Energia

REPowerEU: ha mancato l’obiettivo di aumentare le rinnovabili!

Secondo la Corte dei conti europea (ECA), REPowerEU, il piano dell’UE per eliminare gradualmente le importazioni di combustibili fossili russi e accelerare la transizione all’energia pulita, ha avuto finora ha scarsa risonanza nelle politiche nazionali, e non sarà in grado di raggiungere gli obiettivi prefissati, essendo in forte sia sugli investimenti sia sulle rinnovabili.

–Il piano REPowerEU non dispone ancora di strumenti di governance efficaci che ne guidino l’attuazione.
–I finanziamenti UE hanno svolto un ruolo solo secondario nel porre fine alla dipendenza dal petrolio e dal gas russi.
–Non sono stati indotti sufficienti investimenti per accelerare la transizione all’energia pulita e rafforzare le connessioni transfrontaliere.

Sono gli aspetti principali dellaRelazione specialedal titolo “Per attuare il piano REPowerEU occorre una scossa” che la Corte dei conti europea (ECA) ha presentato il 9 settembre 2026, che evidenziala lentezza con cui procede, proprio quando gli scontri in Medio Oriente creano nuove minacce per la sicurezza energetica dell’Unione.

Studiato per eliminare gradualmente le importazioni di combustibili fossili russi e accelerare la transizione all’energia pulita, nell’insiemeREPower fatica a dare frutti. Finora ha avuto scarsa risonanza nelle politiche nazionali, dal momento che gliimpegni dei 27 Stati membri dell’UE non hanno raggiunto neanche un quinto dei 300 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi necessari per raggiungere gli obiettivi prefissati. Senza una forte scossa, pertanto, il REPowerEU non sarà in grado di concretizzare le ambizioni per cui era nato.

La Commissione UE aveva stimato che, entro il 2030, sarebbero stati necessari investimenti aggiuntivi per circa 300 miliardi di euro, che ha messo a disposizione tramite il fondo istituito per la ripresa post-COVID (RRF).Gli Stati membri potevano aggiungere ai propri piani per la ripresa appositi capitoli finalizzati a conseguire gli obiettivi di REPowerEU. Tuttavia, secondo la Corte,nel quadro di governance mancano strumenti efficaci per guidare l’attuazione del piano e tenere traccia in modo attendibile dei risultati.

“A quattro anni dal suo avvio, REPowerEU è in stallo, nonostante le varie centinaia di miliardi di euro messe a disposizione– ha dichiaratoMihails Kozlovs, il Membro della Corte dei conti europea responsabile della relazione –Dobbiamo trarre subito i giusti insegnamenti, poiché le nuove tensioni geopolitiche e il loro impatto sui mercati dell’energia evidenziano la necessità di accelerare la diversificazione e di evitare in futuro un’eccessiva dipendenza da un unico fornitore. È per questo che chiediamo sforzi coordinati per rilanciare il piano”.

All’indomani dell’adozione del Piano, l’ECA aveva espresso unPareresu richiesta della Commissione Bilancio del Parlamento europeo e pubblicato il 26 luglio 2022, con cui avvertivapotrebbe rivelarsi non all’altezza delle aspettative, sia per la mancanza di una scadenza specifica per la presentazione dei capitoli di spesa che per un finanziamento di spesa di 20 miliardi di euro rispetto ai 210 stimati.

Nella Relazione speciale, la Corte osserva cheREPowerEU ha trovato scarso riscontro nei Paesi dell’UE. Benché i piani nazionali per l’energia e il clima (PNEC) fossero tesi a guidare REPowerEU sul campo, di fatto non hanno incluso, per la maggior parte, azioni o obiettivi specifici a sostegno dei relativi. Inoltre,i Paesi dell’UE hanno impegnato solo 54,3 miliardi di euro dei 300 miliardi di euro messi a disposizione a tal fine nell’ambito del RRF. Secondo la Corte,uno scostamento così ampio indica o che il fabbisogno di investimenti è stato stimato in modo errato e gonfiato a dismisura, oppure che non si è capaci di tradurre gli obiettivi in azioni concrete. Sta di fatto che ilPiano sta mancando alcuni dei suoi obiettivi principali, avverte la Corte.

A seguito delle sanzioni dell’UE applicate alle importazioni di combustibili fossili russi, le importazioni di petrolio dalla Russia sono diminuite drasticamente nell’UE (anche se non è chiaro quanto petrolio russo sia importato attraverso altri paesi extra-UE o attraverso navi cisterna di “flotte ombra”). Anche le importazioni di gas sono diminuite (sebbene alcuni Paesi dell’UE abbiano in realtà importato più gas russo nel 2024 che prima dello scoppio della guerra in Ucraina). Tuttavia, gli auditor della Corte sottolineano che il calo delle importazioni di energia dalla Russia è riconducibile anche ad altri fattori, come il susseguirsi di inverni miti e consumi più bassi a causa dei rincari energetici. Ciò significa chel’impatto diretto del piano potrebbe essere più modesto di quanto non sembri a prima vista.

La Corte ha inoltre rilevato che REPowerEU, pur avendo certamente contribuito ad accelerare alcuni importanti progetti negli Stati membri,è servito ben poco ad aumentare la capacità di produzione di energie rinnovabili per accelerare la transizione verso l’energia pulita. Muovendo dagli obiettivi inclusi negli appositi capitoli del RRF, gli auditor della Corte hanno riscontrato che lacapacità di produzione di energie rinnovabili aggiuntiva creata è trascurabile e molto lontana dall’obiettivo di 103 GW. Altrettanto dicasi per l’interconnettività delle reti: per questo obiettivo, hanno individuato solo tre misure REPowerEU in due Stati membri (di queste misure2 riguardavano l’Italia: una di queste è stata successivamente ritirata e il restante rappresenta il 2,3 % dei costi stimati del capitolo REPowerEU dell’RRF). A giudizio della Corte, è questaun’ulteriore prova del fatto che REPowerEU deve ancora produrre un cambiamento così radicale quanto inizialmente promesso.

 

 

 

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