Un rapporto redatto dalle società di consulenza globali Eunomia e Systemiq ha quantificato l’impatto ambientale e finanziario della plastica monouso nei settori sanitari europei e nordamericani in 7 categorie di prodotti, mettendo in evidenza come nel 2023 abbiano generato oltre 2 milioni di tonnellate di rifiuti e creato emissioni per oltre 9 milioni di tonnellate di CO2, proponendo 5 strategie di economia circolare che potrebbero ridurre i rifiuti di plastica monouso del 53% entro il 2040.
La plastica è essenziale per l’assistenza sanitaria moderna, consentendo cure sicure, sterili e affidabili in ospedali, cliniche e strutture comunitarie. Dai guanti e camici alle sacche per flebo, dagli imballaggi ai dispositivi rigidi, contribuisce alla prevenzione delle infezioni e alla sicurezza dei pazienti. Tuttavia, il suo diffuso utilizzo monouso ha conseguenze importanti: aumento dei rifiuti, aumento delle emissioni di gas serra (GHG) e aumento dei costi.
A sottolinearlo è ilRapporto“A prescription for change. Rethinking plastics use in healthcare to reduce waste, greenhouse gas emissions and costs” (Una ricetta per il cambiamento: ripensare l’uso della plastica nell’assistenza sanitaria per ridurre gli sprechi, le emissioni di gas serra e i costi) pubblicato il 10 settembre 2025 e redatto dalle società di consulenza globali per la sostenibilitàEunomiaeSystemiq, con il supporto finanziario diTakeda Pharmaceuticals, che quantifica gli impatti ambientali e finanziari della plastica monouso in 7 categorie di prodotti ad alto volume:sacchetti di fluidi e tubi (23%),guanti (21%),dispositivi rigidi (15%),imballaggi per dispositivi rigidi (14%),dispositivi di protezione individuale(11%), imballaggi (8%)esalviette (8%).
L’’Healthcare Plastics Recycling Council (HPRC), il Consorzio tecnico privato di aziende operanti nei settori sanitario, del riciclo e della gestione dei rifiuti, che si impegna a migliorare la riciclabilità dei prodotti e degli imballaggi in plastica nel settore sanitario, nel 2020 laplastica utilizzata in ambito sanitario rappresentava circa il 5% dei rifiuti plastici globali. Questa forte dipendenza dalla plastica deriverebbe da un insieme di fattori, tra cui ilbasso costo dei materiali vergini, irequisiti di sterilità clinica, leesenzioni normative, laframmentazione della responsabilità del sistemae lacrescente domanda procedurale e demografica.
Secondo il Rapporto, nel2023 l’assistenza sanitaria in Europa e Nord America ha generato 2,1 milioni di tonnellate di rifiuti plastici e 9,3 milioni di tonnellate di CO2 eq. e senza alcun intervento queste cifre potrebbero crescere del 35-40% entro il 2040. Peraltro,la maggior parte di questa plastica viene smaltita in discarica o tramite incenerimento, mentregran parte di questo materiale è incontaminato e riciclabile.

“L’assistenza sanitaria è diventata eccessivamente dipendente dalla plastica usa e getta– ha dichiaratoYoni Shiran, partner e responsabile delle materie plastiche di Systemiq e co-autore del rapporto –Progettando i prodotti e gli appalti attorno ai principi dell’economia circolare possiamo proteggere i pazienti, salvaguardare i budget e costruire resilienza contro gli shock futuri. In un momento in cui i bilanci pubblici sono sotto enorme pressione, una gestione più saggia della plastica nel settore sanitario presenta l’opportunità di utilizzare la spesa pubblica in modo più efficiente”.
Il rapporto rivela che, in assenza di interventi,i volumi annuali di rifiuti di plastica in ambito sanitario e le emissioni di gas serra (GHG) potrebbero aumentare del 35-40% entro il 2040, facendo aumentare i costi per gli ospedali e i sistemi sanitari in Europa e Nord Americafino a oltre 76 miliardi di dollari all’anno.
Per affrontare questo problema, vengono evidenziate 5 Strategie pratiche e basate sull’evidenza economica per l’economia circolare che ospedali e fornitori possono adottare fin da subito:
–Rifiutare e ridurre l’uso non necessario(ad esempio l’uso eccessivo di guanti).
–Riutilizzare alternative sicure e durevoli come camici, vassoi e mascherine.
–Sostituire con materiali a base di carta o compostabili dove c’è sicurezza.
–Migliorare il riciclaggio attraverso una migliore progettazione e separazione.
–Acquistare plastica a basse emissioni di gas serra da fonti biologiche o derivate dalla cattura e stoccaggio del carbonio.
“Questo rapporto presenta la prova più solida finora per spronare la comunità sanitaria mondiale ad agire con urgenza sui rifiuti di plastica– ha dichiaratoPallavi Madakasira, Consulente di gestione presso Eunomia e co-autrice del Rapporto– Offre una serie comune di interventi prioritari e una tabella di marcia basata sui dati per accelerare i progressi. Soprattutto, dimostra che soluzioni sicure, comprovate e convenienti sono già a portata di mano“.
C’è da aggiungere che, oltre agli aspetti ambientali ed economici, l’uso e la diffusione della plastica negli ambienti ospedalieri sarebbe anche pericoloso da un punto di vista sanitario. UnoStudiocondotto dalla Brunel University di Londra ha rilevato che un ceppo diPseudomonas aeruginosa, batterio che provoca infezioni soprattutto in strutture ospedaliere e che èresistente agli antibiotici, è in grado di digerire il policaprolattone (PCL) utilizzato in suture, stent e reti chirurgiche, trasformando ilpolimero in cibo, e persistere più a lungo sulle superfici dei reparti.
