27 Maggio 2022
Acqua Cambiamenti climatici Mari e oceani

Oceani: riscaldamento record nel 2021, ma anche nel Mediterraneo

I ricercatori italiani di INGV e ENEA che hanno partecipato allo Studio sul riscaldamento degli oceani appena pubblicato su “Advances in Atmospheric Sciences”, con una nota congiunta sottolineano che la situazione è anche più allarmante per quanto riguarda il Mediterraneo.

Sulla Rivista Advances in Atmospheric Sciences è stato pubblicato l’11 gennaio 2022 lo Studio Another Record: Ocean Warming Continues through 2021 despite La Niña Conditions”, condotto da un gruppo internazionale di 23 ricercatori di 14 istituzioni, tra cui Simona Simoncelli dell’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, e Franco Reseghetti di ENEA (Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile),e realizzato utilizzando i dati disponibili al 31 dicembre 2021, ma che contiene anche una revisione degli anni precedenti, sulla base delle nuove conoscenze acquisite nel frattempo.

Lo studio attesta che 2021 le temperature dell’Oceano hanno segnato un nuovo record, raggiungendo i valori più caldi mai misurati per il sesto anno consecutivo, nonostante l’influenza esercitata nel corso dell’anno da La Niña, una delle fasi della circolazione atmosferica globale, che determina il raffreddamento della superficie dell’Oceano Pacifico.

Con una nota congiunta di INGV ed ENEA, i due ricercatori italiani sottolineano che la situazione del Mediterraneo è ancora più allarmante, se i dati dello Studio vengono affiancati da quelli del monitoraggio nel 2021 della temperatura nei mari Ligure e Tirreno, nell’ambito del progetto MACMAP (A Multidisciplinary Analysis of Climate change indicators in the Mediterranean And Polar regions), coordinato dall’INGV, a cui partecipa l’ENEA. Dal 1999, sfruttando navi commerciali che percorrono la rotta tra Genova e Palermo, sono stati acquisiti dati di temperatura che hanno consentito di analizzare le variazioni termiche nel tempo.  Partner fondamentale di questa attività è la compagnia di navigazione italiana GNV S.p.A. (Grandi Navi Veloci) dalle cui navi vengono lanciate le sonde che misurano la temperatura.

È molto importante sottolineare che l’Oceano assorbe poco meno di un terzo della CO2 emessa dall’uomo, ma il riscaldamento delle acque riduce l’efficienza di questo processo, lasciandone una percentuale maggiore in atmosfera – ha sottolineato Simona Simoncelli – Il monitoraggio e la comprensione di come evolvono nelle acque oceaniche la componente termica e quella legata alla CO2, sia individualmente che in sinergia, sono molto importanti per giungere ad un piano di mitigazione che rispetti gli obbiettivi approvati per limitare gli effetti del cambiamento climatico. Ad esempio, in conseguenza del riscaldamento delle acque degli oceani (tralasciando l’apporto dell’acqua di fusione dei ghiacciai), sta aumentando il volume e quindi il livello del mare con ripercussioni drammatiche per gli atolli del Pacifico e stati insulari come le isole Maldive ma anche per le nostre aree costiere. Inoltre, acque degli oceani sempre più calde creano le condizioni per tempeste e uragani sempre più violenti e numerosi, abbinati a periodi di caldo esasperato in zone sempre più estese. E, tutto questo, senza considerare gli effetti biologici: l’acqua più calda è meno ricca in ossigeno influisce sulla catena alimentare, così come acqua con acidità più elevata ha effetti anche pesanti sulle forme viventi.”

