2 Giugno 2023
Cambiamenti climatici Salute

Pandemia e cambiamenti climatici: sono entrambi urgenti da contrastare

Uno studio dell’Istituto sull’inquinamento atmosferico e dell’Istituto di scienze del patrimonio culturale del CNR mostra come la pandemia e cambiamenti climatici, apparentemente diversi, abbiano invece dinamiche simili e come dall’attuale crisi possano essere tratte lezioni importanti per affrontare quelle ipotizzabili nel futuro.

Lo scorso agosto Bill Gates sul suo blog ha postato “Il Covid-19 è orribile, ma i cambiamenti climatici potrebbero essere peggiori”. Come è stato ampiamente divulgato e anche da noi ricordato, il fondatore di Microsoft Corporation nel suo intervento ai Ted (Technology Entertainment Design) Talks statunitensi del 2015 aveva preannunciato che il pericolo immediato per l’umanità non sarebbe derivato da una guerra, ma dall’esplodere di una epidemia, esponendo le necessarie misure di prevenzione, comprese le adeguate e specifiche attrezzature ospedaliere. Nonostante questo avvertimento pubblico, come abbiamo dovuto sperimentare, non è stato fatto nulla per contrastare l’evento che anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dava per certo.

Se vuoi capire quali danni infliggeranno i cambiamenti climatici, osserva quelli prodotti dal Covid-19 e dilatali per un periodo di tempo molto più lungo – ha scritto Gates – La perdita di vite umane e la miseria economica causate da questa pandemia sono pari a quelle che accadranno regolarmente se non eliminiamo le emissioni di carbonio del mondo […] Il punto chiave non è quanto saranno disastrosi i cambiamenti climatici,  bensì se avremo imparato le lezioni del Covid-19 in modo da affrontare i cambiamenti climatici più informati sulle conseguenze dell’inazione e più preparati a salvare vite umane e prevenire il peggior risultato possibile. L’attuale crisi globale può informare la nostra risposta alla prossima”.

Lo studio Perception and risk of Covid-19 and climate change: investigating analogies in a common framework, pubblicata su Global Sustainability, rivista open access, edita dalla Cambridge University Press, che pubblica ricerche, recensioni e commenti originali interdisciplinari sulla sostenibilità globale, e condotta da Antonello Pasini e Fulvio Mazzocchi, ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche afferenti rispettivamente all’Istituto sull’inquinamento atmosferico (Cnr-Iia) e all’Istituto di scienze del patrimonio culturale (Cnr-Ispc), analizza le evoluzioni temporali e il rischio dei due fenomeni, permettendo di trarre dalla crisi attuale lezioni importanti per affrontare quelle ipotizzabili nel futuro.

I ricercatori hanno valutato la correttezza di una percezione che vede l’evoluzione climatica lenta e non così critica ed urgente come quella pandemica, giungendo alla conclusione che dai due fenomeni emergono analogie inaspettate.

L’articolo analizza le evoluzioni temporali della pandemia da Covid-19 e dei cambiamenti climatici e, tramite una semplice equazione, esplora qualitativamente il rischio associato a queste dinamiche– ha spiegato Pasini del Cnr-Iia – Ci sono notevoli differenze nei tempi di evoluzione dei due fenomeni (un aspetto che influisce sulla percezione della loro relativa gravità), ma è anche evidente come in entrambi i casi, pur partendo da numeri piccoli, essi registrino una crescita consistente se lasciati evolvere senza agire: rapidissima (esponenziale) nel caso della pandemia, in forte aumento (non lineare) nel caso delle temperature derivanti dallo scenario di emissioni Business As Usual (BAU)”.

Inoltre, entrambi i fenomeni sono connotati da una certa inerzia, che porta a riscontrare i risultati delle nostre azioni di contrasto solo dopo un certo periodo di tempo. Per la pandemia, l’inerzia è connessa al periodo di incubazione del virus, per il sistema climatico dipende dal lungo tempo di permanenza dell’anidride carbonica in atmosfera e al riscaldamento, lento ma inesorabile, degli oceani.

Se oggi attuiamo un lockdown, vedremo i risultati tra 10-15 giorni; se adesso cominciamo a ridurre in maniera significativa e duratura le nostre emissioni di gas serra, i risultati li vedremo tra 20-30 anni – ha continuato Pasini – In entrambi i casi, quindi, è necessario agire in anticipo. Abbiamo poi analizzato più a fondo un’equazione del rischio (prodotto di tre fattori: Pericolosità × Vulnerabilità × Esposizione), che descrive in maniera unitaria quelli per l’uomo che vengono dal Covid-19 e dagli eventi estremi di carattere climatico. Nello specifico, si vede quali siano le nostre possibilità di azione per diminuire questi rischi. Per il Covid-19, in attesa del vaccino o di una terapia efficace e di altri cambiamenti a medio e lungo termine, oggi possiamo agire soprattutto su un fattore dell’equazione, diminuendo la nostra esposizione ai contatti con potenziali infetti. Per gli impatti dei cambiamenti climatici possiamo invece intervenire su tutti i fattori di rischio: sviluppare misure per contrastare il riscaldamento globale da cui dipende l’incremento di frequenza e intensità degli eventi più violenti, armonizzare la nostra presenza sul territorio, rendendolo meno vulnerabile, e ridurre la nostra esposizione con una maggiore cultura del rischio”.

L’applicazione ad entrambe dell’equazione del rischio fornisce prospettive diverse di analisi che possono risultare utili soprattutto a livello di policy, mostrando che sono necessari non solo interventi a breve termine, ma anche strategie a lungo termine che comportano alcuni cambiamenti strutturali. Più specificamente, mostra anche che, se i cambiamenti climatici sono probabilmente più critici e duraturi della crisi del Covid-19, abbiamo ancora, almeno attualmente, più opzioni per ridurne il relativo rischio.

Con il Covid-19 stiamo agendo in piena emergenza, perché i tempi sono strettissimi – ha aggiunto Mazzocchi del Cnr-Ispc – Con i cambiamenti climatici, la cui evoluzione sembra più lenta, potremmo pensare di procedere con maggiore calma, ma va considerato che anche l’inerzia e i tempi di ritardo delle nostre azioni in questo caso sono maggiori. Inoltre, gli impatti dei cambiamenti climatici si estendono a tutti i settori che sostengono la vita sul Pianeta e, per contrastarli, occorrono sia interventi immediati, sia cambiamenti strutturali che hanno tempi di qualche decennio. Anche in questo caso è quindi necessario agire fin da ora. La scienza permette di comprendere le evoluzioni temporali di questi fenomeni e di suggerire politiche tempestive e di sensibilizzazione. Per la pandemia gli interventi si sono concentrati principalmente sull’esposizione. Per la crisi climatica la buona notizia è che abbiamo la possibilità di agire per tempo su tutti i fattori, per evitare che la situazione ci sfugga di mano”.

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