3 Ottobre 2022
Circular economy Inquinamenti e bonifiche Territorio e paesaggio

Plastica: allarme dell’OCSE per il riciclo globale del 9%.

Un Rapporto dell’OCSE, presentato alla vigilia dell’UNEA-5, offre per la prima volta una panoramica completa dell’attuale produzione, uso e produzione di rifiuti della plastica, insieme a una valutazione dei fattori economici sottesi e dei relativi impatti ambientali a livello globale, come le perdite di plastica nell’ambiente e le emissioni di gas serra, indicando anche le misure da intraprendere per piegare la crescita di questa pervasiva minaccia.

Sempre più studi e petizioni si sono succedute in queste ultime settimane per sollecitare la comunità internazionale ad intraprende azioni efficaci contro l’inquinamento della plastica, tra cui la proposta di un trattato internazionale giuridicamente vincolante da discutere alla prossima Assemblea Ambiente delle Nazioni Unite (UNEA-5) in programma a Nairobi (28 febbraio – 2 marzo 2022), l’organo decisionale più importante in tema di ambiente.

Tra gli ultimi contributi, uno dei più rilevanti per l’autorevolezza della redazione, quello pubblicato il 22 febbraio 2022 dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) con il titolo “Global Plastics Outlook: Economic Drivers, Environmental Impacts and Policy Options” su produzione, uso e smaltimento della plastica a livello globale, che conferma come crescita della popolazione, unita a un reddito disponibile più elevato, ha portato la produzione di plastica a raddoppiare tra il 2000 e il 2019, raggiungendo 460 milioni di tonnellate.

Si può gestire solo ciò che si può misurare – ha affermato Shardul Agrawala, a capo della Divisione Ambiente ed Integrazione Economica presso la Direzione Ambiente dell’OCSEe co-autore del Rapporto – Quanti sono 460 milioni di tonnellate?  Questo è il peso di 45.000 Tour Eiffel, solo per metterlo in prospettiva. In termini di crescita, l’uso della plastica ha superato la crescita economica del 40% negli ultimi due decenni“.

Conseguentemente, sono raddoppiati anche i rifiuti di plastica che hanno raggiunto a 353 milioni di tonnellate, di cui quasi i due terzi provengono da materie plastiche con una durata inferiore ai 5 anni, per il 40% da imballaggi, il 12% da beni di consumo e l’11% da abbigliamento e tessuti.

Immagine: La dispersione globale di macro e microplastiche nell’ambiente (Fonte: OCSE)

L’OCSE osserva che la plastica ha un’impronta di carbonio significativa, contribuendo al 3,4% delle emissioni globali durante il loro ciclo di vita. Nel 2019, la plastica ha generato 1,8 Gigatonnellate (Gt) di emissioni di gas serra, di cui il 90% proveniente dalla loro produzione e conversione da combustibili fossili.

Solo il 9% dei rifiuti di plastica viene riciclato (il 15% viene raccolto per il riciclaggio ma il 40% viene smaltito come residuo). Un altro 19% viene incenerito, il 50% finisce in discarica e il 22% elude i sistemi di gestione dei rifiuti e finisce in discariche incontrollate, viene bruciato a cielo aperto o finisce in ambienti terrestri o acquatici, soprattutto nei paesi più poveri. 

La maggior parte dell’inquinamento da plastica deriva da raccolta e smaltimento inadeguati di rifiuti più grandi noti come macroplastiche, ma anche dalla diffusione delle microplastiche (polimeri sintetici di diametro inferiore a 5 mm) che derivano dal deterioramento di prodotti industriali, tessuti sintetici, segnaletica orizzontale e usura degli pneumatici.

Quasi la metà di tutti i rifiuti di plastica viene generata nei paesi dell’OCSE (38 paesi sviluppati che hanno in comune l’economia di mercato). La produzione dei rifiuti di plastica pro capite varia dai 221 kg negli Stati Uniti e i 114 kg nei paesi europei dell’OCSE, ai 69 kg. di Giappone e Corea.  paesi dell’OCSE sono responsabili del 14% delle perdite complessive di plastica, al cui interno le macroplastiche rappresentano l’11% e il 35% quelle di microplastiche.