Durante l’ultima campagna di rilevamento dati, a metà dicembre 2021, sono rimasto prima sconcertato e poi sempre più sconfortato dai dati che comparivano sul monitor del sistema di acquisizione – ha affermato Franco Reseghetti – Nel mar Tirreno trovavo l’isoterma T = 14 °C quasi sempre sotto i 700 m, talvolta anche intorno a 800 m, valori di profondità che mi hanno sorpreso. In pratica ha iniziato a scaldarsi in modo evidente anche una zona più profonda rispetto al passato. Ho ricontrollato a lungo questi dati di dicembre con Simona Simoncelli, cercando conferme anche in dataset ottenuti da altri strumenti di misura nella medesima area e nel medesimo periodo. Ma purtroppo i nostri risultati erano in buon accordo con gli altri e l’unica conclusione è stata: c’è un nuovo record (anche se ne avremmo fatto volentieri a meno)”.




Temperature registrate con sonde XBT da navi di opportunità lungo la tratta MX04 Genova-Palermo nel periodo 1999–2021: (a) anomalie di temperatura tra la superficie e 800 metri di profondità ottenute sottraendo la corrispondente media mensile 1999-2021 da ciascuna campagna; (b) anomalie di temperatura tra la superficie e 800 metri di profondità ottenute sottraendo la corrispondente media mensile IAP/CAS 1981–2010 da ciascuna campagna;(c) valori medi di temperatura e relativa tendenza lineare nello strato delle acque intermedie 150-450 m; (d) mappa di distribuzione dei campionamenti nel Mar Ligure e Tirreno (Fonte ENEA)

Questa acqua calda ha iniziato ad ‘invadere’ il Tirreno da sud, partendo dalle isole Egadi e la costa nord-ovest della Sicilia, e ha proseguito verso nord, interessando una zona di mare sempre più ampia e a profondità crescenti – ha proseguito Reseghetti – Purtroppo per il 2022 non siamo in grado di fornire previsioni, anche se la strada intrapresa negli ultimi anni dal mar Mediterraneo sembra abbastanza chiara con valori sempre crescenti di energia presente nelle sue acque che rimane a disposizione per l’interazione con l’atmosfera dando sempre più spesso origine ad episodi meteo estremi come ondate di calore e violenti fenomeni precipitativi sconosciuti in precedenza in queste zone. Il 2021 è stato un manifesto di tutto questo: il caldo in Sicilia ad agosto, la pioggia in Liguria, i ‘medicanes’, gli uragani del Mediterraneo a fine novembre ancora in Sicilia, solo per fare un esempio”.

Più nel dettaglio, le serie temporali delle temperature nel Mediterraneo mostrano aumenti più intensi rispetto a quelli osservati alle medesime profondità intermedie in altre zone dell’oceano globale.

Dalla primavera 2013, constatiamo un riscaldamento progressivo nello strato tra 150 e 450 m di profondità (ma i valori di temperatura sono in aumento anche a profondità maggiori), con una crescita ancora più evidente tra il 2014 e il 2017, seguita da un leggero calo nel 2018-2019 e una risalita ulteriore nel 2021 – ha sottolineato Simoncelli – Per i mari Tirreno e Ligure, nel periodo 1999-2021 la variazione di temperatura è stata pari a 0.028 °C/anno, coerente con quanto registrato nel Canale di Sicilia dalla strumentazione CNR che acquisisce valori dal 1993. Nei loro dati l’aumento della temperatura è stimato in 0.026°C/anno su tutto il periodo, ma con una crescita di 0.034 °C/anno dopo il 2011. Nei nostri dati complessivamente la variazione media della temperatura nello strato 150-450 m è di circa 0.6 °C (passando da 13.8 °C a 14.4 °C)”.

Questo ulteriore riscaldamento, che può essere visto come indicatore del perdurare del cambiamento climatico – hanno concluso i due ricercatori – è arrivato, per ironia della sorte, al termine del primo anno del ‘Decennio del Mare,  l’iniziativa indetta dalle Nazioni Unite per mobilitare tutti i settori della società civile e promuovere un cambiamento radicale nel modo in cui studiamo e gestiamo l’oceano, per uno sviluppo realmente sostenibile che preservi un buono stato ambientale dell’ecosistema e di tutte le risorse che l’oceano ci fornisce”.

Foto di copertina: Joshua Scott, U.S. Navy Petty Officer 3rd Class

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