L’Istat ha presentato il Rapporto BES (Benessere Equo e Sostenibile) 2024 che valuta il progresso di una società non soltanto da un punto di vista economico, ma anche sociale e ambientale, e che, attraverso l’analisi di un ampio set di indicatori statistici di 12 domini, offre una lettura approfondita dei livelli, delle tendenze e delle disuguaglianze di benessere.
In Italia il benessere generale nel 2024 segna il passo con solo un terzo degli indicatori che evidenziano un miglioramento, mentre il 26,3% degli indicatori è su livelli peggiori e il 39,4%, la quota più consistente, risulta stabile. Permangono le differenze regionali e il gap di molti indicatori rispetto alla media UE.
È quanto emerge dalla XII edizione del “Rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile (BES) 2024” che l’Istat ha presentato il 13 novembre 2025 aprile 2024 nel corso di un Convegno scientifico dedicato.
Attraverso l’analisi di un ampio set di indicatori statistici (137 su 152) dei quali è possibile fare confronti, il Rapporto offre una lettura approfondita dei livelli, delle tendenze e delle disuguaglianze di benessere che si possono osservare nei 12 domini in cui si articola il framework BES: Salute; Istruzione e formazione; Lavoro e conciliazione dei tempi di vita; Benessere economico; Relazioni sociali; Politica e istituzioni; Sicurezza; Benessere soggettivo; Paesaggio e patrimonio culturale; Ambiente; Innovazione, ricerca e creatività; Qualità dei servizi. Le analisi approfondiscono inoltre le disuguaglianze tra i gruppi di popolazione, considerando, ove possibile, anche la combinazione di alcune caratteristiche socio-demografiche, quali sesso, età, territorio e titolo di studio.
“Il Rapporto di quest’anno analizza l’evoluzione dei profili di benessere in Italia, sia nel breve periodo sia nell’arco dell’ultimo decennio, evidenziando i progressi compiuti e le criticità ancora presenti – scrive nella prefazione al Rapporto BES il Presidente Istat, Francesco Maria Chelli – Ciascun Capitolo approfondisce le tendenze emerse nei diversi domini, con l’obiettivo di restituire la complessità dei fenomeni attraverso una comunicazione chiara e accessibile. Dall’analisi emerge che una parte consistente dei 137 indicatori per i quali è possibile il confronto con l’anno precedente risulta stabile (54 indicatori), poco più di un terzo (47 indicatori) migliora in modo significativo e un numero più basso (36) presenta livelli peggiori. Alcuni indicatori mostrano un andamento positivo sia nel lungo periodo sia nell’ultimo anno; per la maggior parte si tratta di quelli relativi ai domini Qualità dei servizi, Istruzione e formazione, Lavoro e conciliazione dei tempi di vita e Ambiente. Tuttavia, in alcuni casi i miglioramenti non sono ancora sufficienti a colmare la distanza dall’Unione europea. Dal punto di vista territoriale, permane un marcato divario tra le regioni del Centro-nord e quelle del Mezzogiorno, anche se i risultati nei diversi domini delineano talvolta configurazioni diverse di tali disparità”.

Poco più di un terzo (34,3%, 47 indicatori) dei 137 indicatori BES migliora in modo significativo; il 26,3% degli indicatori è su livelli peggiori (36) e il 39,4%, la quota più consistente, risulta stabile (54 indicatori).
Il quadro per dominio è variegato:
– migliorano 7 indicatori su 13 del dominio Lavoro e conciliazione dei tempi di vita, ma allo stesso tempo 5 peggiorano;
– il dominio Qualità dei servizi si divide tra 6 indicatori in miglioramento e 6 in peggioramento sui 16 totali;
– migliorano circa la metà degli indicatori di Istruzione e formazione.;
– In Sicurezza e Politica e istituzioni si osserva la maggiore quota di indicatori in peggioramento nell’ultimo anno.
Nel lungo periodo il quadro è più positivo: oltre la metà degli indicatori migliora (70 su 128),
solo 16 peggiorano, mentre per un terzo di essi non è possibile individuare una tendenza univoca. Tutti gli indicatori di Sicurezza migliorano, come anche oltre i tre quarti degli indicatori di Innovazione, ricerca e creatività, Politica e istituzioni e Benessere soggettivo. Nel dominio Relazioni sociali si rileva la maggiore quota di indicatori in peggioramento (4 su 9).