Nel 2019, i rifiuti di plastica finiti in ambiente acquatico sono stati pari a 6,1 milioni di tonnellate (Mt) e 1,7 Mt sono sfociati negli oceani. Attualmente ci sono circa 30 Mt di rifiuti di plastica nei mari e negli oceani, come ha rilevato il recente Rapporto del WWF e altri 109 Mt si sono accumulati nei fiumi. L’accumulo di plastica nei fiumi implica che le perdite nell’oceano continueranno per decenni a venire, anche se i rifiuti di plastica gestiti in modo errato potrebbero essere notevolmente ridotti.

Il rapporto dell’OCSE osserva che la crisi del COVID-19 ha determinato una diminuzione del 2,2% dell’uso della plastica nel 2020 a causa del rallentamento delle attività economiche, ma un aumento dei rifiuti di imballaggi per cibo da asporto e delle attrezzature mediche in plastica, come le mascherine. Con la ripresa delle attività economiche nel 2021, anche il consumo di plastica è rimbalzato.

La maggior parte delle materie plastiche in uso oggi sono plastiche vergini o primarie, ottenute da petrolio greggio o gas. La produzione globale di plastica da plastica riciclata – o secondaria – è più che quadruplicata da 6,8 milioni di tonnellate (Mt) nel 2000 a 29,1 Mt nel 2019, ma questa è ancora solo il 6% della dimensione della produzione totale di plastica. È necessario fare di più per creare un mercato separato e ben funzionante per la plastica riciclata, che è ancora considerata un sostituto della plastica vergine. La definizione di obiettivi di contenuto riciclato e l’investimento in tecnologie innovative di riciclaggio potrebbero contribuire a rendere i mercati secondari più competitivi e redditizi.

Divieti e tasse sulla plastica monouso esistono in più di 120 paesi, ma non stanno producendo significative riduzioni dell’inquinamento. La maggior parte delle normative si limita a articoli come i sacchetti di plastica, che costituiscono una piccola parte dei rifiuti di plastica e sono più efficaci nel ridurre i rifiuti che nel limitare il consumo di plastica. Le tasse sulle discariche e sull’incenerimento che incentivano il riciclaggio esistono solo in una minoranza di paesi. Le prospettive invitano a un maggiore utilizzo di strumenti quali i regimi di responsabilità estesa del produttore per imballaggi e beni durevoli, le tasse sulle discariche, il rimborso del deposito e i sistemi Pay-as-You-Throw.

Una tabella di marcia per politiche di uso più circolare della plastica può comportare un approccio graduale (Fonte: OCSE)

L’UE si è posta l’obiettivo di produrre e utilizzare 10 milioni di plastica riciclata al 2025, lanciando nel 2018 l’Alleanza per la plastica riciclata (CPA) che proprio in questa settimana ha definito le azioni e misure da intraprendere per sbloccare il potenziale per un maggiore assorbimento della plastica riciclata e raggiungere l’obiettivo prefissato..

La riduzione dell’inquinamento da plastica richiederà secondo l’OCSE anche un’azione e una cooperazione, anche attraverso l’innovazione, una migliore progettazione dei prodotti e lo sviluppo di alternative rispettose dell’ambiente, nonché sforzi per migliorare la gestione dei rifiuti e aumentare il riciclaggio.

Considerando le catene del valore globali e il commercio di materie plastiche, l’allineamento degli approcci di progettazione e la regolamentazione delle sostanze chimiche sarà fondamentale per migliorare la circolarità della plastica. Un approccio internazionale alla gestione dei rifiuti dovrebbe portare a mobilitare tutte le fonti di finanziamento disponibili, compresi gli aiuti allo sviluppo, per aiutare i paesi a reddito medio e basso a far fronte a costi stimati di 25 miliardi di euro all’anno per migliorare le infrastrutture di gestione dei rifiuti.

L’OCSE è pronta ad assistere i governi nell’effettuare questa transizione progettando, sviluppando e fornendo politiche migliori per eliminare gli impatti ambientali negativi della produzione di plastica e, in definitiva, avere oceani e fiumi privi di plastica per le generazioni future – ha affermato – ha affermato il segretario generale dell’OCSE, Mathias CormannPoiché le sfide associate alla produzione di plastica, in particolare le crescenti perdite e le emissioni di gas serra, sono di natura transfrontaliera, sarà anche fondamentale che i paesi rispondano alla sfida con soluzioni coordinate e globali“.

Indipendentemente dal fatto che un Trattato internazionale si concretizzi o meno, il rapporto dell’OCSE definisce una serie di interventi politici interconnessi che i responsabili politici nazionali e regionali potrebbero comunque intraprendere per aiutare ad affrontare la minaccia pervasiva e in continua crescita dell’inquinamento da plastica.   

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