L’ultimo RECAI di Ernst & Young sulla classifica della capacità di attrarre investimenti nelle energie rinnovabili dei 40 mercati globali più importanti, vede un aumento degli investimenti nel settore, nonostante il Covid-19, e in molti Paesi aumentano le opportunità di sviluppo del settore, grazie allo sviluppo tecnologico e al supporto della classe politica, tra cui l’Italia che scala 2 posizioni (13° posto).
Grazie ai progressi tecnologici e al supporto della classe politica, l’industria globale delle energie rinnovabili, nonostante la pandemia di Covid-19, sta attraverso un momento di rapida ed importante crescita, come rileva l’ultima edizione del RECAI (Renawable Energy Country Attractiveness Index), l’influente ricerca di Ernst & Young (E&Y), il gigante dei servizi professionali di revisione e di organizzazione contabile, fiscalità, transaction e advisory, pubblicata in vista della COP26 di Glasgow, che stila una classifica della capacità di attrarre investimenti nelle energie rinnovabili dei 40 principali mercati globali e e delle opportunità di crescita del settore in ogni singolo Paese, e che ha riscontrato come nel 2020: gli investimenti nel settore sono cresciuti del 2% e le installazioni hanno avuto un incremento di ben il 45% rispetto all’anno precedente.
Ridurre le emissioni di anidride carbonica attraverso l’uso di tecnologie rinnovabili e accelerare la transizione energetica è il tema prioritario dei Governi, come confermato a Glasgow dove un gruppo di oltre 40 Capi di Stato e di Governo hanno aderito all’iniziativa denominata “Glasgow Breakthroughs“, un Piano per rendere le tecnologie pulite “la scelta più conveniente, accessibile e attraente, il punto di riferimento predefinito in quelli che sono attualmente i settori più inquinanti, per ridurre le emissioni in tutto il mondo – ha affermato il Primo ministro britannico, Boris Johnson annunciando l’accordo raggiunto – ‘Glasgow Breaktroughs’ daranno una spinta in avanti, in modo che entro il 2030 le tecnologie pulite possano essere adottate ovunque, non solo riducendo le emissioni, ma creando anche più posti di lavoro e maggiore prosperità“.
Come evidenzia la 58ma edizione del RECAI, per sostenere velocemente la transizione energetica bisogna sviluppare una rete infrastrutturale in grado di integrare i crescenti volumi di risorse variabili, che potrebbe richiedere un aumento del 50% della spesa per la rete nel prossimo decennio.
In questo scenario, l’Italia passa dal 15° al 13° posto su 40 Paesi, per l’attrattività di investimenti e opportunità di sviluppo nel settore delle energie rinnovabili, consolidando il proprio impegno nella transizione energetica.

“L’impatto della pandemia sull’economia mondiale sta innescando un’accelerazione volta a raggiungere l’obiettivo di emissioni zero, riorientando gli investimenti attorno ad agende ambientali, sociali e di corporate governance e dove le energie rinnovabili assumono un ruolo determinante per raggiungere l’obiettivo europeo di neutralità climatica entro il 2050 – ha osservato in una nota-stampa Giacomo Chiavari, EY Europe West Strategy and Transaction Energy Leader – Siamo infatti di fronte a un momento cruciale per accelerare la transizione energetica del Paese, grazie alle risorse del PNRR per il settore green, in particolare per quanto riguarda l’idrogeno verde, e ai progressi legati al mercato dei PPA. Ma per farlo è necessario consolidare e abilitare i driver di breve e lungo periodo in grado di incrementare lo sviluppo di energia prodotta a partire da fonti rinnovabili”.
Driver di mercato e di medio periodo per raggiungere gli obiettivi ambiziosi del Paese
Esistono due principali fattori di mercato e di medio periodo che assumono ruoli di rilievo nel mix energetico nazionale. In primo luogo, in termini di capacità produttiva l’Italia si è posta dei target energetici ambiziosi, nonostante gli effetti della pandemia, puntando a raggiungere l’obiettivo di circa 95 GW di capacità installata al 2030, rispetto ai 55 GW di capacità installata finora negli anni passati, a cui si sommano ulteriori 10-15 GW di capacità incrementale al 2030 che dovrebbe essere installata per soddisfare la domanda di energia rinnovabile necessaria per raggiungere l’obiettivo di produzione di idrogeno verde. La somma dei due fabbisogni suggerisce che nell’arco di 10 anni sarà necessario installare quello che abbiamo installato finora in 20 anni, oltre a sostituire l’attuale capacità in obsolescenza.
