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Pomodori biofortificati per contrastare la carenza di vitamina D

Da uno studio condotto dall’Istituto di scienze delle produzioni alimentari del Cnr, in collaborazione con il John Innes Centre di Norwich e pubblicato sulla rivista Nature Plants, viene il progetto di una nuova linea di pomodori in grado di accumulare in tutti gli stadi di maturazione pro-vitamina D3, ovvero il precursore assumibile della Vitamina D.

Pomodori biofortificati per produrre vitamina D, la vitamina del sole, potrebbe essere un’innovazione semplice e sostenibile per affrontare un problema di salute globale.

Secondo alcune stime, circa il 40% della popolazione europea, il 26% di quella americana e il 20% di quella orientale sarebbe a rischio di carenza di vitamina D. La vitamina D3 è la forma più biodisponibile di vitamina D e viene prodotta nel corpo quando la pelle è esposta alla luce solare. In inverno e alle latitudini più elevate le persone hanno bisogno di assumere vitamina D nella loro dieta o integratori perché il sole non è abbastanza forte da consentire all’organismo di produrla naturalmente. La maggior parte degli alimenti tuttavia contiene poca vitamina D e le piante non ne sono generalmente ricche. Inoltre, gli studi condotti durante la pandemia di Covid-19 hanno rilevato che la carenza di vitamina D è correlata alla gravità della malattia. Per gli adulti, l’assunzione giornaliera raccomandata è di 10 ug.

Fonte: BioMed Central Public Health (Ally Roden)

Una ricerca Biofortified tomatoes provide a new route to vitamin D sufficiency” condotta dall’Istituto di scienze delle produzioni alimentari del Consiglio nazionale delle ricerche di Lecce (CNR-ISPA), in collaborazione con il John Innes Centre di Norwich (Gran Bretagna) e pubblicata il 23 maggio 2022 su Nature Plants, proponeuna nuova soluzione alimentare proprio con lo scopo di ridurre tale rischio: una nuova linea di pomodoro in grado di accumulare in tutti gli stadi di maturazione pro-vitamina D3, ovvero il precursore assumibile della Vitamina D.

L’assunzione quotidiana di questa importantissima vitamina può avvenire prevalentemente da fonti animali come latte, uova, olio di fegato di merluzzo e salmone – ha spiegato Angelo Santino del Cnr-Ispa, co-autore dello studio – Gli alimenti di origine vegetale non ne contengono, tranne alcuni funghi in grado di produrre pro-vitamina D2, che è tuttavia meno attiva rispetto alla pro-vitamina D3. La conversione da pro-vitamina D2 o D3 a vitamina D avviene esponendo la pelle alle radiazioni UV, che però in maniera prolungata e inadeguata può comportare rischi anche gravi come tumori della pelle. Inoltre, le persone anziane hanno spesso bassi livelli di assorbimento e di traslocazione di pro-vitamina D3/D2 a livello epidermico”.

I pomodori contengono naturalmente uno dei mattoni della vitamina D3, chiamato provitamina D3 o 7-deidrocolesterolo (7-DHC), nelle loro foglie a livelli molto bassi. La provitamina D3, normalmente non si accumula nei frutti di pomodoro maturi. I ricercatori hanno utilizzato l’editing genetico CRISPR-Cas9 per apportare modifiche al codice genetico delle piante di pomodoro in modo che la provitamina D3 si accumuli nel frutto.

Dai calcoli effettuati, il consumo di un paio di pomodori freschi al giorno di questa nuova linea di pomodoro potrebbe soddisfare in buona parte la dose giornaliera raccomandata di vitamina D – ha affermato Aurelia Scarano del Cnr-Ispa, l’altro co-autore italiano dello studio – Questa nuova linea di pomodoro è stata ottenuta grazie alle emergenti tecnologie di editing del genoma che si stanno imponendo in molti dei campi delle scienze, da quelle biomediche a quelle agroalimentari. Grazie a queste nuove tecnologie, e più precisamente all’utilizzo del sistema CRISPR/Cas9, è stato possibile introdurre in maniera estremamente specifica una piccola modifica in un gene di pomodoro, il gene che codifica per l’enzima 7-deidrocolesterolo reduttasi 2, coinvolto nella conversione della provitamina D3 a colesterolo senza intaccare in alcun modo altre regioni del genoma. Dopo due generazioni successive, si sono ottenute piante che presentano solo una piccola mutazione stabile e prive di alcun tipo di transgene. Con questa tecnologia abbiamo ottenuto importanti quantitativi di pro-vitamina D3 nei frutti delle nuove linee di pomodoro. Inoltre il trattamento dei pomodori di questa linea con luce UV è stato in grado di convertire la pro-vitamina D3 in vitamina D, aprendo nuove prospettive per la produzione di pomodori in grado di fornire direttamente la vitamina attiva”.

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