati membri deve già fare i conti con una riduzione delle forniture di gas. Agire ora può limitare il rischio e i costi per l’Europa in caso di un’interruzione più estesa o addirittura totale, rafforzando la resilienza energetica europea.

Oggi abbiamo 12 Stati membri colpiti da un’interruzione parziale o totale dell’approvvigionamento di gas russo – ha dichiarato nel corso della Conferenza stampa di presentazione, la Presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen – E nel complesso, il flusso di gas russo è ora meno di un terzo di quello che era, ad esempio, nello stesso periodo dell’anno scorso. La Russia ci sta ricattando. La Russia usa l’energia come arma. Pertanto, in ogni caso, che si tratti di un taglio parziale o importante del gas russo, o di un taglio totale del gas russo, l’Europa deve essere pronta. Non partiamo da zero e questo è positivo: abbiamo già fatto molto per ridurre la nostra dipendenza dai combustibili fossili russi in generale. Abbiamo istituito un deposito di gas comune. Le scorte sono ora riempite al 64%. Abbiamo istituito una piattaforma energetica dell’UE per l’acquisto congiunto. Abbiamo proposto il nostro piano REPowerEU basato su due pilastri: il primo è la fornitura, aumentando l’offerta da altre fonti affidabili rispetto a quella russa; il secondo pilastro riguarda la riduzione della domanda di gas in generale”.

L’UE ha inoltre adottato nuove norme in virtù delle quali gli impianti di stoccaggio sotterraneo del gas nell’UE devono essere riempiti all’80% della capacità entro il 1° novembre 2022, così da garantire le scorte per il prossimo inverno. In tale contesto la Commissione ha effettuato un esame approfondito dei piani nazionali di preparazione per far fronte a eventuali gravi interruzioni dell’approvvigionamento.

Inoltre, la Commissione ha istituito la Piattaforma dell’UE per l’energia al fine di aggregare la domanda di energia a livello regionale e facilitare il futuro acquisto in comune di gas e idrogeno verde, garantire il miglior uso possibile delle infrastrutture affinché il gas arrivi dove ce n’è più bisogno e trattare con i fornitori internazionali.

La proposta della Commissione riguarda un nuovo Regolamento del Consiglio su misure coordinate di riduzione della domanda di gas, basato sull’articolo 122 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, che imporrebbe a tutti gli Stati membri un obiettivo di riduzione della domanda del 15% nel periodo compreso tra il 1° agosto 2022 e il 31 marzo 2023, dando inoltre alla Commissione la possibilità di dichiarare, previa consultazione degli Stati membri, uno stato di “allarme dell’Unione” per motivi di sicurezza dell’approvvigionamento e di imporre loro una riduzione obbligatoria della domanda di gas. Lo stato di allarme dell’Unione può scattare in presenza di un rischio sostanziale di grave penuria di gas o di una domanda eccezionalmente elevata. Entro la fine di settembre gli Stati membri dovrebbero aggiornare i piani nazionali di emergenza per definire le modalità con cui intendono raggiungere questo obiettivo di riduzione. Dovrebbero altresì riferire alla Commissione ogni due mesi sui progressi compiuti in tal senso. Gli Stati membri che chiedono forniture di gas appellandosi al principio di solidarietà saranno tenuti a dare prova di quanto fatto per ridurre la domanda a livello interno.

Per aiutare gli Stati membri a ridurre sufficientemente la domanda, la Commissione ha adottato anche un Piano europeo di riduzione della domanda di gas  che stabilisce misure, principi e criteri per un’azione coordinata. Il piano si concentra sulla sostituzione del gas con altri combustibili e sul risparmio energetico complessivo in tutti i settori. Mira a garantire l’approvvigionamento delle famiglie e delle utenze essenziali come gli ospedali, ma anche di quelle industrie che sono determinanti per fornire prodotti e servizi indispensabili per l’economia, le catene di approvvigionamento e la competitività dell’UE. Offre infine orientamenti di cui gli Stati membri dovrebbero tenere conto al momento di pianificare il contingentamento.

Economizzare in estate per mettere da parte energia per l’inverno
Sostituendo il gas con altri combustibili e risparmiando energia durante l’estate, secondo la Commissione UE, è possibile costituire riserve di gas più abbondanti per l’inverno. Agire adesso si limiterà l’impatto negativo sul PIL, evitando la necessità di azioni non pianificate in caso di crisi future. Un intervento precoce permette anche di distribuire gli sforzi nel tempo, attenuare le preoccupazioni del mercato e la volatilità dei prezzi e predisporre misure più mirate ed economicamente efficaci a tutela dell’industria.

