Seppur con una probabilità del 10%, secondo il prestigioso MET Office britannico, nel periodo 2019-2023 c’è il rischio di superare +1,5 °C, l’obiettivo
di mantenere la temperatura media globale alla fine del secolo entro tale limite, previsto dall’Accordo di Parigi.
Il prestigiosoMET Office, il Servizio Meteorologico nazionale del Regno Unito, ha pubblicato le sue previsioniper i prossimi 5 anni(2019-2023) secondo cui la temperatura media globale annua saràsempre superiore a 1 °C rispetto ai livelli preindustriali.
Tale ipotesi confermerebbe la tendenza già certificata dai dati definitivi del quinquennio 2014-2018 diffusi il giorno dalle analisi indipendenti effettuate dallaNASA-Goddard Institute for Space Studies,NOAA(l’Agenzia Federale statunitense che si occupa anche di clima a livello globale) eWMO(organizzazione Meteorologica Mondiale) che indicano, dopo i dati definitivi del2018quale 4° anno più caldo mai registrato (ma per l’Europa e per l’Italiaè statoil più caldo, come nei 5 anni del periodo 2014-2018, ben 4 siano stati gli anni più caldida quando sono iniziate le rilevazioni moderne.
Quel che più preoccupa scienziati e ricercatori è la constatazione che le tendenze al riscaldamento sono più forti nelle regioni artiche ed antartiche, dove il 2018 ha visto la continua perdita di ghiaccio marino e di massa dalle calotte glaciali, che continua a contribuire all’innalzamento del livello del mare.
“Il 2015 è stato il primo anno in cui le temperature superficiali medie annuali globali hanno raggiunto +1,0 °C rispetto ai livelli preindustriali e i tre anni successivi sono rimasti tutti vicini a questo livello– ha affermato il Prof.Adam Scalfe, responsabile delle previsioni a lungo termine presso il MET –Le previsioni indicano che tra oggi e il 2023 la temperatura media globale rimarrà elevata, rendendo potenzialmente il decennio dal 2014 il più caldo in oltre 150 anni di dati”. Le registrazioni per la temperatura media globale annuale risalgono al 1850.
I modelli previsionali elaborati dal MET Office suggeriscono che il riscaldamento nel prossimo quinquennio riguarderà probabilmente gran parte del Pianeta, specialmente sulle terre emerse e alle maggiori latitudini dell’emisfero boreale, con unlivello di attendibilità del 90%.
Un innalzamento delle temperature superiore a 1,0 °C aumenterebbe il rischio di un’escursione temporanea al di sopra della soglia di 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali– ha osservato il Dott.Dough Smith, a capo della Divisione previsioni decennali del MET Office Hadley Center –Ora, le previsioni danno una probabilità di circa il 10%che nel corso del prossimo quinquennio un anno superi la soglia di +1,5 °C”.
Seppur temporaneo,questo eventuale superamento costituirebbe un ulteriore motivo di allarme, dal momento che il target di +1,5 °C è quello fissato per la fine del secolo dall’Accordo di Parigi, a dimostrazione che non c’è più tanto tempo a disposizione per cambiare rotta ed evitare quegli scenari drammatici che dovranno affrontare le generazioni future, ma anche le attuali.
“Che si debba agire è ormai chiaro”, scrivevaBarry Commoner, biologo e ambientalista, considerato uno dei padri fondatori del movimento ambientalista mondiale, che nel suo libro più famoso e sempre attuale, “Il cerchio da chiudere”(1971) aveva intuito chelacrescita della quantità delle merci e delle risorse utilizzate, e soprattutto dellaqualità dei prodotti non biodegradabili, era responsabile della crisi ambientale, per risolvere la quale c’era bisogno di cambiare il corso della storia.
“Eh già, siamo ancora qua”, per mutuare le parole di una celebre canzone diVasco Rossi.Dopocinquant’anni di business-as-usual, si comincia a parlare solo ora, e con fatica, di economia circolare.
In copertina: La Tabella realizzata daBreakthrough – National Centre for Climate Restoration,,un think tank indipendente allocato presso ilMelbourne Sustainable Society Institutedell’Università di Melbourne, che si prefigge l’obiettivo di influenzare le politiche nazionali per il ripristino di condizioni climatiche sicure.