Per tutte le regioni del Nord e del Centro, escluso il Lazio, nell’ultimo anno disponibile, il 60% o più dei 134 indicatori regionali analizzati mostra livelli di benessere migliori della media Italia, con punte del 70% e oltre per le 2 Province autonome di Trento e Bolzano/Bozen, il Veneto e il Friuli-Venezia Giulia. Al contrario, in tutte le regioni del Mezzogiorno, a eccezione dell’Abruzzo, la maggioranza degli indicatori registra valori peggiori di quelli nazionali; in Campania e in Puglia ciò accade per più di sette indicatori su 10.
Confrontando gli andamenti per dominio, in Salute, Istruzione e formazione, Lavoro e conciliazione dei tempi di vita, Benessere economico, Relazioni sociali e Qualità dei servizi è piuttosto chiara la divisione tra le regioni del Centro-Nord (dove generalmente almeno la metà degli indicatori è su livelli migliori dell’Italia) e quelle del Mezzogiorno (generalmente in posizione arretrata rispetto all’Italia per almeno la metà degli indicatori)
Per i domini Paesaggio e patrimonio culturale e Innovazione, ricerca e creatività i risultati migliori si concentrano in poche regioni del Centro-Nord, mentre diverse altre regioni di questa stessa area registrano risultati peggiori di quelli nazionali per la metà o più degli indicatori.
La configurazione territoriale è diversa nei domini Politica e istituzioni, Sicurezza e Benessere soggettivo, nei quali si riscontrano risultati prevalentemente migliori o peggiori tanto per le regioni
centro-settentrionali quanto per le meridionali. In particolare, nel dominio Sicurezza sono in netto svantaggio le regioni in cui si trovano i contesti metropolitani più grandi: il Lazio, in modo particolare,
ma anche la Toscana, la Lombardia, la Campania e l’Emilia-Romagna.
Nel dominio Ambiente le differenze territoriali appaiono piuttosto sfumate, perché la maggior parte delle misure registra differenze piuttosto contenute rispetto all’Italia, anche se in alcune regioni si rilevano vantaggi e svantaggi piuttosto marcati per più di un indicatore.
Il confronto con l’Europa (media Ue27), possibile per 39 indicatori, 22 dei quali disponibili anche distinti per genere, mostra una situazione peggiore per l’Italia per 18 indicatori, migliore per 11 indicatori.
Rispetto al contesto europeo, l’Italia presenta significativi svantaggi nel mercato del lavoro, con un tasso di occupazione al 67,1%, 8,7 punti sotto la media UE27; il divario si accentua tra le donne, tra le quali il tasso scende al 57,4% in Italia (70,8% UE27). Particolarmente elevata è anche la forbice tra le persone che lavorano in part–time involontario (8,5% Italia; 3,2% UE27) soprattutto tra le lavoratrici (13,7% Italia;
4,8% UE27).
L’Italia è al di sotto della media Ue27 anche per alcuni indicatori del dominio Istruzione e Formazione, con solo il 31,6% dei 25-34enni laureati, contro il 44,1% nell’UE27 e il 66,7% delle persone di 25-64 anni che hanno conseguito il diploma di scuola secondaria di secondo grado (80,5% UE27).
Sul fronte dell’innovazione e della ricerca, l’Italia investe meno in ricerca e sviluppo (1,37% del Pil, contro il 2,22% dell’UE27). La percentuale di lavoratori con formazione universitaria nelle professioni
scientifico-tecnologiche è inferiore di 7,4 punti rispetto alla media europea (26,7% Italia vs 34,1% UE27).
Condizioni di benessere peggiori rispetto alla media dell’UE si osservano anche per alcuni indicatori del dominio Benessere economico; nel 2024 il rischio di povertà in Italia è al 18,9%, superiore alla media UE27 (16,2%). La disuguaglianza del reddito netto è anche più alta (5,5% Italia vs 4,7% UE27). Tuttavia, il sovraccarico del costo dell’abitazione colloca l’Italia in vantaggio, 3,1 punti percentuali al di sotto della media europea (8,2%); ciò avviene anche per gli indicatori relativi alla deprivazione materiale e sociale e alla difficoltà ad arrivare a fine mese.
Per i domini Salute e Sicurezza, l’Italia mostra risultati positivi rispetto alla media UE27 per la mortalità evitabile (17,6 rispetto a 25,8 per 10mila abitanti della media europea). La speranza di vita è di 84,1 anni, superiore alla media UE27 di 81,7 anni, e il tasso di omicidi è tra i più bassi d’Europa (0,6 rispetto
a 0,9 per 100mila abitanti in UE27).