Un altro importante sistema di incentivo sul lungo periodo è dato dalle risorse previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) a supporto delle rinnovabili: 4 miliardi di euro per l’incremento di capacità di RES (Renewable Energy Sources) e 1,9 milioni di euro per la produzione di biometano. A questo si sommano 3,6 miliardi di euro a supporto della produzione di idrogeno verde, la cui Strategia nazionale (non ancora approvata) prevede l’installazione entro il 2030 di 5GW di elettrolizzatori e di coprire il 2% dei consumi finali di energia del nostro Paese con idrogeno verde.
L’idrogeno verde rappresenta una leva fondamentale per contribuire a soddisfare gli ambiziosi obiettivi sostenibili di zero emissioni. Nonostante la grande abbondanza universale di questo gas, per decenni le difficoltà principali risultavano nell’impiegare adeguati processi tecnologici per produrre idrogeno verde, dunque a basso impatto ambientale, con prezzi contenuti.
Sono 5 i fatti chiavi che possono dunque accelerare l’adozione dell’idrogeno verde in Italia come nel resto del mondo:
– in primo luogo, è necessario accelerare la riduzione dei costi partendo da un’evoluzione delle tecniche di produzione e delle economie di scala (le previsioni suggeriscono che ci vorranno circa 10 anni per raggiungere la convergenza dei costi con l’idrogeno grigio);
– un’altra componente del costo totale dell’idrogeno è la complessità di collegare grandi punti di produzione con un consumo decentralizzato: per una soluzione nel breve termine occorrerebbe sviluppare delle aree di rifornimento per collegare un fascio di punti di consumo con uno o più punti di produzione, limitando la complessità;
– come terzo aspetto, risulta essenziale armonizzare la regolamentazione e gli incentivi in materia di idrogeno verde come realizzato nell’ambito del solare e dell’eolico che hanno raggiunto la grid parity in 20 anni;
– inoltre, il ruolo degli operatori lungo tutta la catena di approvvigionamento energetico è fondamentale per accelerare le capacità di generazione, stoccaggio e distribuzione di questa energia;
– infine, è importante mettere in evidenza i benefici dell’idrogeno verde nel raggiungimento di una società decarbonizzata e più sostenibile che potrebbe incentivare i consumatori ad una più rapida adozione di questa energia.
Driver di breve periodo per accelerare lo sviluppo delle rinnovabili
Per quanto attiene invece ai fattori contingenti o di breve periodo delle energie rinnovabili, si rileva in primo luogo un forte aumento del prezzo dell’energia elettrica all’ingrosso (triplicato in 14 mesi). Questo è dovuto ad un aumento dei prezzi delle materie prime (in particolare del gas e di un’eventuale carenza di volumi per il futuro prossimo) e del prezzo della CO2. Questo rappresenta un fattore di rilievo in quanto rende profittevoli e interessanti qualsiasi tipo di investimento in rinnovabili che andrebbe a essere remunerato a un valore molto più alto rispetto a un anno fa.
In parallelo, il mercato dei Power Purchase Agreement (PPA) è in costante maturazione e con un conseguente aumento della frequenza delle transazioni oltre alla durata e alla dimensione. Si registra infatti una progressiva ripresa della pipeline di progetti di impianti rinnovabili, grazie alla loro capacità di mostrare le credenziali ecologiche di un’organizzazione, fornendo agli sviluppatori un flusso sicuro di entrate sicuro per ripagare il debito del finanziamento di un nuovo progetto, a cui il RECAI dedica un focus con il nuovo indice PPA aziendale.

Questi strumenti sono importanti per accelerare lo sviluppo delle rinnovabili in Italia e quindi di contribuire a raggiungere gli obiettivi nazionali.
Dal lato della domanda, le aziende interessate a sottoscrivere PPA sono ancora poche a causa della complessità di gestire contratti di lungo periodo e a prezzi fissi o quasi rispetto ad un mercato molto volatile. Tuttavia, sono invece sono più attive e dinamiche nella ricerca di PPA le utillity, grazie alla loro capacità di gestire meglio il rischio all’interno di portafogli grandi e differenziati.
Sul lato dell’offerta, c’è un forte interesse da parte degli sviluppatori; il mercato sta infatti dimostrando l’interesse e la capacità di proporre offerte a prezzo fisso con durate che si estendono fino a 10 anni. Non tutto però è andato a regime: per esempio permangano forti limiti per le aziende per quanto attiene alle procedure di autorizzazione per la costruzione di nuovi impianti che restano ancora lunghe.