Il piano di riduzione della domanda di gas proposto dalla Commissione si basa su consultazioni degli Stati membri e dell’industria. Lo strumentario di soluzioni disponibili per ridurre la domanda di gas è ampio: prima di vagliare opzioni di contingentamento, gli Stati membri dovrebbero esaurire tutte le possibilità di sostituzione dei combustibili, attuazione di programmi di risparmio non obbligatori e ricorso a fonti di energia alternative. Se possibile dovrebbero privilegiare il passaggio alle energie rinnovabili o a opzioni più pulite, a minore intensità di carbonio o meno inquinanti, ma potrebbe essere necessario fare temporaneamente affidamento sul carbone, sul petrolio o sul nucleare, a patto di evitare la dipendenza a lungo termine dal carbonio. Le misure basate sul mercato possono attenuare i rischi per la società e l’economia: gli Stati membri potrebbero ad esempio avviare procedure d’asta o di gara per incentivare il risparmio energetico da parte dell’industria, oppure offrire sostegno in linea con la modifica del quadro temporaneo di crisi per gli aiuti di Stato adottata contestualmente dalla Commissione UE.

Un altro importante fattore di risparmio energetico è l’abbassamento del riscaldamento e del raffrescamento. La Commissione esorta tutti gli Stati membri a varare campagne di sensibilizzazione del pubblico per promuovere l’abbassamento del riscaldamento e del raffrescamento su larga scala e a mettere in atto le numerose opzioni di risparmio a breve termine delineate nella Comunicazione sul risparmio energetico nell’UE. Per dare il buon esempio gli Stati membri potrebbero prescrivere un abbassamento mirato del riscaldamento e del raffrescamento negli edifici gestiti dalle autorità pubbliche.

Il Piano nazionale di riduzione della domanda aiuterà gli Stati membri a individuare e dare priorità ai clienti o agli impianti più critici tra quelli che rientrano nei gruppi di consumatori non protetti, sulla base di considerazioni economiche di ordine generale e dei seguenti criteri:
criticità sociale per settori come quello sanitario, alimentare, della sicurezza, delle raffinerie e della difesa, nonché per la fornitura di servizi ambientali;
catene di approvvigionamento transfrontaliere per settori o industrie che forniscono beni e servizi essenziali per il buon funzionamento delle catene di approvvigionamento dell’UE;
danni agli impianti, affinché possano riprendere la produzione senza ritardi significativi e senza bisogno di riparazioni, procedure di approvazione ed esborsi gravosi;
possibilità di ridurre il consumo di gas e di sostituire prodotti/componenti, vale a dire in che misura le industrie possono passare a prodotti/componenti importati e in che misura la relativa domanda può essere soddisfatta attraverso le importazioni.

Dobbiamo continuare a diversificare le nostre forniture di energia – ha dichiarato Frans Timmermans, Vicepresidente esecutivo e responsabile del Green Deal europeo  – La piattaforma energetica dell’UE può sostenere l’acquisto congiunto e coordinare la distribuzione di gas in tutta l’UE. E il lancio delle energie rinnovabili deve continuare ad accelerare. Come ha recentemente indicato il FMI, il costo della transizione verso le energie rinnovabili è inferiore rispetto al proseguimento con i combustibili fossili”.

Secondo Timmermans, il piano di Putin è di attaccare i singoli Paesi per indebolire l’Europa nel suo insieme.
Una forte risposta europea è l’unica risposta – ha concluso il VicepresidenteLe misure unilaterali non sono la strada da percorrere. Creano gravi distorsioni nel mercato interno, sono inefficaci e possono mettere a rischio la sicurezza energetica dell’intera UE. E non vogliamo fare quel regalo al signor Putin. Dobbiamo andare avanti in solidarietà, stare uniti e usare la nostra forza come Unione”.

Ora la proposta dovrà essere approvata dal 55% dei Paesi dell’UE o dai Governi che rappresentano il 65% della popolazione dell’UE nella riunione dei Ministri dell’Energia del 26 luglio 2022. Anche se non si conoscono ancora gli spetti chiave del Piano, come la distribuzione dei tagli tra i Paesi, Spagna e Portogallo, meno dipendenti dal gas hanno già fatto sapere esplicitamente di non essere d’accordo, e altri, quali Polonia e Ungheria sono riluttanti a tagliare i consumi di gas per i contraccolpi sulle loro economie.

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